ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA COSTRUTTIVISTA AIPPC Comitato dei Consulenti Comitato Scientifico

Direttore Responsabile, Marina Direttori, Gabriele Chiari, Lorenzo Cionini Vicedirettore, Caporedattore Clarice, Ranfagni Segreteria, Di Redazione, Karin Buzzegoli, Cristina Cerbini, Caril Miniati, Piergiorgio Mobrici, Cristina Sassi (+33 others)
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ARTICOLI 169 Il linguaggio delle parole, il linguaggio del corpo e il linguaggio delle immagini nel processo di cambiamento Lorenzo Cionini 181 Il corpo del linguaggio Gabriele Chiari 194 Il RUOLO e i Ruoli di Dipendenza Mara Ognibeni, Ombretta Zoppi 206 ROLE and Dependency Roles Mara Ognibeni, Ombretta Zoppi Indice ESPERIENZE 217 Uno, nessuno e centomila modi di essere uno. Se Vitangelo Moscarda avesse incontrato un terapeuta costruttivista ermeneutico... Sara Rossi Costruttivismi, 2: 130-132,
more » ... 2015 Presentazione Heinz von Foerster, uno dei padri del costruttivismo, nasce nel 1911 a Vienna, in un clima culturale particolarmente fecondo. È la Vienna di Musil, Klimt, Schönberg, Mahler. La sua famiglia, particolarmente aperta e attivamente coinvolta in questo clima, è frequentata da musicisti, scrittori, artisti, filosofi, e Heinz ha la fortuna di trovarsi fin dall'infanzia partecipe e immerso in questo stimolante mondo. L'intervista che segue, sia nel titolo sia nel contenuto, mette in luce come le vicende biografiche di Heinz von Foerster si intreccino con il suo percorso intellettuale. Non esiste ovviamente un nesso causale tra scelte intellettuali ed eventi di vita, ma essi ne costituiscono lo sfondo che le rende possibili. Se questo è vero per ogni intellettuale e, più in generale, per ogni essere umano, Heinz von Foerster sembra esserne particolarmente consapevole. Ciò lo accomuna all'esperienza di molti pionieri del costruttivismo come von Glasersfeld, Kelly, Bateson, dove questa consapevolezza del legame tra esperienze di vita e percorso intellettuale appare intensamente presente e feconda. Una testimonianza significativa di questo intreccio è costituita da uno scambio che vede come protagonisti Heinz von Foerster e Ernst von Glasersfeld. Il dialogo è stato pubblicato in italiano in un libro con il titolo "Come ci si inventa" (1). L'essere vissuto all'interno di un contesto culturale e familiare decisamente aperto lo stimola ad assumere una particolare curiosità nei confronti di svariate materie. Nel corso della vita questa esperienza lo faciliterà nel cogliere collegamenti tra nozioni appartenenti ad ambiti disciplinari diversi. Gli anni della sua formazione sono caratterizzati dal fascino per il primo Wittgenstein, fra l'altro suo parente acquisito, gli studi di fisica e matematica. L'interesse per la interdisciplinarità lo rende sensibile ai temi dibattuti dal "Circolo di Vienna" che, secondo quanto espresso nel suo manifesto, "si prefigge come scopo l'unificazione della scienza. Suo intento è di collegare e coordinare le acquisizioni dei singoli ricercatori nei vari ambiti scientifici. Da questo programma, de-"Act always so as to increase the number of choices." "The world, as we perceive it, is our own invention." Glasersfeld E. von (1999). Come ci si inventa. Storie, buone ragioni ed entusiasmi di due responsabili dell'eresia costruttivista. Bibliografia italiana Foerster H. von (1985). Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive. In Bocchi G., Ceruti M. (a cura di), La sfida della complessità. Milano: Feltrinelli. Foerster H. von (1987). Sistemi che osservano. Roma: Astrolabio, 1987. Foerster H. von (1988). Costruire una realtà. In Watzlawick P. (a cura di), La realtà inventata. Milano: Feltrinelli. Foerster H. von (1997). Etica e cibernetica di secondo ordine. In Watzlawick P., Nardone G. (a cura di), Terapia breve strategica. Milano: Cortina. Foerster H. von, Glasersfeld E. von (1999). Come ci si inventa. Storie, buone ragioni ed entusiasmi di due responsabili dell'eresia costruttivista. Roma: Odradek, 2001. In 1994, while working on a collection of articles on the interaction between research in Artificial Intelligence and Cybernetics and the Humanities, Stefano Franchi and Güven Güzeldere visited Heinz von Foerster in Pescadero, California, the small town on the Pacific coast about 40 miles south of San Francisco he had settled in after retiring from the University of Illinois. There were several reasons that prompted us to seek a meeting with Heinz. We both had a long-standing interest in the history of mechanized intelligence, and we shared the conviction that cybernetics, in all its different varieties, had not been given the credit it deserved by the standard accounts. We also shared the conviction that one of the most interesting aspects of Heinz von Foerster's work was his willingness to forgo disciplinary boundaries and let his research dictate the boundaries of his discipline. We felt that his radical attitude toward the vexed issue of interdisciplinarity could provide a useful perspective in a period of acknowledged stasis in Artificial Intelligence research, and we were eager to listen to a first-hand account of its benefits and perils. And last but not least, we thought that it would be improper to defy the goddess of Fortune by ignoring the opportunity she was giving us: at the time we were both at Stanford, a mere 40 min drive from the residence of a scientist who had proved so important in the development of our field of studies and whose work had been a determinant factor in Stefano's decision to leave his home country and continue his studies in the US. Our questions were shaped by these interests, and they mostly focus on the theoretical and institutional history of Cybernetics and its often tumultuous relationship with AI. We cannot underestimate how much we learned about history and scientific methodology from that afternoon with Heinz in Pescadero and from the ensuing exchanges. The interview was conducted by Stefano Franchi and Güven Güzeldere. Eric Minch transcribed it from the original tapes and provided editorial assistance. The authors would like to thank the Stanford Humanities Center for the permission to publish it in this special issue of Kybernetes. Stefano Franchi and Güven Güzeldere (FG): One of our research goals is to promote a multidisciplinary dialogue on Artificial Intelligence and the Humanities. We think you are most qualified to facilitate such a dialogue since you have trotted along many disciplinary paths in This paper aims at highlighting and extending some aspects of Kelly's personal construct theory regarding the Sociality Corollary and the notion of personal ROLE. The presence of the word "MAY" within the Sociality Corollary suggests that playing a ROLE in a relationship with another person is neither automatic nor a given factor, but it is an actual possibility that each time entails choosing between its enactment or preclusion. We consider the ROLE to be a different process from the Dependency Role, and we will illustrate the details and implications of it. If we consider playing a role as a choice and describe it as a form of movement towards the other within a process of understanding, it will also become possible for us to take efficient and suitable actions to establish and to maintain the therapeutic relationship.
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