L'attore senza volto *

Georg Hildesheim, Verlag
2000 Annali Online di Ferrara-Lettere   unpublished
"Teatro" ed "attore" appaiono termini inequivoci, nella cultura occidentale. In realtà la storia, e quindi le successive funzioni del binomio, risultano altamente mutevoli: è il rapporto (in genere ambiguo, non di rado conflittuale) tra le due entità a rideterminarne le reciproche valenze. Che il teatro sia strumento dell'attore, sembra oggi prevaricante: il paradosso si attenua, se per "teatro" si intende l'apparato meno rigido e pregiudiziale, con "attore" si indica un creativo, anche se
more » ... tivo, anche se imprevedibile demiurgo. La vicenda si è già, ed istruttivamente, verificata. Ne abbiamo una testimonianza d'eccezione. La Poetica di Aristotele, malgrado la sua specie manualistica e prescrittiva, rappresenta una umorosa, se non indignata reazione ad analogo fenomeno di ribaltamento: la supposta degenerazione del teatro, la centralità dell'attore apparivano ormai irreversibili. Del resto, solo reinventando il teatro si otterrà una riduzione (nuovamente strumentale) dell'attore. Aristotele guarda pervicacemente al passato: della "commedia nuova", integralmente borghese, emblematica di una misura (o mediocrità?) non solo etica, che egli stesso ha predicato, nel suo pamphlet non v'è traccia né sospetto, malgrado precocissimi, macroscopici fermenti. Il precario condizionamento fra i due termini non è, a ben vedere, sostanziale: tanto meno categoriale. Per un intero secolo, non della preistoria, ma della loro sfolgorante storia, mancano documenti (e in genere monumenti) degli elementi ritenuti costitutivi. Abbiamo tuttavia dati sufficientemente attendibili, per le tappe essenziali. Nel 534 a.C. viene istituito ad Atene l'"agone" tragico, in onore del dio Dioniso: va appena sottolineato che la iniziativa risale a Pisistrato, da un quarto di secolo («per grazia di dio e per volontà della nazione») illuminato tiranno. Soltanto nel 486, subentrerebbe l'"agone" comico: nel cuore delle Guerre persiane, la cui epocale vittoria sarà dovuta ad un totalitario, quanto consapevole coinvolgimento popolare. È attraverso la commedia (e la sua conseguente istituzionalizzazione), che più liberamente si esprimono e consolidano le istanze delle classi emergenti. È possibile ricostruire, con frammentaria approssimazione, i successivi "Fasti" della secolare vicenda. Tutti i dati a noi pervenuti (per via epigrafica o letteraria) risalgono in sostanza alla computeristica mente di Aristotele, autore di due separate opere catalogiche: le Didascalie, nonché le Vittorie. La documentazione più alta si preoccupa, significativamente, di registrare il solo arconte, quanto dire l'autorità incaricata dell'agone, la tribù che ne portava l'onere organizzativo, il * Il presente testo, pubblicato nel 1981 in Alfabeta. 22. 20-22, è stato ristampato più recentemente in B. Marzullo, Scripta Minora.
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