Salimbene de Adam (Vaticano lat. 7260), Bonaventura (Assisi, Sacro Convento 186, la cui autografia è sub iudice)

Giovanni Boccaccio, Banco Rari, Paolo Dell'abaco
1506 Bartolomeo Parvo   unpublished
a pubblicazione degli Atti del XVII Convegno del Comité International de Paléographie Latine, 1 tenutosi a Lubiana nel settembre 2010 (Golob 2013), offre l'occasione a chi pratica il campo della filologia di riflettere su un tema oggi molto frequentato, si direbbe quasi "di da", ma con la diversa prospettiva che viene fornita dai colleghi di una disciplina affine. Le ricerche dei filologi e dei paleografi, o almeno di quanti fra essi si occupano di Medioevo, partono come si sa dagli stessi
more » ... a dagli stessi materiali e trarrebbero reciproco vantaggio dal collegarsi a vicenda; ma, come pure si sa, i confini fra le discipline sono meno permeabili di quanto dovrebbero, e spesso il potenziale dei percorsi paralleli non è adeguatamente sfruttato. Ci proponiamo perciò qui di valorizzare in una prospettiva filologica le risultanze del convegno paleografico, ag-giungendo in coda qualche considerazione piú generale sul tema degli autografi medievali, indotta dalla lettura del volume. Anzitutto una recensione del libro. Esso comprende la bellezza di 37 saggi (in realtà 38, dato che uno è formato di due parti di autori di-versi), oltre ai due contributi introduttivi di Nataša Golob, curatrice del volume, e Stefano Zamponi, presidente del Comité. Il materiale è orga-nizzato in sezioni. Nella prima sono raccolti studi che riguardano l'autografia tanto nei suoi aspetti generali, quanto con riferimento ai vari ambiti cronologici, geografici e tematici; una seconda è dedicata a Projects , prospects and perspectives e vi si dà conto di iniziative in corso o da po-co concluse; una terza comprende la parte del convegno curata dall'As-sociation paléographique internationale. Culture, écriture, societé (APICES), con contributi su argomenti e autori specifici; una quarta corrisponde alla Poster Session del convegno, anch'essa curata da APICES e dedicata so-prattutto a ricerche in corso di giovani studiosi. Nella presente sede L 360 Carte Romanze 3/1 (2015) prescinderemo però da questa struttura, e seguiremo un percorso tema-tico, piú adatto agli obiettivi che ci siamo proposti. Di interesse filologico sono anzitutto i contributi che parlano del riconoscimento di autografi. Overgaauw 2013 presenta casi in cui un autografo è dichiarato da un colophon (l'Apparatus in Decretum Gratiani di Bruno di Deventer nel Parigino lat. 3919; il De sui ipsius et multorum igno-rantia di Petrarca nel Vaticano lat. 3359), altri in cui esso è stato indivi-duato attraverso la comparazione della scrittura con campioni già noti della mano dell'autore (ancora il De sui ipsius et multorum ignorantia, ma nel Berlinese Hamilton 493), altri ancora in cui è il carattere di work in progress a permettere l'identificazione (cosí per la Chronica di Ugo di Flavi-gny nel Berlinese Phillipps 1870). De Robertis 2013 esamina i casi di au-tori che usano scritture diverse in momenti diversi della loro vita ("di-grafia/poligrafia diacronica") o anche contemporaneamente ("digra-fia/poligrafia sincronica"), un comportamento piuttosto frequente nel Tree nel Quattrocento italiano, soprattutto in ambienti pronti a recepi-re le modifiche culturali del momento, e che annovera illustri rappre-sentanti (come Francesco di ser Nardo da Barberino, Coluccio Salutati, Nicolò Nicoli): la varianza grafica crea maggiori difficoltà nell'individua-zione degli autografi non dichiarati, ma procedendo a un'analisi minuta si riscontrano pur sempre alcuni tratti costanti, tipici di una specifica mano, anche nell'impiego di scritture diverse, che la rendono possibile. Al riconoscimento (o disconoscimento) di autografi di specifici au-tori e alla discussione delle connesse questioni attributive sono riservati i contributi di Giovanna Murano, Louis Holtz, Jacqueline Hamesse, Amandine Postec, David Ganz. Gli scrittori trattati da Murano 2013 sono Burgundione da Pisa (note autografe in numerosi manoscritti, per lo piú greci: Firenze, BML, «Codice delle Pandette»; Conv. soppr. 192;
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