Antropologia e Diritti Umani: Tra il silenzio e la voce

Pedro Paulo, Gomes Pereira
2005 Antrocom   unpublished
Scrivere sul silenzio è una faccenda paradossale. Lo stesso atto linguistico che enuncia, fa svanire la forza dell'enunciato, nella misura in cui le parole riempiono il vuoto, una volta occupato dal silenzio. Questa constatazione, quindi, dissolve il suo carattere di apparente paradossalità, quando si percepisce che il silenzio non è misura di sonorità ambientale e nemmeno vuoto. La scritta produce il silenzio e tutta l'opera afferma, sottolinea, risalta, ma anche esclude e silenzia. In verità,
more » ... ilenzia. In verità, la persistenza del silenzio rivela più di quello che nasconde, ovvero, rivela nel nascondere. Il silenzio è un meccanismo discorsivo e dobbiamo cercare di comprendere le diverse maniere di non dire, indagare chi può e chi non può parlare, verificare qui parla per chi. Pertanto, dobbiamo capire i silenzi come parti integranti delle strategie dei discorsi 1 . La polisemia del vocabolo silenzio indica le numerose possibilità d'avvicinamento: il silenzio impossibile in un'epoca di comunicazione mediatica; l'aspirazione al silenzio come nostalgia del passato vissuto e irraggiungibile; il tremore del silenzio in un'era che dà priorità all'imperativo di "dire tutto"; il silenzio come modalità di sentimento. Un'altra forma di comprendere il silenzio risiede nel verificare come frammenti della società possono essere silenziati, come può essere amministrato il silenzio attraverso l'esilio, l'imprigionamento, l'esclusione, l'isolamento. In questo testo affronterò soltanto una delle varianti della storia del silenzio: l'espropriazione del linguaggio e della condizione di parlare -il silenziamento -di un gruppo di portatore d'AIDS. Il dramma di queste persone non si riduce solo alla violenza dell'atto che impedisce direttamente il parlare, ma anche alla censura produttiva di coloro che parlano in nome dei diritti di quelli che non sono autorizzati a parlare. Questa storia può indicare che le strategie del potere, al di là di sottomettere parti indesiderate della società alle condizioni estreme di silenzio, sottraggono la voce e quindi l'umanità nell'atto stesso di difendere i suoi diritti. Sarebbe paradossale affermare che la produzione del silenzio ci può dire molto sul modo che abbiamo scelto per organizzare le nostre vite, principalmente nelle situazioni di sofferenza, dolore e malattia? La produzione del silenzio Questa è la storia dei portatori di una malattia infettivocontagiosa, inseriti in un contesto di dolore e di paura, con il loro linguaggio colpito. Persone violentemente ammutolite. Quali sono le forme utilizzate per indurre al silenzio questi portatori di AIDS? Sotto quali significati viene edificato questo silenzio? Cercherò di suggerire, in questa parte del testo, che la produzione del silenzio si effettua con il processo simultaneo di esclusione e di costruzione degli esseri contaminanti e disprezzabili. All'inizio degli anni 90, è apparsa, nella periferia di Brasilia, un'istituzione chiamata Fraternità Assistenziale Lucas Evangelista (FALE 2 ). Si è stabilita nel posto che una volta era occupato da un'antica fattoria nelle prossimità dell'autostrada che collega il Distretto Federale (Brasilia) a Goiânia. Fin da quando è stata inaugurata, la FALE, ha cominciato a cambiare l'aspetto del quartiere, ha presentato nuovi problemi alla popolazione locale ed è emersa nello scenario della città e del Paese, forse per questa sua condizione sui generis: quella di contenere una popolazione formata da portatori di HIV. Qualsiasi persona che, scoprendosi malata e non possedendo un posto dove abitare, si dirigeva lì e, in breve tempo, circa duecento persone popolavano un'area concessa dal governo del Distretto Federale. Quello che è iniziato come un atto di carità, si è trasformato in una grande istituzione sostenuta dalla beneficenza. La FALE è diventata il centro dell'attenzione di ospedali, ambulatori, professionisti della salute, insomma, di tutti quelli coinvolti nell'assistenza e nel sostegno ai portatori di HIV. Alla complessità dell'epidemia di HIV/AIDS si è aggiunta una realtà di esclusione sociale, di povertà e di abbandono in maniera così concentrata da suscitare l'interesse di ricercatori e professionisti dell'area. La popolazione dalla FALE di Brasilia contava, nell'agosto del 1998, 102 adulti e 50 bambini. Questo numero, pur essendo fluttuante, durante gli anni 1998 e 1999 non è sceso sotto le 92 persone, arrivando ad avere anche 200 accolti. Tutti gli adulti -e parte dei bambini -erano portatori d'AIDS. La maggior parte manifestava malattie opportuniste e aveva bisogno di cure mediche quotidiani. La tubercolosi, la toxoplasmosi e il citomegalovirus figuravano come le malattie più frequenti. Esiste un'organizzazione formale degli accolti della FALE, con riunioni periodiche e piccole delibere. Chi controlla e coordina gli altri è il leader del gruppo, a sua volta subordinato all'autorità massima dell'istituzione: la presidente "Zia Janaína". I fatti importanti vengono riferiti a lei, che prende la decisione ultima sul da farsi. Le decisioni importanti finiscono per concentrarsi nelle sue mani. In queste condizioni, il rispetto e il timore per la " Zia Janaína" sono enormi, il che le conferisce un grande potere sulla vita e sui corpi degli accolti. La struttura della FALE si poggia su questa dipendenza. Così, poco a poco l'organizzazione e la mobilitazione degli accolti
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