Paesaggi informali. Immagini per un album generazionale (1945-1979)

Gerardo Doti
unpublished
Nel periodo della ricostruzione postbellica e fino alla crisi energetica del 1979, tra i fotografi, gli artisti e gli architetti, si affermò in Italia una tendenza all'impegno sociale, ispirata dalla realtà fisica e materiale dello spazio abitato, dal rapporto e dai reciproci condizionamenti tra gli individui e le cose, dai luoghi come sistemi di relazioni. Ciò spiega in parte l'interesse generalizzato per la città e il suo territorio, per il paesaggio e i contesti vissuti attraverso i sensi.
more » ... traverso i sensi. Tale interesse si rivelava non come opposizione alla realtà ma, al contrario, come ricerca ed esaltazione del reale. Una realtà come spazio pubblico e sociale di azione, incubatore di manifestazioni culturali che, espresse e vissute all'insegna della responsabilità politica e sociale, caratterizzeranno alcune pratiche artistiche e architettoniche del periodo assunto come riferimento per questo studio. Artisti, fotografi e architetti furono testimoni e interpreti delle necessità di un'intera comunità sociale, assumendo il difficile e forse ambiguo ruolo di formatori piuttosto che di esponenti, inavvicinabili e geniali, dell'avanguardia. Non volevano reinventare la realtà ma prendersi cura del reale, fare della "maintenance art," 1 attraverso una visione pragmatica che li induceva a fare i conti con il corpo vivo della società, la casualità dei comportamenti, delle azioni e degli stessi spazi della città, adottando un linguaggio comune, comprensibile ai più. Tra questi manutentori della realtà, ci fu chi si distinse per la produzione di immagini che raccontavano tradizioni interrotte o solo evocate. Era un'iconografia che disegnava luoghi dello spirito, compendiava geografie emozionali, selezionava paesaggi, insediamenti, manufatti, semplici oggetti e reperti che nell'insieme, con lo sguardo di oggi, potrebbero costituire i materiali per un album generazionale. L'interesse degli architetti non era del tutto sovrapponibile a quello di artisti e fotografi che, mossi dal desiderio di farsi interpreti dei cambiamenti e delle promesse di quegli anni, effettuavano continue ricognizioni negli spazi del quotidiano, nel territorio ai margini dei centri urbani, dei borghi e delle campagne dell'entroterra. L'apertura degli architetti verso tradizioni dell'abitare e del costruire che risalivano all'antico era anche il riflesso dell'attrazione su di essi esercitata dall'architettura spontanea o del vernacolo. Questo diverso approccio all'individuo e al suo ambiente, non muoveva solo da una critica profonda del Movimento Moderno. 2 Era anche la 1 Il riferimento è a Mierle Laderman Ukeles, Maintenance Art Manifesto 1969! Proposal for an Exhibition "CARE," http://www.feldmangallery.com/media/pdfs/Ukeles_MANIFESTO.pdf, ultimo accesso 17 luglio 2016. 2 La nuova architettura del periodo tra le due guerre, comunemente nota sotto la formula Movimento Moderno, è stata indicata con nomi diversi in diverse nazioni. In Germania fu chiamata Neues Bauen o, con caratterizzazioni più accentuate, Neue Sachlichkeit, negli Stati Uniti assunse il nome di International Style, mentre nei paesi scandinavi fu denominata funktionalismi. È stato più volte ribadito dalla critica che il Movimento Moderno non è mai esistito nella realtà ma solamente nella storiografia cosiddetta "operativa" che ne ha fornito versioni e significati differenziati. Tra le diverse tesi avanzate, dalla fine degli anni Venti fino ai primi anni Quaranta, una si è imposta come fondamento comune, a dispetto della specificità dei metodi e degli strumenti adottati dagli storici e dagli stessi architetti. È la tesi secondo la quale l'ultimo capitolo della storia dell'architettura sarebbe riferibile, come le produzioni precedenti, a un ciclo di esperienze unitario e coerente. Le basi dello stile moderno avrebbero avuto origine nell'Ottocento, seppure privato dell'intera vicenda eclettica e romantica e ridotto alla sola architettura del ferro e all'opera di John Ruskin e
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