Rivista di Psicologia Clinica n.3-2007 225 I formatori degli psicologi clinici e i professionisti dell'aiuto

Antonio Imbasciati
2006 Imbasciati, Dabrassi & Cena   unpublished
Nell'ambito dei professori universitari e dei ricercatori di Psicologia Clinica, nelle università italiane, si è rivelato un duplice e talora contrapposto orientamento metodologico-culturale: da un lato si sottolinea il rapporto interpersonale con le relative interazioni e le capacità relazionali dello psicologo, quali fulcri del lavoro clinico, e si propugna il concetto di scienza empirica centrata sulla persona; dall'altro si privilegia la ricerca psicobiologica e psicofisiologica,
more » ... ente di laboratorio, e gli apporti delle neuroscienze quali fulcri per ciò che si ritiene un più diretto e preciso intervento clinico, da condursi nell'ambito della più generale metodologia delle scienze medicobiologiche. Nell'uno rispetto all'altro orientamento il concetto stesso di cosa si intenda per "clinico" diverge (Imbasciati, 2007b); le divergenze, non esplicitate a sufficienza, hanno dato e danno origine a equivoci, incomprensioni e vertenze nocive all'identità e all'immagine dello Psicologia Clinica stessa, con non indifferenti ripercussioni sul lavoro di tutti gli psicologi professionisti. Tale duplice e divergente tendenza si verifica nell'intero corpus universitario del settore M PSI 08 (Psicologia Clinica). Si presenta, pertanto, quanto mai necessario un lavoro scientificamente condotto per esplicitare gli equivoci alla base delle suddette divergenze, la loro origine storica e il grado di adeguatezza dei differenti approcci metodologici rispetto alle attuali scienze alla cui applicazione deve ispirarsi l'assistenza; nonché l'Organizzazione del più ampio campo dell'ottimizzazione della Salute. In tal lavoro sto da alcuni anni cimentandomi (indispensabile al suo prosieguo è il dibattito e i contributi di differenti punti di vista. In questa sede sottolineerò come le suddette divergenze e le ambiguità che ne stanno a monte possano nuocere all'avvenire professionale di tutti gli psicologi italiani. Infatti, i docenti entro il cui ambito si constatano non indifferenti divergenze di impostazione sono i formatori dei futuri psicologi professionisti: poiché la maggior parte degli psicologi professionisti vanno a fare i clinici, i docenti del settore M PSI 08 sono i formatori dei futuri psicologi professionisti. La loro formazione, la loro professionalità e la stessa loro idea circa il lavoro detto "clinico", risentirà pertanto dell'una piuttosto che dell'altra tendenza dei loro formatori. Le differenze e le divergenze che si riscontrano in ambito accademico sono pertanto tutt'altro che irrilevanti nei confronti del futuro dell'intera professione degli psicologi, e di come essa si configurerà, si espanderà o restringerà, nella società italiana. A tale futuro dovrebbe dunque essere interessato l'Ordine professionale e le altre Associazioni che tutelano la professione. Al di là della diatriba, peraltro in atto, sul maggiore o minore livello di scientificità (per es. dibattito sull'Impact Factor) e sull'utilità maggiore o minore dell'uno piuttosto che dell'altro orientamento, vorrei qui prospettare alcune conseguenze sulla futura professione degli psicologi, la stragrande maggioranza dei quali fa professione detta clinica, a seconda che riceveranno una formazione centrata sull'uno piuttosto che sull'altro orientamento, e cioè a seconda del tipo prevalente di formatori che essi avranno avuto. La medicalizzazione dei servizi (Imbasciati, 2008b) e la prevalenza gerarchica degli psichiatri sugli psicologi 1 , molto probabilmente favoriranno la seconda posizione: questo potrebbe produrre una concezione della Psicologia Clinica come centrata esclusivamente sulla correzione del deficit (Carli, 2006) e non come sviluppo della persona, ovvero centrata sulla patologia. Questa inoltre viene di solito intesa, sia in ambito medico-assistenziale che nell'utenza, in relazione a una www.imbasciati.it. 1 Sovente gli psichiatri affermano che essendo lo psichiatra uno Specializzato e invece lo psicologo un semplice laureato, la suddetta gerarchia può essere giustificata: ma nessun psichiatra mai si sognerebbe di considerare un ingegnere, o un economista o un giurista, della cui consulenza avesse bisogno, alla stessa stregua in cui considera lo psicologo. L'assunto implicito è che lo psichiatra si considera Specialista anche in Psicologia Clinica.
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