"The Poverty of Territorialism. A Neo-Medieval View of Europe and European Planning", Andreas Faludi

Angela D'Orazio
2019
Studies in Planning Theory, Policy and Practice, 2018, pp. 192 I l testo The Poverty of Territorialism. A Neo-Medieval View of Europe and European Planning ha lo scopo di argomentare la tesi di Andreas Faludi in merito alla necessità di superare, nella costruzione europea e nel planning, la concezione di spazio come insieme di containers, con il suo corollario del controllo di una singola autorità per quello spazio, adottando invece l'approccio di un soft planning applicato soft spaces. Andreas
more » ... oft spaces. Andreas Faludi, professore emerito alla Delft University of Technology, è un nome noto agli studiosi di pianificazione in tutta Europa. Le sue riflessioni sui percorsi che l'Unione Europea compie nel suo divenire e sul ruolo che in questo movimento rivestono i planner, sono un riferimento imprescindibile. In questo nuovo, «non programmato», libro, Faludi tira le somme di una trentennale riflessione sullo European Spatial Planning scegliendo di concentrarsi piuttosto che sulla teoria della pianificazione, sulla considerazione di ciò che succede quando e dove i planner europei si incontrano e sui fattori che li guidano nella loro azione (nei diversi ruoli che rivestono, nell'arena pubblica, nell'accademia, nella pratica professionale). Molti dei loro pensieri e azioni hanno a che fare con «territori» intesi come aree confinate sotto la responsabilità di un'autorità, ma anche come una responsabilità degli stessi pianificatori in quanto area di riferimento di un qualche mandato intellettuale. Il titolo del libro richiama esplicitamente il classico di Karl Popper The Poverty of Historicism per sottolineare l'intento cri-tico nello scardinare le «certezze costituite» del planning. Ma il sottotitolo aiuta a comprendere che la parte destruens della trattazione è funzionale ad una parte costruens appassionata e generosa che vede nella dimensione europea l'ambito di elezione, sia per riflettere sull'agire territoriale, sia per l'azione. Il sottotitolo richiama infatti una visione differente per l'Europa e per il planning europeo. Il tema è dunque il necessario superamento della gabbia territoriale (la territorial trap di John Agnew) nelle sue articolazioni gerarchiche e intesa come obbligatorio quadro di riferimento limitante per i policy maker e per i planner europei. La costruzione europea è contemporaneamente originata e ostacolata dall'azione degli Stati membri che si rapportano fra loro in termini di mosaico territoriale. Il termine «Neo-Medieval» è utilizzato da Faludi -richiamandosi al lavoro del 2014 di Jan Zielonka Is the EU doomed? e con dichiarato intento provocatorio -per indicare un ordine politico nel quale le relazioni tra poteri sono meno gerarchiche e più diffuse. Chiaramente, non si tratta di un ritorno al Medioevo ma, piuttosto: «[quando parlo di neo-medievalismo nell'integrazione europea e nel planning] I mean saying farewell to relying exclusively on modernism's brainchild, territorialism, as well as to associated assumptions about the nation state -those assumptions we all too easily project onto pre-modern times, assuming that the latter merely featured as yet unaccomplished forerunners of our political systems. The pre-modern order was of a different kind, paying less heed to territory and more to functional relations between overlapping centres of authority» (p. 7). Il testo è strutturato in 5 parti molto coerenti ed integrate fra loro. Dopo aver chiarito il punto di partenza nella propria esperienza e le motivazioni che hanno spinto l'autore, la seconda parte del testo, ne costituisce il cuore argomentativo. La lettura permette di comprendere a fondo la concezione del territorialismo in quanto principio Recensioni 207
doi:10.13133/1125-5218.16376 fatcat:pallkq6su5hrha5bhgna34arqu