UNA VISIONE DIALETTICA DELLA STORIA EBRAICA. GERSHOM SCHOLEM E L'EREDITÀ DEL MESSIANISMO [article]

ENRICO LUCCA
2012
2 all'ormai più che ottantenne professore di storia di mistica ebraica, Gershom Scholem. Troppo forte la sua personalità, troppo sottile l'arguzia con cui il filosofo e il teologo si nascondevano dietro la maschera dell'accademico. Quello però che la Ozyck non sapeva, o che probabilmente fingeva di ignorare, era che già in passato alcuni scrittori avevano cercato di ritrarre il grande professore in uno dei loro libri. Ci aveva già provato, stando a quello che Robert Alter chiama il «gossip
more » ... ama il «gossip gerosolimitano» 3 , il premio nobel israeliano Shmuel Youssef Agnon in una novella intitolata Ido e 'Inam 4 , peraltro scritta proprio nella casa dei coniugi Scholem, dove Agnon si era stabilito momentaneamente, in loro assenza, nel 1948. Nonostante il parere tranciante dell'interessato 5 , che peraltro trovava la novella non all'altezza delle altre opere di Agnon, non sarebbe difficile scorgere dietro la figura del professor Ginat, esperto di lingue morte, i tratti dell'ormai famoso in tutto il mondo studioso di Qabbalah. Ci aveva provato, forse, anche Chaim Potok, lo scrittore ebreo-americano, che secondo alcuni avrebbe modellato su Scholem il personaggio di Jacob Keter, insigne studioso di Qabbalah e maestro di Gershon Loran, protagonista del Libro delle Luci 6 . Pochi studiosi contemporanei, inoltre, hanno avuto l'onore di essere stati immortalati in una poesia di Borges, dove il nome di Scholem compare, emblematicamente, in rima con «golem» 7 . moment, they have clarified themselves. After our last visit I went home to write a story about you. For mysticism, I (slyly, I thought) substituted Karaism. The story was, in part, to be "about" (though fiction tends not to be really "about" anything except Story itself) how a vast and majestic innovator-of-thought cannot have a successor. 5 Cfr. un'intervista di Scholem con il critico della letteratura israeliana Dan Miron in Scholem, Retsifut wemered, Tel Aviv, 'Am ' Oved, 1994, pp. 65-87 (una traduzione francese si può leggere in M. Kriegel [éd], L'Herne Scholem, Paris, éditions de l'Herne, 2009, pp. 70-84). 6 Cfr. C. Potok, Il libro delle luci, tr. it. Milano, Garzanti, 2004Garzanti, (ed. orig. 1982. 7 "El Golem", in Borges, Tutte le opere, tr. it. a cura di D. Porzio, Mondadori, Milano, 1985, vol. 1, pp. 64-69. Scholem e Borges si incontrarono nel 1969, in occasione di un viaggio a Gerusalemme dello scrittore argentino. Scholem, come rivelò in un'intervista a uno studioso borgesiano, non era convinto che le conoscenze cabbalistiche di Borges fossero molto approfondite: cfr. Barnatán, Conocer Borges y su obra, Barcelona, Dopesa, 1978, p. 54. Gli stessi dubbi furono confermati da Scholem in una lettera a Edna Aizenberg del giugno 1980: cfr. Scholem, Briefe III 1971, München, Beck, 1999 7 Vero è, come aveva già notato Hans Jonas, che Scholem non era certo un personaggio che passasse inosservato 8 , dominando spesso la conversazione e impedendo agli altri di parlare 9 . La vasta erudizione, l'acutezza delle sue opere e l'innegabile carisma l'avevano portato, ancora in vita, ad essere considerato un'autorità indiscussa negli studi ebraici e, come scrive Harold Bloom, un passaggio obbligato per chiunque, nella modernità, intendesse avvicinarsi alla spiritualità ebraica 10 . Le reazioni che Scholem sapeva suscitare nei suoi interlocutori danno un'idea di quanto complessa fosse la sua figura. Provare a fornire un elenco, per quanto molto limitato, degli epiteti che gli vennero affibbiati può forse aiutare a comprendere la difficoltà di avvicinare l'opera di un simile personaggio. Da una parte, certo, Scholem, descritto come l'unica eccezione all'autoinganno in cui era sprofondato l'ebraismo tedesco 11 , è stato dipinto come il più grande storico ebreo del ventesimo secolo 12 , il più importante studioso israeliano di scienze umane 13 , l'uomo che ha dato all'ebraismo moderno una nuova comprensione della Qabbalah e, attraverso questa, di se stesso e del suo destino 14 ; l'unico, come ha detto Martin Buber, ad aver fondato non soltanto una scuola ma un'intera disciplina 15 . Tuttavia, non tutti erano dell'opinione di George Steiner, secondo il quale Scholem era capace di riunire pascalianamente in sé «esprit de finesse» ed «esprit de géométrie» 16 , 8 Così Hans Jonas descrive il proprio incontro con Scholem: «Dunque lo vidi per la prima volta -con le sue mani gigantesche e il modo in cui gridava per intervenire nelle trattative [...] Il suo aspetto, il suo modo di parlare, di urlare, di gesticolare, avevano nello stesso tempo qualcosa di incisivo e di grottesco. Ma senza dubbio aveva l'impronta di una personalità che pensava in modo incredibilmente estroso e originale, ed era attraversata da profonde motivazioni spirituali
doi:10.13130/lucca-enrico_phd2012-02-27 fatcat:ki2mxvvv35cztbuala4luoiw4m