Diagnostica fonetica e diagnosi fonologica. Ossitoni lunghi di sillaba libera a Sambuca Pistoiese (PT)

L Filipponio, N Nocchi
2010
Diagnostica fonetica e diagnosi fonologica. Ossitoni lunghi di sillaba libera a Sambuca Pistoiese (PT) Nocchi, N Filipponio, L; Nocchi, N (2010). Diagnostica fonetica e diagnosi fonologica. Ossitoni lunghi di sillaba libera a Sambuca Pistoiese (PT). In: Schmid, S; Schwarzenbach, M; Studer, D. La dimensione temporale del parlato. Atti del 5° convegno nazionale AISV 2009. Zürich, 225-248. SOMMARIO Le isoglosse che compongono la linea La Spezia-Rimini (o, meglio, Carrara-Fano) risultano nell'area
more » ... isultano nell'area appenninica tra Pistoia e Bologna pressoché sovrapposte tra loro: ciò non impedisce però di rilevare anche in questo territorio una scansione dei fenomeni la cui distribuzione può rendere conto della loro cronologia ( §1). Un luogo di indagine privilegiato è il territorio di Sambuca Pistoiese (PT), politicamente toscano ma idrograficamente adriatico, costituito da piccole frazioni oramai disabitate, dislocate lungo valli parallele e isolate tra loro. Questa situazione orografica ha di fatto permesso, pur nello spazio ridotto di 77 chilometri quadrati, il mantenimento di caratteristiche linguistiche peculiari e differenziate, in un contesto generale di forte conservatività. Qui sopravvivono (o agonizzano) colonie garfagnine (Treppio), varietà pienamente toscane (Torri), varietà analoghe a quelle dell'alto Appennino bolognese (Pàvana) e altre più marcatamente di transizione (Lagacci, Stabiazzoni, Cavanna, Castello di Sambuca), in cui a un fondo galloitalico si sono sovrapposti tratti toscani, come è dimostrato, per esempio, dalla sovraestensione della gorgia ai contesti di degeminazione protonica e di mancato raddoppiamento fonosintattico. Abbiamo dunque concentrato la nostra attenzione su queste ultime varietà, per verificare se anche in esse fosse insorta la quantità vocalica distintiva, già operante nelle limitrofe località dell'area bolognese così come a Pàvana. Vista la resistenza della geminazione postonica, la verifica è stata condotta misurando la durata della vocale tonica degli ossitoni in sillaba libera, priva, come insegna André Martinet (1975) , dei condizionamenti dovuti al nesso con la consonante successiva. Molti dialetti gallo-italici hanno infatti sviluppato degli ossitoni secondari con vocale tonica lunga, che formano coppie minime con ossitoni protoromanzi con vocale tonica parametricamente breve. Questi ossitoni secondari si ritrovano, con significative differenze di distribuzione, anche nelle varietà da noi analizzate. La nostra indagine ( §2) ha evidenziato per quelle geograficamente più vicine al toscano, Lagacci e Stabiazzoni, un reintegro degli ossitoni nei parametri dell'italiano standard, che escludono la presenza di vocale tonica lunga finale di parola. Diversa invece è la situazione prospettata dalle parlate di Cavanna e di Castello: in questo caso, infatti, abbiamo registrato la presenza di ossitoni con vocale tonica lunga, costante in contesto di isolamento e finale di frase, saltuaria in contesto interno di frase. Ciò lascia supporre che la lunghezza della vocale tonica degli ossitoni secondari sia foneticamente ammessa, ma non sia integrata strutturalmente, vigendo ancora la quantità consonantica distintiva. Nei casi di presenza in contesto interno di frase di ossitoni con vocale tonica lunga si osserva addirittura la messa in atto di strategie di riparazione, come l'allungamento della consonante iniziale della parola successiva, che oscura la lunghezza 1 Questo lavoro è frutto di un continuo scambio di vedute tra i due autori. Ciononostante, a fini accademici devono essere attributi a Lorenzo Filipponio i § §2.1.-2.4. e 4 e a Nadia Nocchi i § §3.1.-3.3. vocalica producendo una sorta di raddoppiamento fonosintattico del tutto inaspettato. I dati confermano dunque ( §3) un quadro tipicamente di transizione, che aggiunge un nuovo dettaglio alla casistica di Martinet, mostrando un indebolimento in ossitonia del parametro di quantità, che prelude ai successivi sviluppi gallo-italici visibili appena più a nord. DIAGNOSTICA FONOLOGICA: IL QUADRO DIALETTOLOGICO Fonologia minima gallo-italica Il tipo linguistico gallo-italico, che qui consideriamo seguendo Pellegrini (1992) come italo-romanzo settentrionale escluso il veneto, è individuabile dal punto di vista foneticofonologico da una serie di caratteristiche comuni scaturite dalla progressiva trasformazione della struttura di parola latina. Per quanto concerne il vocalismo tonico, bisogna innanzitutto tenere conto dell'allungamento di vocale tonica in sillaba libera, fenomeno protoromanzo (e quindi esteso ben oltre i limiti del gallo-italico: Haudricourt & Juilland, 1949: 32ss.; Lüdtke, 1956: 134ss.; Weinrich, 1958: 181) che ha limitato le strutture sillabiche toniche ereditate dal latino alle varianti $⎆(C)V⍧$ ~ $⎆(C)VC$. Da questo processo sono stati parametricamente esclusi, almeno in area gallo-italica così come in toscano, 2 gli ossitoni e i monosillabi terminanti per vocale presenti ab origine nelle lingue romanze (Rohlfs, 1966: § 9). Nei dialetti gallo-italici si è in seguito manifestato un fenomeno di compensazione ritmica nei proparossitoni, vale a dire una riduzione della quantità della vocale tonica indotta dalla presenza di cospicuo materiale sillabico atono a destra della sillaba accentata (Marotta, 1985: 27ss.; Loporcaro, 2005: 104). 3 A esemplificare questa sequenza, si osservino i casi di *PĔTRA e *TĔPIDU. Nel primo caso, l'esito odierno bolognese (con metatesi) è [⎆pre⍧da], dove [e⍧] è il risultato regolare dell'allungamento di Ĕ in sillaba aperta; nel secondo caso, l'esito odierno bolognese è [⎆tavd], che presuppone una trafila, confermata dai dati delle varietà appenniniche corrispondenti, < [⎆tϯvd] (medio Appennino bolognese) < [⎆tevd] (Porretta Terme), il cui profilo timbrico non può che presupporre un *[⎆te⍧vido], visto che un trattamento originario di sillaba chiusa (che postulerebbe nei proparossitoni la compensazione ritmica precedente all'allungamento di vocale tonica in sillaba libera) avrebbe dato come esito un *[⎆tϯv⍧ido] (con presumibile geminazione anetimologica) per arrivare a un odierno *[⎆tϯ⍧vd] (con allungamento secondario: cfr. Uguzzoni, 1975: 69ss.), esattamente come il regolarissimo *PĔCTINE > [⎆pϯt⍧ne] (alto Appennino bolognese) > [⎆pϯ⍧ten] (Bologna), che del trattamento di sillaba chiusa manifesta appunto i segni. Tale trattamento è stato invece riservato agli ossitoni e monosillabi primari di cui abbiamo detto sopra (cfr. Loporcaro, 1997: 71), come mostra l'esito bolognese odierno di RĒX, [ra] (Coco 1970, §20), con Ē intercettata nel processo di abbassamento timbrico delle vocali toniche medioalte brevi già visto in *TĔPIDU. 2 In Loporcaro (1997: 70-72) viene evidenziato il fatto che alcune varietà meridionali, così come -fuori dall'Italia -alcune varietà gallo-romanze settentrionali, non mostrano tale esclusione parametrica. 3 La compensazione ritmica ha innescato successivamente un fenomeno più generalizzato di riduzione della quantità vocalica che si è andato estendendo in alcune varietà (come il milanese) ai parossitoni e in altre (come il bergamasco) anche agli ossitoni secondari.
doi:10.5167/uzh-34133 fatcat:p7j3qf62cnenbi352rryoco6gi