Il calabrone che vola

Elio Borgonovi
2016 MECOSAN  
Da tempo non si sente più richiamare l'immagine del "calabrone che vola" per descrivere la realtà dell'Italia. Un'immagine usata 10-15 anni fa che nasceva dal fatto che il calabrone ha caratteristiche aerodinamiche che non gli consentirebbero di volare secondo le leggi della fisica, ma che nella realtà vola. Un'immagine evocata con riferimento a una serie di indicatori economici secondo i quali l'Italia non avrebbe potuto e non potrebbe dopo la crisi essere tra le principali economie
more » ... utilizzata anche per descrivere la realtà delle imprese cooperative che non avrebbero potuto e non potrebbero sopravvivere se analizzate secondo i principi "tradizionali e consolidati" delle teorie delle imprese e del management. Una immagine che viene sempre evocata poiché nella maggior parte delle classifiche riguardanti caratteristiche positive (esempio numero di università tra le prime 500 del mondo, percentuale dei laureati o di persone con istruzione superiore rispetto alla popolazione, tasso di occupazione femminile, capitalizzazione delle imprese, numero di manager, durata dei processi, attrattività di capitali esteri solo per parlare di alcuni), l'Italia figura agli ultimi posti mentre nelle classifiche sulle caratteristiche negative (esempio livello percepito di corruzione, disoccupazione generale, giovanile, nelle regioni del sud, tasso di sviluppo degli ultimi 20 anni e altri) figura ai primi posti. Questa immagine è stata recentemente sostituita dal premier Renzi con quella dei "gufi" ossia di coloro che prevedono evoluzioni negative del sistema Italia e preconizzano la sua decadenza strutturale. Una metafora che in senso contrario può essere applicata al SSN italiano. Infatti, come si è ricordato altre volte negli editoriali di Mecosan, ci si può domandare come possono coesistere indicatori di salute tra i migliori del mondo con un livello di spesa pro capite, come percentuale del prodotto interno lordo, tasso di incremento negli ultimi cinque anni decisamente inferiori a quelli degli altri grandi Paesi progrediti sia nella componente pubblica che a livello globale pubblico. Detto in altre parole sembrerebbe che con un livello di spesa così basso rispetto agli altri Paesi progrediti sia impossibile raggiungere livelli di salute così elevati, in questo caso non si tratta di valutazioni soggettive, ma si fa riferimento a dati raccolti da soggetti esterni indipendenti come sono OCSE, WHO e altri organismi internazionali ai quali si rimanda per confronti specifici 1 . La metafora è ancor più appropriata poiché gli indicatori positivi di salute permangono anche dopo 15 anni nei quali in Italia vi è stata una tendenza di drastica riduzione dei posti letto, dei ricoveri e del tasso di ospedalizzazione, della durata di degenza media, di personale (soprattutto dopo l'introduzione dei piani di rientro nelle Regioni in disavanzo e il generalizzato blocco del turnover), il cui numero sembra oggi arrivato a un livello di guardia (si veda "Rapporto OASI 2015"). Quest'ultima misura ha inevitabilmente aumentato l'età media di medici, infermieri, altri operatori, ha avuto effetti negativi anche con riguardo alle inidoneità, inabilità e limitazioni lavorative e ha determinato un aumento degli straordinari e dei turni di lavoro oltre i limiti prefissati da una direttiva europea (turni di riposo obbligatoriamente superiori alle 11 ore) con l'inevitabile apertura della procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell'opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento. Copyright © FrancoAngeli N.B: Copia ad uso personale. È vietata la riproduzione (totale o parziale) dell'opera con qualsiasi mezzo effettuata e la sua messa a disposizione di terzi, sia in forma gratuita sia a pagamento.
doi:10.3280/mesa2015-096001 fatcat:7fhc5bwz3rhxroonmes3cxzhou