Direzione scientifica

Simona Marino, Annamaria Lamarra, Laura Guidi, Adele Cesàro, Caterina Comitato Scientifico, Susan Bassnett, Remo Bodei, Miano Borruso, Rosi Braidotti, Adele Ciambelli, Françoise Collin, Serena Dinelli (+18 others)
unpublished
Editoriale 7 I Il l t te em ma a: : P Pa au ur ra a Vita Fortunati, La donna e le nuove frontiere dell'invecchiamento 11 Simona Marino, La paura di morire e il diritto di scegliere 26 Giuseppe Ferraro, La paura e la verità del desiderio 33 Annamaria Lamarra, Infrangere il divieto: superare la paura e riconoscersi come creatrici di parole 45 Filomena Tuccillo, Caterina Arcidiacono, Parole migranti nello sguardo dell'altra/o 54 Giovanna Callegari, Attraverso la paura. Il laboratorio fantasmatico
more » ... torio fantasmatico di Cyndi Sherman 65 M Ma at te er ri ia al li i Lea Melandri, Prigionieri di un sogno 83 Adele Nunziante Cesàro, La paura della perdita: riflessioni sulla vita e sulla morte 85 Luigi Antonio Perrotta, L'ambivalenza Lucifero. La paura e la positività del "negativo" 93 Maria Marchese, La por i el silenci. Virilità e rimozione della paura nelle lettere dei volontari catalani del fronte francese (1914)(1915)(1916)(1917)(1918) 118 Laura Guidi, La paura e il coraggio. Una famiglia romana in tempo di guerra nelle memorie di Lucia Massaro 126 L Le et tt ti i e e r ri il le et tt ti i Cristina Gamberi, I felt no fear. La paura secondo Angela Carter, fra fiaba e romanzo gotico 143 L L' 'e ev vi id de en nz zi ia at to or re e Chiara Volpato, Token show 157 F Fe em mm mi in ni is sm mi i p po os st tc co ol lo on ni ia al li i e e t tr ra an ns sn na az zi io on na al li i Najlaa Mahboubi, Il passaggio 163 5 L La ab bo or ra at to or ri io o d di i r ri ic ce er rc ca a i in nt te er rd di is sc ci ip pl li in na ar re e Claudia Montepaone (a cura di), A. Chiaiese, F. Fava, L. Rocco, Incontro con Medea: tradizioni mitiche, riutilizzazioni teatrali, osservazioni psicologiche 171 G Ge en ne er re e e e f fo or rm ma az zi io on ne e Presentazione con citazione 191 Mariella Cascone, Il progetto Sentimenti differenti 193 Simona Marino, L'educazione ai sentimenti 195 Simona Marino, I sentimenti a scuola 199 Giuseppe Ferraro, Sentimenti differenti al "Galiani" 207 Simona Marino, L'educazione ai sentimenti con gli adulti 210 Giuseppe Ferraro, Le parole degli uomini 213 Protocollo d'intesa per la cosituzione di una "rete contro la violenza alle donne della città di Napoli" 216 N Ne ew ws s Programma SIS (Società italiana delle Storiche) 227 Ricerca interculturale e processi di cambiamento 235 Call for absracts. Seconda giornata di studi GDG (Gruppo Disparità di Genere)."Questioni sul corpo in psicologia sociale" 239 6 SOMMARIO iltema volto. Mentre l'uomo viene visto dalla società nella sua globalità, la donna è stata soggetta ad un processo dicotomico, di cesura della faccia dal corpo. La faccia diventa sineddoche del corpo, è la parte per il tutto: essa diventa una sorta di emblema, icona, bandiera, che non può né cambiare né alterarsi. La sua faccia nel palcoscenico della vita deve essere sottoposta a un continuo make up, perché appaia inalterata. La donna si presenta al pubblico con il suo viso e per questo lo cura con il maquilllage, lo imbelletta, lo trucca: il viso diventa uno strumento per fare carriera e raggiungere una posizione sociale. Quando la donna invecchia, la sua faccia subisce modifiche pesanti e diventa specchio del passare devastante del tempo, che a sua volta diventa il grande arbitro della sua visibilità. Questi effetti dell'invecchiamento, così devastanti dal punto di vista sociale, non sono, secondo la Sontag, presenti negli uomini. Il loro volto, anche se solcato dagli stessi e magari più pesanti segni del tempo, diventa quasi attraente, non viene sottoposto a quel processo di parcellizzazione a cui è sottoposta la donna. Il vecchio è accettato nella sua globalità: il suo volto segnato dalle rughe fa tutt'uno con il suo corpo. Le considerazioni della Sontag sul diverso valore simbolico del volto nell'uomo e nella donna anziana sono importanti per capire quanto sia stato difficile per le donne accettare la propria vecchiaia. Questa analisi vale sicuramente per le donne delle passate generazioni e per tutte quelle che, come me, stanno invecchiando, donne che fin da giovani hanno imparato a curare il proprio volto, quasi come un atto naturale e come modalità e prerequisito per "presentarsi" e quindi essere nel mondo. Sarebbe interessante studiare la percezione che le nuove generazioni hanno del proprio volto e del proprio corpo, per capire se ci sia stato, dopo anni di femminismo e di emancipazione, un reale mutamento antropologico. Recentemente infatti siamo state testimoni di alcuni inquietanti fenomeni sociali (tra i tanti per esempio quello delle "veline") che sembrano pericolosamente portarci indietro nel tempo. 4-Molte sono le scrittrici che hanno testimoniato le loro complesse esperienze in questa fase particolare della vita caratterizzata dalla pressante scansione del tempo. Un'analisi comparata di questa copiosa letteratura, nei diversi contesti geografico-culturali, mette in evidenza come non valgano più gli stereotipi, perché ogni donna invecchia in maniera differente per ragioni sociali, culturali, economiche, e biologiche 18 . L'identità della persona anziana è infatti multipla, plurima, si gioca su più livelli, perché si 19 LA DONNA E LE NUOVE FRONTIERE DELL'INVECCHIAMENTO 18 P. von Dorotka Bagnell, P. Spencer Soper (eds.), Perception of Aging in Literature. A Cross-cultural Study, Greenwood Press, New York 1998; M. Featherstone, A. Wernick (eds.), Images of Aging, Routledge Publishers, London 1995. iltema è venuta stratificando nel tempo, e continua a plasmarsi e ri-plasmarsi: un'identità potremmo dire "performativa" 19 . La sfida maggiore ci viene forse dall'uso che le donne artiste oggi fanno del corpo anziano nella fotografia e nella pittura. Esiste infatti una vasta produzione pittorica delle donne, dove il corpo nudo della donna anziana viene mostrato come una sfida contro una cultura che, come abbiamo visto, riduce la donna, dopo l'età della riproduzione, all'invisibilità o al ruolo edulcorato e canonizzato della nonna. Le donne fotografe e pittrici, da Cindy Sherman a Claire Prussian, mostrano il corpo anziano nei suoi eccessi e nel suo orrore, oppure rappresentano la donna anziana come essere dalla sessualità polimorfa. In questo senso le donne artiste vedono nella donna anziana una creatura che reincarna gli aspetti perturbanti presenti in figure mitiche quali la Sibilla, la Pizia, la Medusa: tali esseri emanano un fascino e un incantesimo capaci di infrangere e spezzare i confini e i limiti che la società patriarcale ha voluto imporre loro. Dai recenti prodotti artistici e letterari emergono una serie di importanti indicazioni e suggerimenti sull'invecchiamento, in una prospettiva di genere. Innanzitutto occorre un atteggiamento critico nei confronti della nostra società: una società ancora per molti versi giovanilista, legata a valori consumistici e tutta incentrata sull'apparenza esteriore. Il richiamo a nuovi "valori" non vuole evocare istanze religiose, quanto piuttosto lo sforzo di individuare valori che non coincidano necessariamente con quelli dominanti. La seconda indicazione deriva dalla politica dell' emancipazione delle donne, in quanto penso che la donna consapevole delle conquiste ottenute dal movimento femminista abbia maggiori strumenti per invecchiare bene. È importante quindi per le donne conoscere le conquiste e i risultati del femminismo, perché ciò significa essere in grado di capire la propria identità, sapere che la cultura delle donne è differente da quella degli uomini. Sapere, ad esempio, che sono state le donne a voler riappropriarsi di quel delicato momento di passaggio della loro vita, che è la menopausa, entrando in discussione con i ginecologi e geriatri tradizionali. A questo proposito sono utili gli studi antropologico-culturali sulla vecchiaia a livello interculturale, ma anche la medicina di genere che sta finalmente anche in Italia cominciando ad imporsi. Da questi studi emerge l'idea della vecchiaia come età che le donne devono "reinventarsi" 20 . La menopausa in passato 20 VITA FORTUNATI 19 V. Fortunati, C. Franceschi, The Quest for Longevity: Science and Narration, in B. Hurwitz, P. Spinozzi (eds.), Narrations and Discourses of Science, V §R, Gottingen 2010. 20 M. Fusasca, Simone de Beauvoir tra i dati dell' etnologia e l'antropologia del corpo vecchio, in A. Cagnolati (a cura di), La grande avventura di essere me stessa. Una rilettura di Simone de Beauvoir, Aracne, Roma 2010. iltema 22 VITA FORTUNATI 23 C. Franceschi, "Invecchiamento e Longevità nel Terzo Millenio: Prospettive utopiche con qualche problema", in «Bullettino delle Scienze mediche», Anno CLXXX, fasc. 2, 2008, pp. 47-68 (l'intero numero è dedicato al Mito dell'Eterna Giovinezza tra Biomedicina e Umanesimo). 24 J. Hillman, The Force of Character: And The Lasting Life, Ballantine Books, NewYork 2000. iltema Anche Theodore Roszack 25 afferma che difendere il valore della nonna significa non solo opporsi alla "teoria del gene egoista", ma anche difendere i valori della civiltà contro la forza distruttiva e l'angusta immaginazione dell'ingegneria genetica, del capitalismo selvaggio, del governo tecnocratico e dei fondamentalismi salvifici, disposti a calpestare la bellezza di questo mondo per la smania di arrivare primi. Vorrei concludere riprendendo il concetto espresso dalla de Beauvoir che la vecchiaia appare all'improvviso come qualcosa di estraneo. La percezione di essere vecchi non è facilmente localizzabile nel tempo di vita. Un uomo e una donna si accorgono di diventare vecchi improvvisamente, e quasi sempre sono gli altri che te lo fanno scoprire: "Sono gli occhi degli altri a vedere per primi la tua vecchiaia". Questo lo hanno affermato in molti, scrittori/scrittrici, e lo confermano tante esperienze personali. Ad un certo punto ti senti e ti vivi vecchia, perché è uno specchio che te lo rivela, dove molto spesso questo specchio sono gli occhi degli altri. Questa oggettivazione del tuo corpo, come corpo vecchio da parte degli altri, fa sì che esso ti appaia estraneo, come qualcosa che si inserisce tra te e lo specchio, tra te e gli altri. Bisogna, a mio avviso, proprio partire da questa consapevolezza per cercare di superare la paura che spesso accompagna questo processo. In realtà, finché la vecchiaia è percepita come altro da sé, come un corpo estraneo, è impossibile concettualizzare la propria vecchiaia e quindi accettarla. Soltanto nel momento in cui la si "sente" come cosa propria, la si può riconoscere e iniziare un processo di ri-appropriazione della propria vecchiaia e di ricostruzione della propria identità, iniziando un percorso di rimodellamento e di adattamento alla nuova condizione. Se non c'è questa difficile, ma importante accettazione, permane una tensione non risolta, produttrice di sofferenza e di disagio, tra una mente lucida e attiva e un corpo che sta invecchiando, che ti impone delle limitazioni che la tua mente non vuole accettare. Ancora una volta la tensione si verifica tra mente e corpo, dando vita a complesse e differenziate strategie diverse da persona a persona, spesso focalizzate sulla modificazione del corpo, per ridurre (esercizio fisico, dieta, cosmesi) o negare (chirurgia plastica) i segni e le cicatrici del tempo, con l'intento di ringiovanire o comunque preservare un corpo che sta chiaramente invecchiando, per adeguarlo ad una mente che non sembra invecchiare. Una tragica dicotomia e schizofrenia che la società contemporanea alimenta con un giovanilismo contraddittorio, perché fondato su valori 23 LA DONNA E LE NUOVE FRONTIERE DELL'INVECCHIAMENTO 25 T. Roszack, America the Wise: The Longevity Revolution and the True Wealth of Nations, Houghton Mifflin, Boston 1998. iltema materiali. Questa tensione, del resto profondamente dolorosa, è spesso ignorata e distorta, se non grottescamente derisa dai media, che presentano spesso vecchi belli, buoni, simpatici, sorridenti, benvestiti, contenti della loro vita e soprattutto grandi consumatori dei vari prodotti pubblicitari. Nella prospettiva dell'accettazione del cambiamento e del rimodellamento, il tema della doppia invisibilità si può trasformare in una grande forma di libertà. Se infatti all'inizio l'invisibilità produce sofferenza nella donna anziana, in un secondo momento, a condizione che si attivi un processo di riappropriazione e di reinvenzione della propria identità, la stessa invisibilità diventa una strategia di liberazione dagli stereotipi e dai modelli sanciti dagli altri. Non viene meno la cura e l'attenzione per il proprio corpo, ma non è più un'attenzione che ha lo scopo di piacere agli altri, ma una cura che intende esprimere il tentativo di trovare armonia ed equilibrio tra mente e corpo e che si propone soprattutto di rafforzare l'autostima. E se una persona sta meglio con se stessa, è anche maggiormente in armonia con gli altri. A questo proposito mi vengono in mente alcune fotografie di grandissime vecchie, molto belle, con il volto segnato, dal quale però traspare un profondo senso di armonia e di equilibrio. In particolare la fotografia di una nuotatrice di 79 anni, in costume da bagno: un'immagine abbastanza provocatoria, ma che riflette un nuovo modo di intendere e di immaginare la vecchiaia. L'occhio del fotografo è attento a cogliere la vitalità nel corpo di questa donna, i cui segni del tempo appaiono ben evidenti sul volto, e il suo equilibrio interiore. Lo sport, l'attività fisica non appaiono fine a se stessi, ma sono un segno tangibile di una vecchiaia accettata e la dimostrazione della possibilità di continuare ad avere un rapporto equilibrato e sereno tra il corpo e l'ambiente che lo circonda 26 . Sono infatti l'equilibrio e l'armonia (della mente e del corpo) che indicano il superamento delle tensioni e delle contraddizioni che si possono vivere nella società. In fondo è questo grande desiderio di armonia e di equilibrio che permette di affrontare la vecchiaia. Allora la vecchiaia può essere percepita e vissuta come una nuova fase che serve ad approfondire sempre di più la conoscenza della propria vita e la propria identità, comprendendo e selezionando ciò che ha valore da ciò che non ha valore, liberandosi da una serie di schemi preconfezionati. In tal senso la percezione/accettazione della propria vecchiaia diventa una presa di coscienza, nella direzione della ricerca continua della propria identità, 24 VITA FORTUNATI 26 E. Clark, Growing Old is not for Sissies II: Portraits of Senior Athletes, Pomegranate, Petaluma 1995. iltema come sostiene anche Jung 27 . La scrittrice americana Mary Sarton nei suoi bellissimi diari (Endgame, A Journal of the Seventy-Nineth Year 28 ; Encore: A Journal of the Eightieth Year 29 ; At Eighty-Two 30 ) ha puntualmente registrato, giorno per giorno, la sua incessante ricerca interiore per acquisire una profondità ontologica fondata non più sul "fare", ma sull'"essere". La nuova dimensione della vita per Sarton consiste nella consapevolezza che nella vecchiaia vi è uno spostamento dal fare all'essere. Essere per Sarton vuole dire capire intensamente il proprio presente ed è soprattutto l'imminenza della morte che per la scrittrice altera alcuni valori. Non è tanto importante il possesso delle cose, quanto avere il tempo per pensare. Non si è più concentrati sul fare, sull'agire, ma sull'approfondimento della propria psiche. Nei suoi diari Sarton ha giornalmente annotato la gioie che una donna anziana può attingere dalle piccole cose e dagli eventi minuti della quotidianità, che consistono soprattutto nella cura costante del giardino. Ci vuole immaginazione, dice la Sarton, e soprattutto un intenso coraggio, per scoprire la vecchiaia come grande avventura. 25 LA DONNA E LE NUOVE FRONTIERE DELL'INVECCHIAMENTO 27 C. G. Jung, Opere. Gli stadi della vita, Bollati Boringhieri, Torino 1982. iltema Simona Marino La paura di morire e il diritto di scegliere* All'inizio del IV capitolo di Spettri di Marx 1 , Derrida riporta una lunga citazione tratta da I miserabili di Victor Hugo che racconta con grande intensità un momento tragico degli avvenimenti del giugno del 1848 a Parigi. È la descrizione di due barricate che si fronteggiano. L'una, la barricata di Saint-Antoine, viene descritta come "furibonda, smisurata e viva, il tumultuo dei tuoni", che l'autore paragona alla voce di Dio che sovrasta quel cumulo di macerie; l'altra, "un sepolcro, il Tempio del silenzio", assume l'immagine spettrale e sinistra di una maschera. All'improvviso da questo tempo sospeso e denso si alza un grido funebre e trionfale "Facciamo la protesta dei cadaveri" a cui si uniscono in una sola voce tutti i presenti inneggiando alla morte. La scena citata si conclude con un corale "Viva la morte". La lettura inquietante di questa lunga citazione ci introduce in un capitolo in cui Derrida si interroga su gli spettri che hanno accompagnato Marx nel suo lavoro e, dopo aver ripercorso velocemente alcuni passi del Manifesto del Partito comunista, là dove si prefigura l'incarnazione finale dello spettro e la sua definitiva uscita dalla scena della storia, si sofferma sull'aspetto riflessivo del farsi paura nell' esperienza del fantasma. Paura di sé e paura dell'altro, una paura contro l'altra, come le due barricate che si fronteggiano. La paura del totalitarismo, e dell'inevitabile carica di violenza che comporta, si duplica nella paura di sé e dell'altro. Lo spirito della rivoluzione s'incrocia con il suo spettro, un legame che li rende indistinguibili e che s'insinua nelle pieghe di una relazione necessaria. È la spettralità, come resto inevaso della storia, a reclamare il dispiegarsi dello spirito. Un'eredità che è "sempre un compito" 2 , non nel senso di un imperativo morale, ma di ciò che ci costituisce in quanto viventi. Noi siamo eredi, che lo si voglia o no, e questa condizione di esistenza ci espone alla responsabilità di fronte a coloro che non ci sono più e a coloro che non sono ancora nati. Quell'intesa segreta tra le generazioni passate e la nostra, di cui 26 iltema * Questo intervento riprende alcuni temi di un saggio presente in un libro in corso di pubblicazione in onore del prof. G. Cantillo per l'editore M. Guida.
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