La traccia del modello: ricezione della figura di Penelope nella letteratura contemporanea

Maria Raffaella <1966> Cornacchia, Camillo Neri, Gualtiero Calboli
2007
Nel senso, veda, che l'autore che ci creò, vivi, non volle poi, o non poté materialmente, metterci al mondo dell'arte. E fu un vero delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancio Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché -vivi
more » ... ermi -ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l'eternità!» (Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca di autore, 1921) «I miti sono composti di azioni che includono in sé il proprio opposto [...]. Anche senza varianti, il mito manterrà l'inclusione dell'opposto. Che cosa lo prova? La sapienza romanzesca. Il romanzo, questa narrazione dimidiata delle varianti, tenta di recuperarle accrescendo lo spessore di quel testo singolo a cui deve affidarsi. Così l'azione romanzesca tende, come verso il suo paradiso, all'inclusione dell'opposto, che il mito possiede per diritto di nascita» (Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, 1988) di un imminente ritorno del marito! -e poi ad Atena (Od. XXI 1-4) 58 ; a immaginare che Odisseo si riveli, oltre che al figlio, prima ai servi (Euriclea, Eumeo, Filezio) che alla moglie, e si preoccupi di punire le schiave infedeli e ripulire la sala più e prima che di riabbracciare dopo tanti anni la sposa 59 . Per Focke, invece, nel poema vi è, al di là del diseguale valore dei suoi molteplici autori 60 , una forma di unità nel carattere ionico della società e della mentalità rappresentate da Odisseo: «es ist die Entwicklungsgeschichte einer durch Raum und Zeit bestimmten volkhaften Idee, die wir an den Entfaltungen der Odysseusgestalt verfolgen» (1943, 246). In questo quadro, è comunque possibile individuare la differenza tra la personalità del poeta O, propenso alla rappresentazione di personalità eroiche e grandiose, di forti sentimenti, di scene di intenso realismo, e quella di T, pacifico, amante del guadagno e dell'operosità umana, attento all'etichetta, al diritto, ai dati economici e politici, sulla base dei quali i suoi personaggi calcolano e calcolano nella prospettiva del 'cosa avverrà dopo' 61 . La sua Penelope è «die tugendsame Gattin, tränenreich, unentschlossen, aber auf standesgemäßes Dekorum stets bedacht. Dem dolo/ mhtij darin ebenbürtig, daß sie mit weibenenhafter Schlauheit sich der zudringlichen Bewerber jahrelang zu 58 Voigt 1972, 78 n. 1 obietta a Schwartz che non c'è contraddizione tra i due passi, se si considerano le parole di Penelope in Od. XIX 524 e) moiì di¿ xa qumo\ j o) rwretai eà nqa kaiì eà nqa non sul piano freddamente logico, ma su quello psicologico di un dubbio radicale (restare o risposarsi), che non può trovare concreta soluzione senza la pressione di Atena. Infatti, «die Menschen Homers "handeln" nicht eigentlich [...], sondern sie reagieren» (106) a una spinta esterna, normalmente rappresentata dall'intervento divino; inoltre, è secondo Voigt elemento essenziale del carattere di Penelope «das Stimmungsvolle der Unentschlossenheit, das Hin-und Her-, das in Gedanken nicht zur Lösung kommt, und sich in unentschiedenem tun fortsetzt (79). 59 Cf. Schwartz 1924, 130s. 60 Tre o forse due, perché Focke ammette la possibilità che il poeta A, autore dei canti X, XI e XII, ispirati a fiabe popolari, e il poeta O, che associò Odisseo alla guerra di Troia, possano essere la stessa persona in momenti diversi della sua vita (1943, 237ss.). 61 Cf. Focke 1943, 380: «der O-Dichter mißt mit mythischen, nicht mit gesellschaftlichen Maßen. Eben das aber tut T». Aristofa/ nhj de\ kaiì ¹ Ari¿ starxoj pe/ raj th= j ¹ Odussei¿ aj tou= to poiou= ntai (M, V, Vind. 133); e tou= to te/ loj th= j ¹ Odussei¿ aj fhsiì n ¹ Ari¿ starxoj kai\ ¹ Aristofa/ nhj ( H, M, Q) , nonché Eust. Od. II 308,25ss. In genere si è inteso con pe/ raj / te/ loj «la fine», suggerendo che esistessero al tempo dei due filologi antichi edizioni prive appunto della fine del XXIII canto e di tutto il XXIV, o qualche indicazione grafica dell' 'innesto' dopo Od. XXIII 296, ovvero che fosse ancora conservato il ricordo di tale inserzione come non omerica. Serie obiezioni a questa teoria furono avanzate da Bethe 1928, 81ss. che, sulla scorta del commento di Eustazio (Od. II 308,33 eiã poi aÄ n ouÅ n tij, oÀ ti ¹ Ari¿ starxoj kaiì ¹ Aristofa/ nhj oi¸ r( hqe/ ntej ou) to\ bibli¿ on th= j ¹ Odussei¿ aj, a) lla\ iã swj ta\ kai¿ ria tau/ thj e) ntau= qa suntetele/ sqai fasi¿ n), ritiene che il significato di pe/ raj / te/ loj sia piuttosto «il fine» (Ziel) dell'azione, cioè il sospirato ricongiungimento di Odisseo alla sposa. Come spiegare altrimenti i frequenti richiami in t u t t o il poema a quanto segue Od. XXIII 296? Al racconto di Odisseo a Penelope delle proprie avventure (Od. XXIII 306ss.) accenna Aristotele (Rhet. III 16, 1417a12), cui fa riferimento Erbse 1972, 166-244 (in particolare 174s.) per difendere l'unità dell'Odissea (forzando però, mi pare, l'interpretazione di Aristot. Poet. 17 e 23 = 1455b 15s. e 1459a 17ss.); in prospettiva analitica si veda invece Page 1955, 101ss. e 129, che ritiene la 'Continuazione' un'aggiunta della cosiddetta redazione pisistratea (VI secolo). Il testo del finale pervenutoci comporta in effetti una differenza di stile e di tono e qua e là nell'ultimo canto un'impressione di affastellamento, che possono indurre almeno al sospetto che si tratti di una sorta di 'sintesi' o di 'riedizione' di un'altra composizione. 67 La tesi dei due autori ha avuto particolare fortuna tra gli analitici: il più recente avrebbe in sostanza integrato l'Odissea di una serie di episodi speculari rispetto a quelli narrati dal poeta più antico. Mi pare però molto pertinente l'obiezione di Reinhardt 1960, 43: «das Wunder ist: es bleibt genau der Raum, den jener zweite Dichter braucht, um das, was ihm am Herzen liegt, hineinzustellen. Wie vorsorglich müßte nicht der ältere so gedichtet haben, daß der jüngere nur sein Anliegen zu dichten brauchte, und der Raum, den ihm sein Vorgänger gelassen, war gefüllt!». 68 Pur identificando tra i poeti dell'Odissea anche l'autore della Telemachia (T), Mühll 1940a, 23s. e 1940b, 768, si sofferma soprattutto sulle due personalità del poeta più antico (A) e dell'ultimo rimaneggiatore (B), i cui interventi sarebbero sintomatici del fatto «daß das Epos im Verfall ist».
doi:10.6092/unibo/amsdottorato/521 fatcat:4tdfw6dszjgnpgiyadeltftrsi