"Il guizzo azzurro dei suoi occhi veloci". Ricordo di Grace Paley

Marisa Bulgheroni
unpublished
8 Non l'ho mai intervistata formalmente. Nella cucina del suo appartamento, al Greenwich Village, bevevamo caffè in tazze grandi, blu nel ricordo. Fuori una pri-mavera di nuvole impigliate negli alberelli metropolitani, appena ingemmati, con-fitti nei marciapiedi. Dentro una luce sottomarina come il guizzo azzurro dei suoi occhi veloci. Vorrei aver registrato le nostre mutevoli chiacchiere di donne, il suo-no delle nostre voci, gli acuti e i gravi del contrappunto femminile che lei ha
more » ... he lei ha cat-turato e trasposto nella polifonia unica dei suoi racconti. Nell'Italia di quegli an-ni-era il 1959-una scrittrice già nota come lei difficilmente avrebbe aperto la sua cucina, il suo cuore a una sconosciuta, amica di amici di amici. Ma eravamo a New York, dove le cose precipitano e l'ala del tempo batte impaziente dissolvendo gli indugi. Neppure un'ora, e un'amicizia fulminea ci univa. Sarebbe durata anche se non ci fossimo più viste né sentite; avrebbe continuato a germogliare nella me-moria. Ma la rividi, anni dopo-era il 1972-nella stessa cucina. Bevendo caffè mi rac-contò subito i suoi "enormi cambiamenti" dell'ultimo minuto. Tutto sembrava uguale nell'appartamento, ma aveva appena divorziato da Jess Paley, il padre dei suoi figli, per risposarsi con Bob Nichols: "un poeta", mi disse, con la felicità, con la malinconia dell'inevitabile. Mi spedì, invece, a intervistare Donald Barthelme, suo grande amico e vicino di casa, elusivo e difficile di fronte alla prospettiva di in-contrare volti nuovi. E mi raccomandò di tornare per un altro caffè. Leggendo i libri di Grace Paley-da Piccoli contrattempi del vivere, divorato nel-la copia fresca di stampa che lei mi diede al primo incontro, a L'importanza di non capire tutto, meditato in questi mesi, dopo la sua morte-ho creduto di intuire, al-meno in parte, i motivi del repentino riconoscimento reciproco. Ci univa l'aver abi-tato, nell'infanzia, cucine lontane, ma simili, centro di una quotidianità agitata da passioni alle quali i bambini non erano estranei. Ci univa l'aver vissuto in famiglie allargate, con nonni o nonne, madri-zie, sorelle-madri in cui antiche e nuove tem-peste si scatenavano inattese. Possibile che ebrei russi a New York e lombardi di la-go e di collina avessero tanto in comune? Che "cucina" fosse, per Grace come per Marisa Bulgheroni *Marisa Bulgheroni, americanista, saggista e narratrice, ha pubblicato in anni recenti il Me-ridiano dedicato a Tutte le poesie di Emily Dickinson (Mondadori, 1997) e la biografia del-la stessa poetessa (Nei sobborghi di un segreto, Mondadori, 2001). Ha pubblicato inoltre una raccolta di racconti (Apprendista del sogno, Donzelli, 1996) e il romanzo Un saluto attra-verso le stelle (Mondadori, 2007).
fatcat:alj667kbkneutah5mn73lwz74y