LANDOLFI, LA PROSA «DIARISTICA» E LA PAROLA COME SURROGATO DELLA REALTÀ

Eva Mesárová
unpublished
Landolfi, la prosa «diaristica» e la parola come surrogato della realtà-59-Landolfi, «Diary» Prose and the Word as a Surrogate of the Reality The article deals with the relationship between language and reality, with the insufficiency and falsity of language, with relationship between langue and parole, with the power of the word. Landolfi looks for a word that could catch a deep, hidden essence of reality. His journey to the obvious nudity of the poetic word began by the adoption of
more » ... ption of «sincerity» in diary creation. He gradually moves to a «confession», to the «stripped, naked soul» in Rien va and Des mois. The word gains the character of a surrogate of reality and simultaneously becomes his solace. He uses fiction as a means of confusing the concept of reality. In questo articolo intendiamo non tanto addentrarci nel terreno delle caratteristiche della scrittura diaristica di Landolfi, quanto offrire uno spazio per la messa in luce della riflessione sul rapporto tra lingua e realtà, sull'insufficienza e sulla falsità del linguaggio, sul rapporto tra langue e parole, sul potere infinito affidato alla parola. Per cogliere le caratteristiche più profonde della scrittura di Tommaso Landolfi, dobbiamo renderci conto che la forma di scrittura a cui Landolfi rivolge la sua attenzione agli inizi degli anni Cinquanta non si può a rigore di termini definire come «diaristica». Giorgio MANGANELLI (2009 : 41) già nell'articolo apparso nel 1984 su «La Repubblica» scrive: «In Des mois (Vallecchi) Tommaso Landolfi riprende e svolge il tema strutturale di Rien va: il diario; intendendo con questo termine non già un regesto di eventi o emozioni quotidiane, ma anzi una invenzione retorica capace di smentire il tempo, di eludere quello svolgimento che sempre regge una trascrizione di accadimenti, per quanto fantastici e astratti...». A partire dal prototipo de LA BIERE DU PECHEUR, 1 la scrittura «diaristica» infatti accumula materiale eterogeneo (lettere fedelmente trascritte, passi di manuale di psicopatologia, prove abortite di romanzo in terza persona, riflessioni sui lavori in corso, riflessioni filosofiche e letterarie, scatti di autenticità esistenziale, cripto-citazioni letterarie, bugia vera e propria, versi, abbozzi di 1 Pubblicato da Vallecchi nel 1953 riporta sulla sovracoperta il gioco di parole riguardante la traduzione del titolo (tutto in maiuscole e senz'accento) tra «bara del peccatore» e «birra del pescatore» di cui parla Landolfi stesso nella dedica a Carlo Bo. Ripubblicato da Rizzoli nel 1989 con prefazione di E. Sanguineti. Ora in Opere I (1937-1959) a cura della figlia Idolina Landolfi, Milano, Rizzoli, 1991, p. 568-668.
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