Rivista di Psicologia Clinica n.2-2010 223 Aspetti neurobiologici e neurocognitivi del Disturbo Antisociale di Personalità: un aggiornamento

Michele Poletti
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Introduzione Tale breve articolo si propone di fornire un aggiornamento sugli aspetti neurobiologici e neurocognitivi del Disturbo Antisociale di Personalità (DAP), attraverso una rassegna ragionata di studi reperiti nelle banche dati Medline e PsychInfo, aggiornate al Dicembre 2009. Il DAP è caratterizzato da un disprezzo patologico del soggetto per le regole della società, da comportamento impulsivo, dall'incapacità di assumersi responsabilità e dall'indifferenza nei confronti dei sentimenti
more » ... nti dei sentimenti altrui. I criteri diagnostici del DSM IV-TR (American Psychiatric Association, 2000), che si applicano solo a soggetti maggiorenni, includono: la presenza di un Disturbo della Condotta con esordio precedente ai 15 anni; l'incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento, con ripetersi di condotte suscettibili di arresto; disonestà, cioè il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa gli altri; impulsività o incapacità di pianificare; irritabilità e aggressività; inosservanza della sicurezza propria e degli altri; irresponsabilità, cioè incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un'attività lavorativa con continuità; mancanza di rimorso. Questi aspetti del comportamento antisociale non devono manifestarsi esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un episodio maniacale, ma essere caratteristiche comportamentali stabili del soggetto. È importante sottolineare il criterio della presenza di un Disturbo della Condotta prima dell'età dei 15 anni, cioè un quadro di comportamenti che violano i diritti degli altri o le norme e le regole sociali appropriate per l'età (aggressione a persone o animali, distruzione di proprietà, truffa o furto, grave violazione di regole): ciò sottolinea l'importanza di un punto di vista evolutivo sul DAP, il cui percorso di sviluppo inizia durante o ancora prima dell'adolescenza. A proposito delle condotte antisociali, occorre brevemente richiamare l'etichetta diagnostica di Psicopatia che presenta aree di sovrapposizione con quella di DAP. Già a partire dai criteri diagnostici del DSM-III, venne rilevato che la maggior parte dei soggetti in carcere era compatibile con una diagnosi di DAP ma solo il 25% dei soggetti era compatibile con una diagnosi di Psicopatia, sostenuta dalla somministrazione della Psychopathy Checklist-Revised di Hare (PCL-R) (Hare, 1983;1991; Hare, Hart & Harpur, 1991). La letteratura oggi disponibile sui comportamenti antisociali è piuttosto vasta ma rimane una certa ambiguità di fondo nell'uso di tali termini: non è lo scopo di tale breve articolo di aggiornamento approfondire le differenze tra queste due categorie diagnostiche, ma occorre tenere ben presenti alcune distinzioni fondamentali. La diagnosi di DAP viene posta più frequentemente rispetto a quella di Psicopatia, in quanto questa ultima possiede criteri diagnostici più severi. Nel DAP si fa più riferimento al comportamento del soggetto, cioè al fatto che egli tenda a mettere in pratica atti antisociali a dispetto delle conseguenze negative dei suoi atti, mentre nella Psicopatia si fa più riferimento alla dimensione affettiva ed interpersonale del soggetto, mettendone in evidenza l'egocentrismo, l'impulsività, l'irresponsabilità, le emozioni superficiali, l'assenza di empatia, di senso di colpa e di rimorso, e la manipolazione di norme e aspettative sociali (Hare, 1983; Cleckley, 1976). La diversa attenzione diagnostica posta nei confronti del livello comportamentale da una parte e del livello affettivo/ interpersonale dall'altra, fa sì che la maggior parte dei soggetti psicopatici siano compatibili con una diagnosi di DAP, ma non
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