La costituzione mista in Polibio

Xxviii-Xxxiii; Frammenti, F Canali De Rossi Libri, Xix-Xxvii), A Santarelli (libri, Xxxiv-Xxxix), I-Viii Milano, Bur, Zancan
2001 K. Ziegler, Polybios   unpublished
This paper examines the theory of mixed constitution and the sociological doctrine of anacyclosis in Book VI of Polybius' Histories. The ideal of a mixed government was popularized by Polybius, who saw the Roman Republic as a manifestation of Aristotle's theory. Monarchy was embodied by the consuls, the aristocracy by the Senate, and democracy by the elections and great public gatherings of the assemblies. Each institution complements and also checks the others, presumably guaranteeing
more » ... aranteeing stability and prosperity. Polybius makes further distinction in the forms of government by including the nefarious counterparts to the ones mentioned above; tyranny, oligarchy, and ochlocrazy. These governments, according to Polybius cycle in a process called anacyclosis, which begins with monarchy and ends with ochlocrazy. The Roman model avoids this problem when it sets up the republic and becomes a mixture of the three types. Of course, none of this can happen without the censure of the people and no man can be installed in any position without the vote of the people. It is in this way, as Polybius understands it, that the strength of the Roman State is shown and held together. Polybius' political beliefs have had a continuous appeal to republican thinkers from Cicero to Montesquieu to the Founding Fathers of the United States. 1. Le leggi e i costumi Nel progetto originario delle Storie, Polibio si proponeva di indagare un fatto paradoxon, inatteso, sorprendente: «come, e grazie a quale genere di regime politico quasi tutto il mondo abitato sia stato assoggettato e sia caduto in nemmeno cinquantatré anni interi sotto il dominio unico dei Romani, cosa che non risulta essere mai avvenuta prima» (I 1, 5; cf. VI 2, 3; VIII 2, 3-4; XXXIX 8, 7). Colpisce immediatamente il ruolo riservato alla politeia nel processo storico: l'ordinamento politico viene strettamente connesso alla conquista della maggior parte dell'ecumene; si potrebbe quasi dire che Polibio voglia ricondurre la conquista alle caratteristiche del sistema istituzionale romano, e, a rigore, intenda spiegarla con l'eccellenza della politeia. La connessione fra le particolarità del sistema politico (politeuma) romano e le diverse fasi della conquista, fino al progetto di dominio universale, viene affermata poi ancor più esplicitamente in III 2, 6 1. In un brano successivo, un frammento da riportare alla parte introduttiva del libro VI, la forma della politeia viene elevata al rango di causa dei successi e degli insuccessi di uno Stato su un piano ancor più generale: «non solo, infatti, scaturiscono da questa, come da una sorgente, tutti i progetti e disegni di imprese, ma da questa essi sono anche portati a compimento» (VI 2, 8-10) 2. 1 «Sospendendo la narrazione a questo punto, affronteremo il discorso sulla costituzione dei Romani, e immediatamente dopo mostreremo che la natura particolare del sistema politico giovò loro moltissimo non solo a guadagnarsi il dominio su Italici e Sicelioti e ad aggiungervi, inoltre, quello su Iberi e Celti, ma anche, da ultimo, dopo aver prevalso in guerra sui Cartaginesi, a concepire il disegno di impero universale»; cf. anche VI 51, 5-8, dove il successo su Cartagine viene riportato alla migliore qualità del processo decisionale a Roma, affidato al senato, e dunque agli aristoi, rispetto a Cartagine, dove se ne era già impadronito il demos (i polloì). Le traduzioni di Polibio sono tratte dall'edizione delle Storie a cura di D. Musti, con traduzione italiana di M. Mari (libri I-XVIII;
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