Le glosse "impoetiche" del testimone lipsiense del Heliand [article]

SIPIONE CONCETTA
2009
The recent discovery of a new fragment of the Heliand (L), found at Leipzig in the binding of a volume, has aroused renewed interest in the Old Saxon poem. L (one sheet) contains lines 5823-5870 relevant to the most part of fit 69 and the beginning of the next one. This section of the Heliand was handed down so far only in the Cottonianus (C), as the Monacensis lacks the corresponding sheets. L contains also some readings, quite different from those of C, perhaps a proof that it retains a much
more » ... it retains a much older text than that of C. But the chief interest of L lies in the three vernacular glosses (written perhaps by the same hand of the main text), whose function was apparently to explain difficult or outdated words on the line. Un nuovo frammento del Heliand è venuto alla luce, più di tre anni fa (aprile 2006), presso la Biblioteca Universitaria di Lipsia: si tratta finora del ritrovamento più recente, che fa seguito, a distanza di circa trent'anni, alla scoperta dei frammenti di Straubing. Il rinvenimento, piuttosto fortunoso, come spesso accade in questi casi, costituisce un'occasione per ripensare le modalità di fruizione dei testi medievali in volgare e in particolare dell'epica religiosa dei Sassoni. Ebbi occasione di presentare, in un breve intervento, il nuovo testimone a Pescara, al XXXIII Convegno dell'A.I.F.G., mettendo in luce le importanti ricadute che la nuova scoperta avrebbe avuto sulla filologia del Heliand; ne scaturì uno studio approfondito del foglio che, nelle more della pubblicazione, si è rivelato ormai superato, perché nel frattempo sul nuovo testimone sono apparsi tre diversi interventi, nella sostanza piuttosto simili, ed una breve nota. 1 Linguistica e Filologia 29 (2009): pp. 151-177 * Rivolgo un sentito ringraziamento alla Prof.ssa Ute Schwab, alla Prof.ssa Maria Vittoria Molinari e agli amici del Mittellateinisches Seminar di Heidelberg. 1 Si tratta rispettivamente degli articoli di Schmid (2006) e Rauch (2006) , apparsi quasi contemporaneamente, a cui si è aggiunto il contributo di Sahm (2007) . Schmid (2007) è poi ancora intervenuto brevemente a sostenere le sue tesi e criticare il lavoro delle due studiose. ha condotto uno studio completo e sufficientemente accurato, anche se non privo di alcuni giudizi affrettati e di considerazioni ormai superate, che avrò modo di commentare di seguito. Rauch Le glosse "impoetiche" del testimone lipsiense del Heliand* Mi sembra giusto, a questo punto, riprendere il discorso e concentrarmi, dopo una presentazione generale del nuovo testimone, su alcune sue caratteristiche a mio avviso non sufficientemente messe in luce da chi finora ne ha scritto. Nel fare questo, non desidero entrare nella polemica seguita alla pubblicazione del frammento, che ha visto coinvolti l'autore della cosiddetta editio princeps, Se escludiamo il nuovo foglio di Lipsia, indicato per consuetudine con L dal luogo del ritrovamento, la trasmissione del Heliand si compone di due testimoni (quasi) completi e di tre frammentari: i codici (quasi) completi sono il Monacensis (M, Cgm 25), risalente all'850 circa, 3 e il Cottonianus (C, Cotton Caligula A VII), della seconda metà del X secolo; 4 testimoni frammentari sono gli estratti contenuti nel Vaticanus (V, Pal. lat. 1447, 27r e 32v), 5 il Pragensis (P, oggi a Berlino, Deutsches Linguistica e Filologia 29 (2009) 152 (2006) fornisce una trascrizione parziale (limitata al solo verso del foglio e corredata da una "traduzione" troppo aderente al testo as.) ed un'analisi fonomorfologica incompleta, realizzata essenzialmente in funzione contrastiva con il manoscritto C; I. Rauch spiega così questa sua scelta: "all the data which ms L has to offer have not been considered in this paper, since a great deal of the reproduction of the outer side of the Leipzig fragment is not readable to the naked eye". Ma questo non è assolutamente vero, dal momento che anche la riproduzione digitale diffusa su Internet e da me utilizzata è molto chiara, a parte pochissimi passi danneggiati. La studiosa non aggiunge comunque niente di sostanzialmente nuovo rispetto a Schmid. Anche lo studio di Sahm, dal molto promettente titolo "Neues Licht auf alte Fragen", riprende parzialmente gli argomenti già affrontati da Schmid, e si concede alcune asserzioni francamente poco accettabili di cui dirò sotto; l'unica novità sostanziale del contributo di Sahm è costituita dall'attenzione per gli accenti che si rinvengono nel testimone, trattati in maniera piuttosto frettolosa da Schmid. 2 Schmid (2007) discredita in maniera veemente i contributi di H. Sahm e I. Rauch sul "suo" foglio, rivendicando al contempo il suo ruolo di Erstveröffentlicher del testimone, sminuito, a sua detta, a semplice autore della Fundgeschichte da H. Sahm; quest'ultima avrebbe, inoltre, dato alle stampe un contributo le cui affermazioni "die Darlegungen in meiner Erstpublikation weder erweitern noch korrigieren"; infine Schmid stigmatizza il metodo editoriale della studiosa come "Verfälschung des graphematischen Systems" e si sente in dovere di pubblicare nuovamente il testo diplomatico di L, in modo da dare a tutti la possibilità "den hier nochmals abgedruckten Text von L mit den vorausgehenden Editionen in ZfdA und ZfdPh zu vergleichen und so festzustellen, wo sich die Fehllesungen häufen". Acre anche la sua critica al contributo di I. Rauch, relegata tra l'altro in una breve nota a piè di pagina: "eine [...] Publikation, die allerdings nur einen unvollständigen und fehlerhaften Text enthält (gleichwohl indirekt vorgibt die Erstpublikation von L zu sein)". 3 Sulla base dell'evidenza paleografica Bischoff (1979a: 161-170) identifica in Corvey lo scriptorium di M. 4 Redatto da mano anglosassone in uno scriptorium dell'Inghilterra meridionale, forse Winchester o Canterbury; cfr. Priebsch (1925: 9-11); Taeger (1996: XIX-X). 5 Il codice, di contenuto computistico, contiene anche gli estratti della Genesi antico sassone; se l'origine del codice è certa (Magonza, inizio del IX sec.), tuttavia non è stato possibile identifi-157
doi:10.6092/lef_29_p151 fatcat:x22nlpxr2jc5lnjwpzzo6rjtkq