TEORIA E PRATICA DEL DIRITTO A CONFRONTO. FILIPPO AMBROSOLI E LA PENALISTICA ITALIANA FRA RISORGIMENTO E UNITA' [article]

STEFANO ARGINE
2014
Introduzione 5 CAPITOLO PRIMO FILIPPO AMBROSOLI E IL SUO TEMPO 1. Introduzione: il giurista italiano di metà Ottocento fra pratica e 4 4. La tutela della proprietà letteraria 338 5. Truffa e reati contro il patrimonio: il caso di Leopoldina Medici 358 6. Considerazioni conclusive 368 Osservazioni conclusive 371 Ringraziamenti 382 Bibliografia 385 DOCUMENTI ALLEGATI ALLEGATO 1. F. AMBROSOLI, Se la divisione di una sostanza comune possa considerarsi come un contratto. Dissertazione, Pavia 1847
more » ... EGATO 2. G. CARCANO, Della Suprema magistratura del Regno, Milano 1871 (frontespizio con dedica a Filippo Ambrosoli) ALLEGATO 3. Istanza di liberazione autografa (ASMi, Tribunale di Milano, sentenze penali, I ala, p.t. 352, cart. 6, vol. 12, doc. 2495) INTRODUZIONE Quelli che stiamo vivendo sono anni particolarmente intensi per la storiografia giuridica (e non solo). È noto, infatti, che nel 2011 hanno avuto luogo i festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, mentre a tutt'oggi sono attese le celebrazioni per i 150 anni dell'unificazione giuridica nazionale, portata a termine sotto il dicastero Pisanelli nel 1865. Un'unificazione giuridica, tuttavia, 'mutilata' dall'assenza di una immediata e contestuale formazione del codice penale unitario, che soltanto il guardasigilli Zanardelli raggiunge nel 1889, trascorso quasi un trentennio dall'Unità politica del Regno. È proprio a tale decisivo passaggio temporale e storico che è dedicato il presente contributo. Più in particolare, la nostra attenzione sarà rivolta all'analisi della vita e delle opere di Filippo Ambrosoli (1823-1872), giurista e magistrato lombardo che ha contribuito profondamente -vedremo in quale modo -al graduale processo di unificazione penale del Regno. A tal riguardo, non mancheremo di segnalare -nell'esame delle numerose condizioni ostative ad una celere unificazione penale -il difficile rapporto instauratosi negli anni immediatamente postunitari tra scienza giuridica ottocentesca, da un lato, e politica governativa, dall'altro lato. Quest'ultima -nello specifico -è rappresentata in maniera pressoché prevalente (almeno nel primo lustro di vita unitaria del Regno) dall'élite politica e culturale piemontese: ne è piena prova la circostanza per cui le direttive governative provenienti da Torino -sull'esempio del ben noto (43). La pubblicazione dell'edizione riveduta e corretta suscita immediato successo: «non esitiamo a conchiudere doversi lode e gratitudine al dottor Ambrosoli per questo suo lavoro, che, oltre ai prelodati meriti intrinseci, ha quello eziandio dell'utilità ed opportunità, e che, per esprimerci in una parola, può chiamarsi un'ottima traduzione di un ottimo libro» (44). Persuaso di ciò, in età più matura, cura nel 1863 la traduzione e l'annotazione dei famosi Elementi di diritto criminale di Giovanni Carmignani, offrendone una dotta lettura in chiave moderna, lodata anche dal principale allievo del grande Maestro, Francesco Carrara (45). Inoltre, nel 1867 è nominato, insieme a Federico Sclopis, commissario della commissione incaricata di redigere il progetto di codice internazionale promosso nel 1866 dal Dudley Field: Ambrosoli cura meticolosamente la traduzione del progetto, ricevendo importanti gratificazioni ed entrando in (43) «... non è nemmeno necessario di dire quanta importanza debba avere un'opera dedotta dai principj filosofici sull'intima natura delle prove e sul grado di fede che loro è dovuta, cimentati e sanciti da una diuturna esperienza. I pratici sanno ancor meglio dei teorici quali e quante difficoltà si sollevano ogni giorno nella valutazione delle prove; e chi non ha fatta la sgraziata abitudine di numerarle, e dirsi convinto quando il numero è compiuto; chi con animo peritoso e con scrupolosa coscienza e con tranquillo raziocinio pesa gli argomenti di sicurezza e di dubbio, costui riconoscerà facilmente il pregio d'un lavoro filosofico, dove le quistioni sono richiamate ai loro principj, e dove, senza trascurare la legge, s'interroga la ragione universale» (cfr. l'introduzione dell'Ambrosoli in MITTERMIAER, Teoria della prova cit., p. VIII). (44) Così la recensione di Enrico Rosmini: E. ROSMINI, Bibliografia. Teoria della prova nel processo penale, del professore Mittermaier, traduzione del dottor Filippo Ambrosoli, Sostituto Procuratore di Stato in Milano, in Gazzetta dei Tribunali Milano, Serie II, vol.
doi:10.13130/argine-stefano_phd2014-01-23 fatcat:c4imevroynbhbgvnq6tantyz3y