«Enanchet. Dottrinale franco-italiano del XIII secolo sugli stati del mondo, le loro origini e l'amore», Edizione, traduzione e commento a c. di Luca Morlino, Padova, Esedra editrice, 2017

Davide Battagliola
2018
Enanchet. Dottrinale franco-italiano del XIII secolo sugli stati del mondo, le loro origini e l'amore, Edizione, traduzione e commento a c. di Luca Morlino, Padova, Esedra editrice, 2017, 477 pp. Da tempo si attendeva una nuova edizione dell'Enanchet, opera che rappresenta probabilmente la manifestazione piú antica della letteratura franco-italiana. A distanza di otto anni dalla sua tesi di dottorato (Morlino 2009), Luca Morlino pubblica un volume che costituisce sotto molteplici punti di vista
more » ... lici punti di vista un notevole passo avanti rispetto all'edizione curata da Werner Fiebig (Fiebig 1938) e basata sul solo codice 2585 della Österreichische Nationalbibliothek di Vienna (W). Già dalle prime pagine dell'introduzione si comprendono le ragioni che giustificano, dopo quasi ottant'anni, una nuova edizione. In primo luogo, la possibilità di avvalersi di un nuovo testimone, il codice MR 92 della Nacionalna i Seučilišna Kjižnica di Zagabria (Z), segnalato per la prima volta da Valentin Putanec (Putanec 1948); in secondo luogo, una migliore comprensione delle varie fonti mediolatine utilizzate dall'autore: spesso frettolosamente considerato una mera traduzione del De amore di Andrea Cappellano, l'Enanchet attinge in realtà a numerose fonti mediolatine, quali la Rota Veneris e il Boncompagnus di Boncompagno da Signa 1 e la Historia scholastica di Pietro Comestore. Particolarmente notevole appare la stretta affinità tra la prima parte del dottrinale e la rassegna dedicata agli stati del mondo presente nel Libro di varie storie di Antonio Pucci, per cui sarebbe ipotizzabile una fonte mediolatina comune. Per quanto riguarda invece il debito dell'Enanchet nei confronti della Rota Veneris e del Boncompagnus, Morlino considera tale dipendenza come una delle spie di un'origine italiana dell'opera, dal momento che l'ipotesi di una composizione in Francia dovrebbe presupporre «una precoce diffusione transalpina, altrimenti ignota, di due diversi scritti di Boncompagno, peraltro raramente associati in unico codice nella tradizione superstite» (p. 16). Si sottolinea la scelta innovativa di comporre un'opera didattica in prosa in anni in cui, anche per la scarsità dei modelli di riferimento, era decisamente piú consueto ricorrere al verso, aspetto che rende particolarmente degna d'interesse questa «eccezione non epica» della letteratura franco-italiana. 2 Altra questione affrontata dallo studioso è la possibilità che l'Enanchet non sia il frutto dell'adattamento di varie opere mediolatine ma che costituisca invece «il volgarizzamento di una compilazione mediolatina preesistente» (p. 23). Morlino offre interessanti spunti di riflessione, pur manifestando la consapevolezza del fatto che si tratta di una questione destinata a rimanere aperta, almeno
doi:10.13130/2282-7447/11075 fatcat:wlzw65jgtvf2vmnyiwubmhedt4