La costituzione sociale nel diritto della crisi

Stefano Giubboni
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Sono molto grato agli organizzatori del convegno per l'invito rivoltomi, ed il ringraziamento, in questo caso, si unisce ad una rimembranza invero un po' nostalgica, perché ricordo che Antonio Cantaro promosse, se non erro nove anni fa, lì alla vigilia di una crisi costituzionale molto meno grave di quella che viviamo oggi (perché si era prossimi alla bocciatura referendaria del progetto di Trattato per la Costituzione europea), un seminario che è rimasto nelle nostre menti. Alcuni dei colleghi
more » ... Alcuni dei colleghi presenti parteciparono, come me, a quel seminario e ne condivideranno senz'altro il ricordo. Io eviterò di svolgere una relazione organica, anche perché buona parte degli argomenti, che esprimerei con capacità certamente inferiore a quella di chi mi ha preceduto, sono stati affrontati organicamente dai relatori di questa e delle precedenti sessioni, a cominciare da Gonzalo Maestro Buelga. Eviterò, quindi, di sovrappormi inutilmente ai molti elementi di analisi, condivisibili e condivisi, che sono stati offerti dai colleghi, per svolgere, piuttosto, in parziale contrappunto alle loro relazioni, una sorta di intervento adesivo autonomo rispetto ad esse, per usare il gergo processualistico, soffermandomi su talune delle questioni sollevate dal tema della costituzione sociale nella crisi europea. 1. I trenta gloriosi Vorrei partire, per proporvi un primo contrappunto, proprio dalla questione diffusamente affrontata da Gonzalo Maestro Buelga, per argomentare un parziale dissenso rispetto alla sua impostazione. Io rimango infatti convinto della piena validità euristica della tesi che ebbi a svolgere nella mia monografia mulinesca del 2003 circa la virtuosa separazione funzionale, nell'assetto costituzionale comunitario delle origini, tra la sfera della costituzione economica sovranazionale e la sfera delle costituzioni sociali nazionali. Diversamente da Maestro Buelga, continuo a ritenere che tra il processo di integrazione europea e la costruzione del welfare state nazionale non ci sia stata, per un lungo tratto, alcuna contrapposizione, né che quella tensione, che certamente si manifesta oggi in modo drammatico soprattutto nei paesi scossi dalla grande recessione, sia dovuta ad una sorta di costitutiva e originaria incompatibilità tra la costituzione di mercato europea e i sistemi di diritto del lavoro e di protezione sociale degli Stati membri dell'Unione. Mi sembra, infatti, che tale tesi radicale-che se ben intendo individua una inconciliabilità di fondo tra il processo d'integrazione economica, come prefigurato dai Trattati istitutivi, e il costituzionalismo democratico e sociale nazionale-sia smentita anzitutto sul piano storico, visto che, storicamente, quello che in un famoso saggio Fritz Scharpf ha chiamato il de-coupling tra il piano della integrazione economica * Stefano Giubboni è Professore associato di Diritto del lavoro nell'Università di Perugia.
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