La parola dialettale nell'opera di Leonardo Sciascia: il caso di taddema

Roberto Sottile
2020 Italiano digitale  
PUBBLICATO IL 31 dicembre 2020 el bel volume dal titolo Leonardo Sciascia trent'anni dopo (numero monogra co de "Il Giannone" dedicato alla gura e all'opera dello scrittore siciliano, cfr. Motta 2018), il curatore osserva che "Sciascia è uno degli scrittori italiani più studiati sul piano storico-letterario (negli ultimi dieci anni sono usciti una trentina di libri su di lui), ma poco esplorato dal punto di vista linguistico" (Motta 2018: 13). Eppure, negli anni, i lavori di taglio linguistico
more » ... taglio linguistico non sono mancati. Sgroi (2020) opera un riordino degli studi linguistici dedicati all'autore siciliano e nella sua tipologizzazione giunge a individuare ben 6 speci che categorie di contributi, sulla base dei rispettivi approcci: lologico, linguistico, variazionistico, sociolinguistico, lessicologico, stilistico. Ovviamente, l'indagine in prospettiva linguistica nisce per coincidere molto spesso con "un'analisi descrittiva, storica, etimologica e contrastiva riguardo a parole diverse" (ivi: 250). Questa prospettiva, utilissima per la "comprensione in genere della parole letteraria sciasciana" (ivi: 259), solo in pochi casi ha però riguardato le parole del dialetto, che tanta parte hanno avuto nella costruzione letteraria dell'autore di Racalmuto. Per contribuire ad arricchire il côté dialettale degli studi linguistici su Sciascia, si propone qui l'analisi della voce taddema (Il giorno della civetta) che presenta, tra gli altri, un elemento di grande interesse: essa si costituisce come hapax sia nell'opera sciasciana (dove invece, molto spesso, le parole dialettali presentano una certa ricorsività tanto all'interno della stessa opera quanto all'interno di opere diverse) sia, in generale, nel corpus di opere dovute agli altri autori plurilingui isolani (nei quali è altrimenti individuabile uno "zoccolo" di parole dialettali, che rimbalzano da un libro all'altro -ricorrendo nei lavori di Sciascia come in quelli di molti altri scrittori -costituendosi come un bagaglio lessicale comune che fonda una sorta di "plurilinguese siciliano", cfr. Sottile 2018: 272). 1. Le pagine conclusive de Il giorno della civetta coincidono con la scon tta del capitano Bellodi, che, tornato a Parma per un breve periodo di licenza, apprende dai giornali che la sua inchiesta è stata archiviata. Bellodi ha fallito: la sua indagine è stata demolita da "inoppugnabili alibi. O meglio: era bastato un solo alibi, quello di Diego Marchica. Persone ITALIANO DIGITALE In anteprima su XV, 2020/4 (ottobre-dicembre) -N 24/1/2021 https://id.accademiadellacrusca.org/stampa?id=2561 https://id.accademiadellacrusca.org/stampa?id=2561 2/13 incensurate, assolutamente insospettabili, per censo e per cultura rispettabilissime, avevano testimoniato" che, la matttina dell'uccisione di Salvatore Colasberna, Marchica/Zicchinetta si trovava "alla bella distanza di settantasei chilometri". E, scagionato l'assassino, risultano di conseguenza estranei al delitto oltre a Rosario Pizzuco anche don Mariano Arena, il capoma a mandante dell'omicidio: "inutile dire che il paziente rammendo di indizi che il capitano e il procuratore della Repubblica avevano fatto a suo carico, si era dissolto nell'aria: e una taddema di innocenza gli illuminava la testa greve, pareva anche dalle fotogra e, di saggia malizia". Come si coglie dalle parole usate da Sciascia per descrivere il modo in cui don Mariano appare agli occhi di Bellodi nelle foto riportate dai giornali, taddema, voce dialettale siciliana, vale 'aureola'. Sciascia, dunque, inserisce nel tessuto della sua narrazione una voce locale ovvero un lessema dialettale non presente nell'italiano comune. Com'è noto, Leonardo Sciascia è uno tra i primi scrittori che, nella seconda metà del Novecento, inaugurano una particolarissima pratica di scrittura letteraria, detta "plurilingue" e che negli anni più recenti è culminata, quanto agli autori siciliani, nel "camillerese", con una lingua risultante dal forte mescolamento di elementi italiani e dialettali grazie a "un tto e continuo code-mixing, in cui sembrano non esserci con ni prestabiliti tra l'italiano e il dialetto, codici caratterizzati da un interscambio simmetrico, aventi come unico comun denominatore il registro dell'informalità" (Castiglione 2014: 66). Una "commistione di registri che Camilleri dissemina nei romanzi, ibridando varietà di italiano e dialetto e norme diverse di realizzazione dello stesso codice" (Valenti 2014: 244) e producendo, quindi, una scrittura in cui "tutti i livelli linguistici (fonetico, lessicale, sintagmatico, morfologico, sintattico) e molte parti del discorso (articoli, sostantivi, aggettivi, congiunzioni, avverbi, verbi) sono oggetto dell'ibridazione" (Castiglione 2014: 63) 1 . Ma il plurilinguismo di Sciascia, come quello di Denti di Parajno, Bonaviri, Consolo e molti altri, appare molto più misurato rispetto a quello di Camilleri (che in parte è anche di tipo "stilistico") e va letto in stretta connessione con la volontà da parte degli autori di rispecchiare nella lingua letteraria gli usi linguistici reali ormai costantemente caratterizzati dal mescolamento di elementi della lingua e del dialetto. ITALIANO DIGITALE In anteprima su XV, 2020/4 (ottobre-dicembre) -
doi:10.35948/2532-9006/2020.5440 fatcat:pp6ih4c2mfe2bpb3pz3oow6tle