VII. L'uso classico e l'uso giustinianeo di «extorquere»

Emilio Albertario
1911 Zeitschrift der Savigny-Stiftung fur Rechtsgeschichte. Romanistische Abteilung  
Generelle und spezielle Aktionen. 307 ονναναλαμβάνειν και τα εκ μητρός τοις ίχέιαις άρμόααντα πράγματα, καν γαρ ει μεταξύ αυτών ουδαμώς νεμήαεις γεγόνασιν άλλ' ονν ου παρά τοντο το μέρος τους ημών δεη&έντας άδικέϊοϋ·αι και?' ο'ιονοΰν βουλόμε&α τρόπον κτλ. Bs hindert aber wohl nichts, den in jeder Hinsicht unkonetruierbaren Passus καν γάρ ει . . . γεγόναοιν in hypothetischem Sinne zu nehmen. Somit ist der Text Β der juristisch korrektere und eine nochmalige Lesung (Maspero erklärt, er sei en
more » ... lärt, er sei en majeure partie illisible) wäre von "Wichtigkeit. Le ricerche interpolazionistiche, dirette allo studio della lingua e dello stile dei compilatori, promosse sopra tutto nell' epoca recente dall' Eisele, dal Gradenwitz, dal Lenel, dal Kalb, dal Grrupe, sono riuscite a cogliere le caratteristiche di questa lingua e di questo stile. Fra le altre caratteristiche una è risultata evidente: quella di usaread esempio -ipse quando sarebbe correttissimo valersi di is; minime invece di non, senza una intensità speciale; malie invece di velie; compellere, senza idea di coazione, e così via. 1 ) Io ho potuto riscontrare che un verbo caro ai compilatori, il quale viene da essi usato in un modo che non è il classico, è «extorquere». ') Una bella e ampia rassegna di questi varii casi è in Bonfante, Storia del diritto romano', 2 e edizione, pag. 684 (Milano, Soc. ed. libr. 1909).
doi:10.7767/zrgra.1911.32.1.307 fatcat:xmmr7uqmjbgkhljtmjtwvoasei