CESARE VISTO DA CICERONE

Luciano Canfora
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Quando Ibn-Khaldun fu introdotto al cospetto di Tamerlano, sdraiato sul divano tra i suoi guerrieri, aprì bocca e disse: «Sono trenta o quaranta anni che aspettavo questo incontro». «Perché mai?» chiese Tamerlano. «Perché-rispose lo storico-tu sei il sultano del mondo, il sovrano di quaggiù. Non so se, dalla creazione di Adamo, sia mai apparso un re che ti fosse compara-bile. Non sono uno di quelli che parlano a vanvera, sono uomo di scienza. Ed ecco la spiegazione: il potere non esiste che
more » ... ie allo spirito di corpo». E seguitò spiegando al conquistatore, signore di un impero che, caduta Da-masco (nell'anno 1400), si estendeva ormai dall'India all'Anatolia, la sua teoria della «forza di coesione del gruppo», elemento decisivo nella conqui-sta e conservazione del potere. Ibn-Khaldun era stato inviato dal sovrano mamelucco del Cairo a difendere Damasco minacciata da Tamerlano: scon-fitto, cercò di comprendere la grandezza del nemico, "affascinato" dal fatto stesso della irresistibilità del vincitore. Hegel che, alla vista di Napoleone col suo seguito per le strade di Jena, ri-conosce in lui «lo spirito del mondo a cavallo», Max Weber al cospetto del generale Ludendorff, Machiavelli 'soggiogato' dalla figura del duca Valenti-no, Teopompo che descrive Filippo il Macedone come un perfetto criminale eppure ravvisa in lui, con stupore di Polibio che non riesce a comprendere la contraddizione, «l'uomo più grande che l'Europa abbia prodotto» sono altrettanti aspetti di un unico fenomeno. L'intellettuale, il cui compito pri-mario, la cui esigenza dominante, è comprendere la storia addirittura nel suo farsi, finisce col trovare la risposta non genericamente nei «grandi fattori di storia», ma in uno di essi: uno nel quale convergano quelle molteplici risorse e qualità che Ibn-Khaldun condensava nella formula dello "spirito di grup-po" (proporzionale, nel suo pensiero, alla grandezza dell'impero), e che al principio del secolo XX hanno preso consistenza nella efficace defînizione di "capo carismatico". Non è facile enuclearne i caratteri, e si rischia-se si ricorre a formule compendiarie e sintetiche-di cadere nella contraddizione (apparente) di Teopompo a proposito del grande sovrano macedone. Perché, ad esempio, sia pure in modi e situazioni lontanissime Cicerone provò per Cesare la stes-009_CANFORA_175 ok 1-09-2010 12:23 Pagina 175
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