UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Dottorato di Ricerca in Letterature Euroamericane XX Ciclo Tesi di Dottorato SCRITTURA E IDENTITÀ IN ASSIA DJEBAR E NAWAL EL-SAADAWI VOCI FEMMINILI DALL'AFRICA SETTENTRIONALE ARABO-MUSSULMANA

Chiar Ma, Francesca Melzi D', Eril Dottoranda, Marta Sirimbelli, A Fornaciari
<span class="release-stage">unpublished</span>
Assia Djebar festeggiò in prima persona l'indipendenza dell' Algeria (1962), ritornando nel proprio paese per scrivere un reportage per l'Express. Visse sotto la presidenza di Ben Bella, che fu destituito dal colpo di Stato del colonnello Boumedienne (1965). Assistette alla formazione del nuovo governo, affidato a un Consiglio della rivoluzione composto da militari e presieduto da Boumedienne. Subì le conseguenze del processo di arabizzazione del paese, a seguito del quale fu costretta ad
more &raquo; ... onare la cattedra di Storia Moderna e Contemporanea dell'Africa del Nord all'Università di Algeri e a trasferirsi a Parigi. Dalla Francia continuò a seguire con apprensione il progressivo deterioramento del clima politico interno: il fallito colpo di Stato del colonnello Zbiri (dicembre 1967), l'attentato contro Boumedienne (aprile 1968), l'estendersi dei movimenti di opposizione al regime, le agitazioni studentesche del 1968 con la conseguente chiusura del centro universitario. Dovette attendere il 1974 per poter ritornare in un'Algeria politicamente stabile e per ricoprire nuovamente il ruolo di professore universitario. Dopo la presidenza di Benjedid Chadli (1979), le violenti reazioni provocate dalla prima del suo lungometraggio La Nouba des femmes du Mont Chenoua (1979) e la ribellione studentesco-operaia della frazione berbera dei Cabili (1980), la scrittrice preferì l'esilio definitivo. Dall'Occidente (Francia e Stati Uniti) continua ad osservare la politica algerina e a denunciare l'escalation di violenza e i numerosi attentati il cui principale obiettivo degli ultimi decenni sono stati gli intellettuali, i giornalisti, gli stranieri, ma anche interi villaggi colpiti a tappeto senza risparmiare donne e bambini. Le Blanc de l'Algérie e Oran, langue morte sono testimonianza concreta e duratura delle morti incomprensibili e rendono giustizia a vittime innocenti sacrificate dall'integralismo islamico. Fatima Mernissi è stata a sua volta testimone dei processi di decolonizzazione 15 che hanno portato all'indipendenza 16 , alla creazione del regno 15 Ricordo che il Marocco durante il XIX secolo ha subito la dominazione spagnola, inglese e francese e, agli inizi del XX secolo, anche tedesca. Con la conferenza d'Algesiras (7 aprile 1906), il Marocco fu posto sotto il controllo internazionale. La convenzione di Fez del 30 marzo 1912 impose il protettorato francese e ratificò l'assegnazione di una parte della zona nord (Rif) e della zona sud (Ifni, Tarfaya) alla Spagna. Lo statuto della zona internazionale di Tangeri fu regolato con le convenzioni di Parigi del 1923 e del 1928. Nell'immediato primo dopoguerra il regime di protettorato fu sostituito con quello dell'amministrazione diretta. Il sultano, scelto direttamente da Parigi, ebbe infatti solo poteri in materia religiosa. Per un approfondimento si veda Biancamaria Scarcia Amoretti, Il mondo musulmano. Quindici secoli di storia, Roma, Carocci, 1998, p. 195 e la voce "Marocco" in Rizzoli Larousse, Enciclopedia Multimediale, Milano, 1998. 33 Walter Jackson Ong, Orality and Literacy. The Technologizing of the Word, London and N.Y., Methuen 1982, trad. it. Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, a cura di A. Calanchi, Bologna, Il Mulino, 1986, p. 33. Ong scrive: "In an oral culture, restriction of words to sound determines not only modes of expression but also thought processes". 34 Ibid., pp. 34 -35. 35 Ibid., pp. 45 -46. Ong sostiene infatti che "For an oral culture learning or knowing means achieving close, empathetic, communal identification with the known (Havelock 1963, pp. 145-6), 'getting with it'. Writing separates the knower from the known and thus sets up conditions for 'objectivity', in the sense of personal disengagement or distancing". 22 diventa infatti strumento di lotta verbale e intellettuale 36 . Il discorso orale ricorre inoltre alla ridondanza e alla ripetizione, che aiutano a focalizzare i concetti e a mantenere il filo del ragionamento 37 . Non è mai solo verbale, ma rappresenta uno stile di vita verbomotorio, che coinvolge il corpo intero dell'individuo in particolare il senso dell'udito, che unifica ed armonizza senza violare l'interiorità 38 . Poiché "interiority and harmony are characteristics of human consciousness", in un'economia verbale dominata dal suono, anche la percezione del cosmo è diversa e l'uomo ne è il centro, ponendosi come ombelico del mondo 39 . La cultura orale primaria non si basa su concetti astratti, bensì su situazioni di vita concrete ed in tal senso è vicina ed esprime l'esperienza umana. Il sistema della memoria, inoltre, è omeostatico, ovvero elimina le memorie che non hanno più rilievo (o sono scomode) per il presente. La società in cui domina la cultura orale primaria è tendenzialmente chiusa, conservatrice e tradizionale. L'innovazione non è favorita e questo perché la conoscenza è raggiunta ed accumulata con grande difficoltà. I depositari e i custodi della memoria collettiva sono gli anziani che godono di grande rispetto, essendo, coloro che, forgiati dall'esperienza della vita, la interpretano e la trasmettono. A tale proposito, lo scrittore maliano Amadou Hampaté Bâ afferma che "in Africa quando muore un anziano è una biblioteca che brucia" 40 e Assia Djebar, parlando di Oum Fadl, moglie di Abbas, zio paterno di Maometto, ricorda come essa fosse considerata una prima memoria per i mussulmani, la depositaria di un passato recente ma intenso, vissuto in prima persona, in qualità di madre di Fadl, colui che seppellì il Profeta e di Abdallah, uno dei più celebri commentatori del Corano 41 . 36 Ibid., pp. 43 -44. 37 Ibid., pp. 40 -41. 38 Ibid., p. 71. 39 Ibid., p. 73. A tale proposito Ong sostiene che nelle culture orali "[...] the phenomenology of sound enters deeply into human beings' feel for existence, as possessed by the spoken word. For the way in which the word is experienced is always momentous in psychic life. The centering aspect of sound [...] affects man's sense of the cosmos. For oral cultures, the cosmos is an ongoing event with man at its center. Man is the umbilicus mundi, the navel of the world". 40 http://www.missioni-africane.org/index/deserto/intro.htm. 41 Assia Djebar, Loin de Médine, Paris, Albin Michel, 1991, p. 55. Il padre, non trasmettendo la "langue de sa mère", spezza dunque la tradizione dell'oralità femminile. Non permette il passaggio dell'implicito della cultura araba. Non consente alle figlie di inserirsi nel ruolo loro riservato in quanto donne e di ricevere dalle antenate la memoria collettiva per diventarne a 78 Assia Djebar, Vaste ..., cit., p. 42. 79 La definizione è stata data dalla Sebbar, nel corso del Convegno Lingua, alterità, identità,
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