La damnatio ad metalla degli antichi cristiani: miniere o cave di pietra?

Stefania Cagliari
1858 Leclercq   unpublished
Riassunto: Il tema della damnatio ad metalla è intimamente legato alla veicolazione del cristianesimo: in Sardegna, le notizie relative alle vicende dei martiri Callisto, di certo condannato eis métallon, Ponziano e Ippolito, presumibilmente esiliati, offrono un quadro frammentario delle condizioni, dei tempi e dei luoghi in cui quegli avvenimenti si verificarono. In base al dibattito culturale in corso i damnati avrebbero scontato la pena o nelle aree minerarie del Sulcis oppure nella costa
more » ... pure nella costa gallurese, dove si estraeva il granito. Analiz-zando l'istituto penale in oggetto e, ripercorrendo l'evoluzione del significato del termine metallum, risulterà plausibile accogliere la possibilità di intendere la locuzione ad metalla nella duplice valenza di condanna ai lavori forzati nelle miniere o nelle cave. Parole chiave: lavori forzati, cave, miniere, martiri, deportati ad metalla Abstract: The damnatio ad metalla issue is deeply linked to the spread of Christianity: in Sardinia evidence is patchy about time frame and location where martyrs Callisto (surely condemned eis métallon), Ponziano and Ippolito (both seemingly sent to exile) were kept. Recent research has shown that the condemned have served either in the mining areas of Sulcis or in the Gallura coast where granite was quarried. The analysis of the penal institution and the evolution of the meaning of the term metallum confirm that the expression ad metalla has the dual meaning of hard labour in mines and in quarries Le prime presenze cristiane in Sardegna vengono tra-dizionalmente messe in relazione con le vicende dei condannati ai lavori forzati nelle miniere o alla de-portazione; allo stato attuale degli studi le testimo-nianze a riguardo appaiono ancora frammentarie ed è difficile fare chiarezza relativamente alle condizioni, ai tempi e ai luoghi in cui tali avvenimenti si verifi-carono (Turtas, 1999 pp. 31-32). La prima attesta-zione certa si riferisce alle vicende, cronologicamente ascrivibili alla fine del sec. II, che interessarono la vita del diacono e futuro papa, Callisto, narrate nei Phi-losophumena, opera contraddittoriamente attribuita a Ippolito. Viene riferito dunque che Callisto, che ave-va già aderito alla fede cristiana, venne condannato eis métallon Sardonías per aver dilapidato il denaro che gli era stato affidato dal suo padrone Carpoforo e da altri membri della comunità cristiana. Qualche tempo dopo, Marcia, favorita dell'imperatore Com-modo, chiese al pontefice romano Vittore la lista dei cristiani condannati per la loro fede ad metalla in Sardegna al fine di ottenerne la liberazione. Sebbene la lettera imperiale portata da Giacinto, presbitero di Marcia, non contenesse il nome di Callisto, perchè non era stato condannato per la sua fede, ma per la frode commessa, in conseguenza delle suppliche e dopo le ripetute assicurazioni del tutore di Marcia, anch'egli ottenne la salvezza 1. Il luogo dove venne deportato Callisto viene so-litamente fatto coincidere con il distretto minerario imperiale, ubicato tra Neapolis e Sulci, corrispon-dente forse al centro di Grugua-Bugerru ed alle mi-niere circostanti tra Fluminimaggiore e Iglesias 2 ; in relazione a tale area, è stato individuato un ipotetico percorso di traversata, nell'asse che dalla costa laziale e in particolare da Porto o da Centum Cellae, con-duceva i condannati all'attracco portuale di Sulci, e indi ai metalla (Zucca, 2002b p. 121). Di recente è stata avanzata l'ipotesi di un rapporto fra la vicenda di Callisto e dei condannati ai metalli in genere con la Gallura, prevedendo la possibilità di intendere la lo-cuzione ad metalla nella duplice valenza di condanna ai lavori forzati alternativamente nelle miniere o nelle cave; a sostegno di questa ipotesi le testimonianze ar-1 Riguardo alle vicende del diacono Callisto, si veda: Le
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