Nel segno di Agostino: Pascal e Machiavelli

Gennaro Maria Barbuto
2021
7 Disprezzare il principe. Le crepe nella maestà (Principe XIX) GUGLIELMO BARUCCI -UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO 23 Principe e tiranno in Machiavelli ANNA MARIA CABRINI -UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO 47 Machiavelli e il problema della dittatura MARCO GEUNA -UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO 81 Machiavelli sul ruolo della legge e degli esempi GIOVANNI GIORGINI -UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BOLOGNA 133 Verso la catastrofe. I carteggi diplomatici di Machiavelli e Guicciardini con Firenze prima
more » ... con Firenze prima del sacco di Roma (febbraio-aprile 1527) Agostino nel Rinascimento Il discorso sulle fonti di Machiavelli e la sua cultura è fra i più controversi in una storiografia già di per sé non solo sterminata ma spesso polemica fra le diverse ramificazioni interpretative. Si oscilla fra un accreditamento al Segretario di una vasta cultura e, al contrario, il ritratto di un mero politico. Certamente Machiavelli non era un umanista, almeno nel senso tecnico del termine, e la sua biblioteca non era grande. Ma nemmeno era un uomo incolto, se solo si pensi alla educazione scolastica e alle sue propensioni intellettuali, che conosciamo grazie al Diario del padre e allo splendido explicit della celebre lettera al Vettori del 10 dicembre del 1513. Senza equivoci, egli nella lettera dedicatoria del Principe enunciava il suo metodo: lettura degli antichi ed esperienza delle cose moderne. 1 Anche durante il suo servizio, quotidiano e pieno di passione e costante apprendimento, per la Repubblica fiorentina, il Segretario era rimasto fedele a questi suoi criteri, che lo orientavano nella comprensione della politica. Per citare una testimonianza, basti ricordare le pressanti richieste, con le quali angustiava gli amici, per avere le Vite parallele di Plutarco nel momento della maturazione del suo giudizio di Cesare Borgia. 2 In questo, ma non solo, era senz'altro un umanista: approssimarsi agli eventi contemporanei alla luce dei testi antichi. La sua predilezione andava ai poeti, per le sue ambizioni letterarie, e agli storici, soprattutto ovviamente Tito Livio sul quale elaborava il suo mito dell'antica repubblica romana. Gli antichi gli fornivano le conoscenze che lui riteneva ancora valide, sulla base del suo principio antropologico ed epistemologico, che gli uomini erano sempre stati sostanzialmente gli stessi. Infine, si tenga presente che Machiavelli viveva in una città, che era allora la capitale culturale d'Europa, e lavorava in ambienti saturi di competenze e interessi umanistici (il primo Segretario, ad
doi:10.13130/2611-8785/1315285 fatcat:4jdemjqa2fhcloarbinvj5xbfi