V. Stipulatio ed instrumentum nel Diritto giustinianeo

Salvatore Riccobono
1922 Zeitschrift der Savigny-Stiftung fur Rechtsgeschichte. Romanistische Abteilung  
Authenticated Download Date | 7/28/15 11:31 PM della verità delle scritture 'tales scripturas omnifariam esse credendas'. E questa presunzione ne involge un' altra, quella della presenza immediata delle parti, che non può essere contestata: si tarnen in eadem civitate utraque persona in eo die commanet. Su questo punto il legislatore, edotto dall' esperienza, è quanto mai esplicito : satis utile est .... praesentes esse personas adscribí, cioè ritenerle presenti quantunque non lo siano, essendo
more » ... n lo siano, essendo a persone di grande dignità o a donne disdicevole mostrarsi dovunque. I due requisiti: pronuntiatio verborum e praesentia erano naturalmente inscindibili nel diritto classico, ma venuto meno il primo, per l'uso delle scritture nella pratica del Basso Impero, anche l'altro requisito, che dal primo dipendeva, perdette qualsiasi importanza. Queste sono constatazioni di fatto che si rinvengono nelle leggi di Giustiniano ; onde gl' interpreti che hanno voluto perpetuare i requisiti classici della stipulatio, specie la pronunzia di parole e la presenza delle parti, si preclusero la via a intendere l'evoluzione dell' istituto ed il significato della Compilazione. E rispetto alla praesentia, poi, è sufficiente osservare che un requisito fittizio, di cui non è ammessa la prova in contrario di fronte al documento, se non con un limite rigoroso, non potrà mai essere considerato come forma dell' atto di stip. La dimostrazione, dunque, quanto ai requisiti formali della stipulatio del nuovo diritto, la ritengo completa e con risultato affatto negativo. Essa ha tanto più valore perchè condotta seguendo la trama delle discussioni e dei dubbi degli antichi, che restano sempre i migliori conoscitori del Corpus iuris. Ma per altro rispetto alla forma i più recenti scrittori vengono allo stesso risultato. Essi insegnano già che per la stip. è sufficiente il consenso delle parti e che non è necessaria la pronunzia di parole. 1 ) Il Windscheid chiede se si possa dire, nell' ultima fase del dir. rom., che la stip. abbia una forma. 2 ) E lo stesso Gneist 3 ) sorpreso del linguaggio di Giustiniano nella c.' 4 § 6 de ree., dice che in essa c'è una involontaria confessione, secondo cui, *) Onde le gravi incertezze nella dottrina: cfr. Bachovius, o. o. I, 222; Windscheid, Pand. § 371 e ivi cit. η. β. s ) Fr. 41 § 2 D. 22, 1; 25 C. 4, 32, ν. sopra nr. 69. 3 ) C. IV, 32, 12 e 23 che reputo compilatone; per la frase della c. 23 additamenla usura/rum, cfr. il fr. 6 D. 22, 2 esaminato nel n. precedente; per le controversie v. Savigny, System VI p. 133, 465. *) Che si riscontra anche nella L 26 § 1 C. 4, 32 c, in ordine ai precedenti, pure nella Nov. 136, 4. 6 ) De foen. ΙΠ o. 2. Brought to you by | New York University Bobst Library Technical Services Authenticated Download Date | 7/28/15 11:31 PM *) Cuiacio v. IX p. 90 ripudia la parola vestitum (sc. pactum) perchè non è delle fonti. Tutti i patti, egli dice, sono nudi ma alcuni tra eesi pariunt actionem o si aggregano al contratto. 2 ) Per l'intp. di questo passo già il Manenti 'Teoria generale dei Pacta (Siena 1891) p. 119 n. 1, con l'interessante osservazione, confermata dalle presenti indagini, che Triboniano tendeva a fondere e unificare completamente il concetto della pactio con quello della conventio.
doi:10.7767/zrgra.1922.43.1.262 fatcat:p3wit5dtpzeqxdgbmyue37yawi