Marc-Antoine Vallée, Gadamer et Ricoeur. La conception herméneutique du langage Presses Universitaires de Rennes 2012

Alberto Romele
unpublished
Contrariamente alla maggior parte delle ricerche dedicate ai rapporti tra le ermeneutiche di Gadamer e Ricoeur, il merito maggiore di questo testo è di non sfociare in una facile opposizione. Al contrario, una delle tesi portanti dell'autore è che se un disaccordo tra i due ermeneuti si dà, ciò avviene sulla base di un'intesa più profonda, «come tra due membri della stessa famiglia» (p. 10). In particolare, ciò che lega le opere di Gadamer e Ricoeur sarebbe una «concezione ermeneutica del
more » ... meneutica del linguaggio», la quale non può emergere che da un confronto «paziente e assiduo» delle loro filosofie, poiché non corrisponde perfettamente né al pensiero dell'uno, né a quello dell'altro (pp. 17-18). La ricerca di tale concezione si svolge in cinque tappe che costituiscono i cinque capitoli del libro. In primo luogo, l'autore interroga l'eredità fenomenologica, husserliana e heideggeriana, delle due ermeneutiche. È sulla concezione ricoeuriana del linguaggio, più che su quella gadameriana, che Husserl avrebbe esercitato una maggiore influenza. Benché affascinato dal suo motto che rinvia «alle cose stesse», dalla sua rottura col neokantismo e dalla sua attenzione tardiva al Lebenswelt, Gadamer rimprovera a Husserl di non aver sufficientemente insistito sull'importanza del linguaggio e sul suo statuto dialogico. Al contrario, a detta di Ricoeur, Husserl si sarebbe ben reso conto della condizione paradossale del linguaggio, che non è primo né autonomo rispetto alla realtà e che tuttavia è la sola via d'accesso al reale: «l'originario non si dà che a partire da una posizione in cui l'originario è sempre già perduto» (p. 37). I rapporti d'influenza s'invertono in qualche modo nel caso di Heidegger. È soprattutto grazie alla svolta ontologica del pensiero heideggeriano che Gadamer supera le aporie dell'ermeneutica romantica. Inoltre, la tesi centrale della terza parte di Wahrheit und Methode secondo cui «l'essere che può essere compreso è linguaggio» è di una «vicinanza manifesta» con i lavori dell'Heidegger degli anni Quaranta e Cinquanta (p. 44). Quanto a Ricoeur, invece, egli è notoriamente critico nei confronti della «via corta» heideggeriana, che gli avrebbe impedito di fare ritorno, dall'alto dell'ontologia, all'indagine epistemologica e al dialogo con le altre scienze umane (p. 55). A dire il vero, l'autore non manca di mostrare anche certi disaccordi tra Gadamer e Heidegger, soprattutto a proposito della storia e del linguaggio della metafisica, così come la condotta ambigua di Ricoeur
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