SAGGI e INTeRVISTe Dall'ironia all'omaggio: un'ipotesi su David Foster Wallace

Luca Briasco
unpublished
Il 12 settembre 2008, data in cui, a quarantasei anni, David Foster Wallace si è tolto la vita, cedendo dopo una lunga battaglia alla depressione che lo tormentava fin dall'adolescenza, è stato e rimane un giorno tragico per le lettere americane e mon-diali; un giorno che, nei due anni successivi, è stato rievocato con omaggi e ricordi dai fan dello scrittore e dai colleghi che lo amavano e ne riconoscevano il grandis-simo talento e l'originalità di narratore e saggista, primi fra tutti
more » ... i fra tutti Jonathan Franzen e Don DeLillo. In un'epoca nella quale lo status della letteratura appare ingrigito, e il tempo degli autori-star sembra appartenere a un'altra èra più ancora che a un altro secolo, Wallace aveva infatti saputo creare con i suoi lettori un rapporto stra-namente intimo ed esclusivo, tutto costruito attraverso una scrittura unica, difficile e preziosa, di un'intensità a tratti insostenibile, capace di trascorrere senza alcun intoppo dal comico al tragico, dal basso all'alto, tutto elaborando e ricreando per pura forza di stile e pensiero. Definito ripetutamente il più originale e talentuoso tra gli eredi della tradizione postmoderna, ne ha offerto una versione aggiornata all'epoca del televisivo e di internet, riproducendo nelle sue opere l'estetica dello zapping e il soffocante plenum informatico nel quale ci troviamo a vivere: senza alcun entusiasmo acritico, ma anche senza limitarsi agli strali satirici del grande moralista. Ha saputo innovare e introdurre nuove e originali prospettive all'inter-no di tutte le forme espressive con le quali si è cimentato, al punto che lo stuolo di ammiratori-che è andato crescendo ininterrottamente nel corso degli anni-si è equamente diviso tra chi privilegia il Wallace romanziere, e vede, più ancora che nell'opera di esordio, La scopa del sistema, nell'enciclopedico Infinite Jest o nel postumo Il re pallido le vette assolute della sua produzione; chi lo considera in primo luogo un maestro del racconto contemporaneo, del quale, da La ragazza dai capelli strani a Breve interviste con uomini schifosi fino a Oblio, ha esplorato ogni possibile gamma e forma espressiva; chi, infine, ha costruito un autentico culto intorno ai suoi saggi e reportage (raccolti in Una cosa divertente che non farò mai più, Tennis, TV, trigonometria e tornado e Considera l'aragosta), esaltandone l'originalità e l'inesauribile inventiva. Si è già accennato alla stima e all'affetto che colleghi e "compagni di cordata" hanno tributato a DFW, tanto prima quanto dopo la tragica scomparsa. A un solo mese dal suicidio, in occasione del memorial service tenutosi alla New York University, alcuni di loro, da Don DeLillo a Zadie Smith, da George Saunders a Jonathan Fran-zen, hanno voluto rendergli omaggio. Franzen, in particolare, che aveva cercato di rimanergli vicino nei mesi che hanno preceduto la sua morte, si è sforzato, nel suo intervento, di sintetizzare le ragioni di un'amicizia e di una comunanza di intenti profonde, dichiarando:
fatcat:g3fyrzpwmngpfb5euw46grsps4