La malattia mentale: occuparsene senza mandato

Di Giacchetti, Sonia Giuliano, Onofrio Strignano, Andrea Civitillo, Marina De Bellonia, Chiara Giovannetti
2012 unpublished
Cosa si può fare con la malattia mentale nei contesti che non hanno mandato per occuparsene? Esiste l'idea che la malattia mentale sia circoscritta entro le famiglie o entro i luoghi deputati a trattarla, ma le persone che definiamo "con problemi di malattia mentale" frequentano la scuola? Lavorano? Chiedono documenti a un Comune? Pagano le tasse? I contesti dei quali si parlerà (il carcere, la scuola, un ufficio ministeriale, alcuni reparti ospedalieri) sono concentrati su obiettivi altri dal
more » ... biettivi altri dal trattamento del disagio psichico, ma come vedremo non sono estranei a situazioni di malattia mentale né sono estranei a tentativi di occuparsene. Entro l'insieme delle possibili esperienze di contesti che abbiamo chiamato "senza mandato" si tratteranno alcuni casi nei quali la malattia mentale ha portato problemi difficili da affrontare, ma ha anche consentito di ridefinire gli obiettivi e l'organizzazione dei contesti che, incidentalmente, la incontrano. Parole chiave: malattia mentale, mandato sociale, inclusione sociale, Introduzione Ci sono contesti che si occupano di malattia mentale e sono riconosciuti in una funzione operativa e professionale rispetto alla sua presa in carico. Ci sono contesti invece che se ne occupano, potremmo dire per ora, incidentalmente. Ci riferiamo a quelle organizzazioni che incontrano la malattia mentale pur essendo costruiti su funzioni e servizi "altri". Esemplifichiamo con alcune domande. La Scuola italiana è pensata appositamente per cooperare con docenti o lavorare con studenti che abbiano una qualche forma di disabilità mentale? I contesti lavorativi, in azienda e nella Pubblica Amministrazione, come trattano le esigenze dei dipendenti e degli utenti con disabilità mentale? Le istituzioni carcerarie come si occupano della malattia mentale che incontrano? L'obiettivo di questo contributo è quello di proporre una visione della malattia mentale vista con gli occhi dei contesti che hanno un mandato altro da quello di cura. Nello specifico vorremmo proporre un approfondimento su cosa la malattia mentale può diventare nelle strutture che non la trattano in quanto tale, ma la incontrano entro i propri obiettivi di funzionamento. Ci collochiamo nel dibattito sui contesti che hanno un mandato produttivo o di servizio che interagisce con la cultura dell'inclusione sociale, cioè con l'obbligo a confrontarsi con le diversità. Una delle caratteristiche del senso comune nei confronti della malattia mentale è quella di sviluppare una visione monocorde del malato come persona costantemente dedicata al proprio disturbo. Una risorsa che abbiamo riconosciuto nei contesti di intervento dei quali parleremo è il recupero di una considerazione tutt'altro che scontata: un malato mentale può essere anche, contemporaneamente, altro: uno studente, un lavoratore, un cittadino, un genitore, un attore. Tratteremo i contesti nominati attraverso il resoconto di casi in cui la malattia mentale ha assunto la funzione di analyseur 2 rispetto ad impliciti organizzativi dei contesti, diventando un sintomo da eliminare o un'occasione per ripensare il rapporto tra organizzazione ed obiettivi. * Psicologhe e psicologi, specializzandi presso la "Scuola di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica, intervento clinico e analisi della domanda", dello Studio di Psicosociologia (SPS) di Roma.
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