Enrico VII e le città lombarde (1311), tra duttilità politica e affermazioni autoritarie: qualche nota

Reti Medievali, Federica Cengarle
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Enrico VII e il governo delle città italiane (1310-1313) a cura di Gian Maria Varanini Firenze University Press Reti Medievali Rivista, 15, 1 (2014) 135 Evigilate igitur omnes et assurgite regi vestro, incole Latiales, non solum sibi ad impe-rium, sed, ut liberi, ad regimen reservati. [7] Nec tantum ut assurgatis exhortor, sed ut illius obtupescatis aspectum. Qui bibitis fluenta eius eiusque maria navigatis; qui calcatis arenas littorum et Alpium summitates, que sue sunt; qui publicis
more » ... publicis quibuscumque gaudetis, et res privatas vinculo sue legis, non aliter, possidetis; nolite, velut ignari, decipere vo-smetipsos, tamquam sompniantes, in cordibus et dicentes: «Dominum non habemus». Hortus enim eius et lacus est quod celum circuit 1. Così Dante Alighieri esorta i signori e i popoli d'Italia, nella ben nota let-tera stilata poco prima dell'arrivo di Enrico VII di Lussemburgo nella peniso-la (ottobre 1310) 2. Secondo l'«immerito esule» fiorentino 3 , la giurisdizione im-periale è estesa a «tutto ciò che il cielo circonda» e dunque dell'imperatore uni-versale sono i fiumi e i mari, le spiagge e le cime della Alpi. Nessuno può in-Enrico VII e le città lombarde (1311), tra duttilità politica e affermazioni autoritarie: qualche nota * di Federica Cengarle * I corsivi introdotti nelle citazioni, sia dei testi danteschi sia delle Constitutiones imperiali, sono dell'autrice. 1 «Su dunque, strappatevi tutti al vostro torpore, o Italiani, e levatevi incontro al vostro re: da uomi-ni liberi, egli vi riserva non solo soggezione, ma governo. E vi esorto non solo a sorgere, ma a sorge-re con l'animo commosso davanti a lui. Voi che vi dissetate alle sue acque e navigate i suoi mari; voi che calpestate l'arena delle sue spiagge e i gioghi delle Alpi, che sono suoi; voi che godete di tutti i beni comuni e possedete i vostri privati in forza della sua legge, e di essa soltanto, non fatevi, come igno-ranti, vittime di voi stessi e lasciate di vaneggiare ripetendo: "non abbiamo signore": tutto quanto l'orizzonte abbraccia è orto e lago suo» (Alighieri, Epistolae, V, 6-7, p. 325, trad. a cura di G. Vinay). 2 A proposito delle tre epistole dantesche, scritte tra l'autunno del 1310 e la primavera del 1311 (V, VI, VII), si vedano almeno Morghen, Le lettere politiche di Dante, pp. 101-104; Russo, Le Episto-le politiche, in particolare pp. 64-68; Montefusco, Le Epistole di Dante; e la recente traduzione com-mentata di Honess, Alighieri, Four Political Letters.
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