La varietà arbëreshe di San Marzano di San Giuseppe

Giovanni Belluscio, Monica Genesin
2015 unpublished
1. Premessa 1.1. L'isola alloglotta di San Marzano La varietà di San Marzano, unica testimonianza linguistica ancora vitale di un'isola alloglotta costituita anticamente da un gruppo di paesi albanofoni localizzati nella provincia di Taranto 2 , è la più vivace della Puglia, dato che negli altri due centri, Chieuti e Casalvecchio di Puglia in provincia di Foggia, lo stato di conservazione della lingua sembra essere più compromesso. Il punto di partenza per descrivere la situazione
more » ... zione sociolinguistica di un dialetto dovrebbe essere costituito dall'indicazione del numero dei locutori: questo non è però possibile 1 I paragrafi (e relativi sottoparagrafi) sono così ripartiti: 1 e 3 a Monica Genesin, 2 a Giovanni Belluscio. 2 La colonia fu costituita allorquando il nobile albanese Demetrio Capuzzimati, dimorante in Oria, acquistò nel 1530 il feudo sammarzanese che venne ripopolato con gente non regnicola, di etnia albanese la quale portò nella nuova patria lingua, consuetudini e il rito greco, cfr. P. COCO, Casali albanesi nel Tarentino: studio storico-critico con documenti inediti. Grottaferrata, Scuola tipografica italo-orientale S. Nilo, 1921; ID., Gli Albanesi in Terra d'Otranto, in «Iapigia» X, 1939, pp. 329-41; E. TOMAI-PITINCA, Istituzioni ecclesiastiche dell'Albania tarantina, Galatina, Congedo editore, 1984; V. MUSARDO TALÒ, Il casale albanese, in C. D'ANGELA, G. CARDUCCI (a cura di), San Marzano tra età antica e età moderna. San Marzano, Cassa Rurale di San Marzano, 1992, pp. 105-110; ID., San Marzano di San Giuseppe. Un'isola culturale in Terra di Puglia, Lecce, del Grifo, 1997. A livello di pratiche culturali, una particolarità che differenzia questo paese dalle comunità limitrofe è costituita anche dalla «processione devozionale dei carrettieri» che si svolge il 18 marzo, alla vigilia della festa dedicata a San Giuseppe, santo patrono del paese. Una lunga teoria di cavalli carichi di fascine di frasche d'ulivo, bardati a festa, di razze diverse e provenienti anche da altra zone della Puglia, è preceduta da devoti che portano ceppi e rami d'ulivo. Appena i carri arrivano nel sagrato della chiesa, dove è stata collocata la statua del santo, i quadrupedi sono fatti inginocchiare davanti alla sacra immagine per continuare poi in uno spazio dove viene scaricata la legna che servirà per la costruzione di un enorme falò. Come rileva V. Musardo Talò, l'origine del falò e del patronato di San Giuseppe risalirebbe, secondo la tradizione popolare. all'anno 1866, quando all'antivigilia della festa, un evento prodigioso, un violento nubifragio, sradicò numerosi alberi di ulivo fornendo materiale per il falò alla povera gente che non aveva legna da ardere. Nella foto donataci da Antonio Cosma, sono riprodotti alcuni momenti della processione che si è svolta nel corso della festa patronale del marzo 2015, cfr. V. MUSARDO TALÒ, Tracce storiche su San Marzano di San Giuseppe, Taranto, Mondese, 1987, p. 97; E. IMBRIANI, La sarta di Proust. Antropologia e confezioni, Bari, Edizioni di Pagina, 2008, pp. 96-98.
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