Il culto di Maria SS. degli Afflitti venerata a San Procopio (RC) Narrativa siciliana e "antropologia rimpatriata"

Martino Battaglia, Mario Bolognari
<span class="release-stage">unpublished</span>
S'UN CASTO AMOR, S'UNA PIETÀ SUPERNA S'un casto amor, s'una pietà superna, s'una fortuna infra dua amanti equale, s'un'aspra sorte all'un dell'altro cale, s'un spirto, s'un voler duo cor governa; s'un'anima in duo corpi è fatta etterna, ambo levando al cielo e con pari ale; s'amor d'un colpo e d'un dorato strale le viscer di duo petti arda e discerna; s'amar l'un l'altro e nessun se medesmo, d'un gusto e d'un diletto, a tal mercede c'a un fin voglia l'uno e l'altro porre: se mille e mille, non
more &raquo; ... arien centesmo a tal nodo d'amore, e tanta fede; e sol l'isdegno il può rompere e sciorre. [Michelangelo Buonarroti, 59, Rime (XVI secolo), a cura di Paolo Zaja, Rizzoli, Milano, 2010] MADONNA DI LA FFLITTI Madonna di la Fflitti siti bella E di lu celu Vui siti la stella E di lu mari siti la suvrana Graziji 'ncidati a cu vi chjiama Madonna di la FFliitti bella assai Cu voli graziji mi veni 'ndi Vui Quando mi sentu bandunata assai Madonna di la FFlitti chjiamu a Vui Tutti aduramu lu calici Santu lu Patri lu figghjiu e lu Spiritu Santu. [Rosario che si recita a San Procopio in onore di Maria SS. degli Afflitti] Il culto dell'Addolorata nella storia del cristianesimo ha radici antiche e rappresenta la massima espressione dei patimenti dell'umana esistenza. Per i Greci la vita è tragedia. Con Giobbe il dolore diviene esperienza cruciale riguardo al senso o al non senso del vivere. Nella figura del Christus patiens, la vita diviene accettazione della sofferenza attraverso la misericordia che si fa persona. Di fatto, solo in tempi recenti, la fede cristiana della Chiesa e la pietà popolare hanno coniato il termine «Addolorata», partendo proprio da Gesù, l'«Uomo dei dolori», passando gradualmente alla contemplazione di Maria, «Donna dei dolori». Il culto dell'Addolorata affonda le sue radici non solo nei dati biblici, ma anche nelle riflessioni dei Padri della Chiesa in virtù del mistero legato alla sofferenza che ha reso la Madre di Dio l'«Addolorata» per antonomasia 1 . La Madonna Addolorata che si venera a San Procopio sotto il titolo di Maria Santissima degli Afflitti, riveste un ruolo di primo piano nell'alveo della pietà popolare calabrese affermatasi nel tempo come Bibbia dei poveri 2 . Essa fa parte di quel paradigma paraliturgico tipico delle macchine processionali in auge durante la settimana Maggiore (Settimana Santa), quando la Chiesa commemora la Passione di Cristo 3 . San Procopio in provincia di Reggio Calabria, conta 550 abitanti ed è situato 350 metri sul livello del mare, posto al confine tra Cosoleto, Melicuccà, Oppido Mamertina, Sant'Eufemia d'Aspromonte, Seminara e Sinopoli. Il piccolo borgo reggino è immerso negli ulivi e nei castagni, lungo fiumara Sevina e 1 Cfr. M. M. Pedico, Mater Dolorosa. L'Addolorata nella Pietà Popolare, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2015, pp. 23. 2 San Gregorio Magno afferma: «Tutti gli uomini ignoranti e incapaci di leggere vedano le storie del Vangelo, e attraverso di esse siano condotti a glorificare e a ricordare la dispensazione nella carne del Re Signore nostro Gesù Cristo» (Reg. Epist. IX, 208). Cfr. A. Ricci, Sacre atmosfere. Paesaggi sonori della Settimana Santa calabrese, in F. Faeta-A. Ricci (a cura di), Le forme della festa. La settimana santa in Calabria: studi e materiali, Squilibri, Roma, 2007, p. 328. I sermoni sulla agiografia dei Santi e della Madonna, compreso quello sulla Passione, si sposano all'interno delle chiese con le sacre immagini esposte, nei giorni di festa, alla venerazione dei fedeli, che secondo un'abitudine consolidata nel tempo, tutti toccano, baciano o accarezzano, implorando il loro potere salvifico. Cfr. W. Christian, Santi vicini, trad. it. V. Biancardi, L'ancora del Mediterraneo, Napoli, 2003, pp. 5-14; inoltre, J. L. Alonso Ponga, Del culto a la imagen a "la imagen del culto", in Memorias de la Pasión en Valladolid, Junta de Cofradías de Semana Santa Ayuntamiento de Valladolid, 2005, pp. 112-159. 11 Vedi al riguardo il testo tratto da un articolo pubblicato su «Gazzetta del Sud» da Stefano Occhiuto -le notizie storiche sono state pubblicate dalla rivista «La Rocca» della Pro Civitate Christiana, Assisi, a firma di Igino Pagnini. Il racconto si tramanda oralmente a San Procopio così come il Rosario e la Salve Regina in vernacolo che si recita durante il settenario. Queste informazioni mi sono state fornite dall'amico devoto della sacra effige di Maria SS. degli Afflitti, Saverio Denaro, che ringrazio assieme al parroco per avermi offerto l'opportunità di conoscere questo culto nei confronti della Vergine Santissima, Madre di tutti i viventi. 12 J. Jaques Wunenburger, Filosofia delle immagini, trad. it. S. Arecco, Einaudi, Torino, 1999, p. 66. HUMANITIES -Anno V, Numero 10, Dicembre 2016 7 Provando a fare un confronto fra le varie espressioni di questo soggetto artistico che interpreta la figura di Maria Addolorata, notiamo come le figure tedesche della Pietà sono spesso caratterizzate da accenti intensamente espressivi e patetici, con la soluzione del gruppo scultoreo in un contrasto tra il corpo sostanzialmente verticale di Maria e quello per lo più orizzontale di Gesù. In tal guisa generano, per l'appunto, un contrasto di linee che ben si adattava alla tensione psicologica della scena 13 . Lo stesso prototipo si evince ammirando l'opera scultorea in gesso dipinto nella chiesa di San Procopio. È risaputo come anche in Italia il tema della Pietà ebbe un ampio seguito, a partire soprattutto da quelle zone legate all'Europa settentrionale vicine per contiguità geografica (come il Veneto, vicino al Tirolo e il Friuli attraverso la Slovenia) oltre, che per ragioni di interessi culturali ed economici, come nel caso di Ferrara e in alcune zone del centro Italia ( Marche e Umbria) fino a Roma in pieno Rinascimento. Basta notare come all'inizio del XVI secolo, Michelangelo, ispirandosi alle Vesperbilder tedesche, rivoluzionò definitivamente il tema della Pietà, risolvendo il rapporto Madre-Figlio in una composizione più morbida, di forma piramidale, come nella Pietà vaticana, destinata a un successo planetario 14 . Non è dato sapere come l'autore della sacra effige di Maria Santissima degli Afflitti di San Procopio abbia trovato ispirazione nei Vesperbilder, che a quel tempo guadagnavano consenso anche in Italia. Di sicuro l'influenza tedesca si fece sentire nel Regno delle due Sicilie già con l'arrivo dei Longobardi e successivamente con Normanni e Svevi. La storia popolare divulgata a San Procopio riporta che ai primordi del Medioevo, il priore della Confraternita di Maria Santissima Addolorata, Giuseppe Marafioti, commissionò a uno scultore di Gerace, un certo Fausto Condì, una statua di Maria Addolorata, raccomandandogli ripetutamente di dare al volto della Vergine un'espressione soffusa di accorato dolore. L'artista accettò l'impegno mettendosi subito all'opera. Con suo disappunto, però, dovette costatare che per quanti sforzi avesse fatto non riusciva in nessun modo a ritrarre il volto della Vergine velato di tristezza. Ciò lo rammaricava molto. Triste coincidenza volle che proprio in quei giorni la famiglia del Condì fosse colpita da un grave lutto. Il fratello dell'artista venne ucciso a coltellate in una rissa tra compaesani. La madre dello scultore in preda al dolore, senza versare lacrime, strinse fortemente al seno il figlio trucidato. Condì fu così spettatore attonito di quella straziante scena, simile all'immagine popolare della Pietà. Furono quegli spasimi indicibili, il ricordo del volto tetro di quella mamma a ispirare l'artista nel completamento della sua meravigliosa opera, a testimonianza del fatto che l'arte della simulazione comporta 13 Cfr. S. Zuffi, Grande atlante del Rinascimento, cit., p. 166 e p. 320. 14 Cfr. F. Oliva, La Pietà di Michelangelo -Un fiore sul letame. Storia, arte, religione: un capolavoro nella Roma dei Borgia, cit., p. 126. HUMANITIES -Anno V, Numero 10, Dicembre 2016 8 da sempre l'abilità esecutiva dell'immagine attraverso la rappresentazione plastica dell'idea 15 . Per la cronaca, quel volto pieno d'angoscia segnò indelebilmente il cuore del Condì, il quale, in pochi giorni, riuscì a imprimere al gruppo statuario i tratti essenziali che caratterizzano il volto della Madonna degli Afflitti venerata a San Procopio 16 . L'espressione sul volto della Vergine mentre tiene tra le braccia, il Cristo crocifisso è una sobria e raffinata rappresentazione d'amore, in cui traspare l'accettazione e, nello stesso tempo, la rassegnazione di madre, che continua a tenere trafitti i fedeli che si recano al suo cospetto per una preghiera, per impetrare una grazia o, per grazia ricevuta. Parte del suo fascino nasce proprio da questo curioso dettaglio. Maria sembra poco più che una fanciulla che conserva la sua verginità, Madre di Dio e Madre degli uomini afflitti dai tanti problemi che angustiano la vita quotidiana di ogni giorno. Perciò volendo fare qualche appunto all'opera, possiamo dire che l'osservatore si riconcilia subito con quel volto dolce di Madre, non scomposto dalla sofferenza, calmo nel suo dolore e nel suo amore. Il volto di una madre privata del figlio, rassegnata alla volontà di Dio, la cui unica consolazione è di tenere per qualche attimo quel caro corpo, ripulito tra le sue braccia dalle ferite, libero dagli insulti ricevuti, adagiato sul suo grembo e rimasto bello persino nella morte. In questo gruppo scultoreo emerge quindi tutta l'essenza della vita, la sua tragedia e la sua redenzione 17 . La statua della Madonna è in cartapesta, Gesù, invece è in gesso. Verosimilmente il Cristo è stato aggiunto in seguito, stando anche a quanto si evince dal racconto tramandato oralmente nel tempo. Infatti, Gesù morto si può togliere separando rispettivamente le due sculture, Madre e Figlio. Senza Gesù osserviamo la Madonna Addolorata, con Gesù il gruppo scultoreo diventa una Pietà. Tutto questo collima col fatto che lo scultore vide la propria madre dolente con il proprio figlio trucidato a terra. Stando perciò a quanto sostengono alcuni abitanti del piccolo borgo reggino, pare che fosse stata ordinata una Addolorata e non una Pietà, perciò ancora oggi, la chiesa intitolata a Maria SS. Addolora, viene comunemente detta chiesa degli afflitti di San Procopio. La tradizione vuole, che l'eco della tragica conclusione dell'opera, giunse al priore Marafioti, il quale ordinò alla confraternita dell'Addolorata di recarsi a piedi a Gerace per prelevare la statua e trasportarla subito a San Procopio. Alla confraternita si aggiunsero, secondo il racconto, altri fedeli volenterosi. Dopo un lungo, estenuante cammino attraverso sentieri impervi e fiumare in piena, la 15 Cfr. G. Bettetini, La simulazione visiva. Inganno, finzione, poesia, computer graphics, Bompiani, Milano, 2006, p. VIII. Per quanto riguarda la committenza di chiese, oratori, opere d'arte e simulacri vedi A. Cestaro, Il fenomeno confraternale nel Mezzogiorno: aspetti e problemi, in Ricerche di storia sociale e religiosa, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1990, pp. 50-51. 16 S. Occhiuto, «Gazzetta del Sud» -I. Pagnini, «La Rocca» della Pro Civitate Christiana, Assisi, ivi. 17 Cfr. W. E A. Durant, Storia della civiltà europea. Il Rinascimento. Roma al tempo di Michelangelo, trad. it. di G. Gambon e P. Brusasco, Araba Fenice, Cuneo, 1999, p. 173. HUMANITIES -Anno V, Numero 10, Dicembre 2016 9 meravigliosa statua di Maria SS. Degli Afflitti, fece il suo ingresso trionfale in San Procopio con la popolazione in festa. Sempre, secondo la tradizione, l'ingresso della Vergine Santissima fu accompagnato da un evento straordinario di cui fu protagonista una ragazza di Melicuccà, cieca fin dalla nascita. La miracolata, una certa Vicenzina Francica, dopo che il suo medico curante (di San Procopio) le aveva diagnosticato che sarebbe rimasta cieca per tutta la vita, riacquistò improvvisamente la vista, quando gli apparse Maria Addolorata, mentre ritornava al suo paese. La rievocazione del miracolo della lampada è un altro momento importante dei festeggiamenti in onore della Santissima Vergine degli Afflitti. Come da consuetudine, ogni anno al termine della messa vigilare vengono elevati in cielo, fino all'alba, canti in vernacolo in onore della Vergine, mentre in chiesa arde perennemente la lampada votiva, in ricordo della forte sudorazione avvenuta il 27 dicembre del 1908 della quale fu testimone oculare Rocco Galimi, che avvisò rapidamente alcune persone del luogo a testimonianza del prodigio accaduto davanti ai loro occhi. Fra essi c'era anche Pasquale Barillà, persona molto stimata nel paese. L'evento straordinario era il preludio al sisma che la mattina seguente colpì il paese causando dolore e sgomento nella gente del luogo. L'anno seguente, in memoria del triste episodio e a protezione della comunità del piccolo borgo, fu accesa la lampada votiva che tutt'oggi arde continuamente in chiesa davanti al simulacro della Vergine con in grembo il Cristo. La lampada è alimentata con olio d'oliva prodotto nelle campagne samprocopiesi che i devoti offrono durante l'arco dell'anno alla Madonna in segno di devozione 21 . Questo dimostra che la religione direttamente vissuta dalla gente comune conferma l'orientamento tendenziale di quella cultura popolare che interpreta il mondo come un universo abitato da forze sovrannaturali. Lo spazio e il tempo sono perennemente riorganizzati in rapporto ai significati inusuali che in essi dimorano latenti in attesa di essere scoperti e di potersi manifestare per difendere gli uomini arricchendone il patrimonio spirituale 22 . Perciò, la religiosità popolare è partecipativa in senso globale giacché la sua forza d'attrazione non si esaurisce nel rapporto vigoroso tra esseri umani, ma si estende a ogni creatura dell'universo. Non a caso, quando un'intera comunità è risucchiata nel vortice festivo, l'occasione celebrativa purifica e rinnova lo spirito di ogni soggetto sociale 23 . A proposito del miracolo menzionato sopra, a San Procopio, alcune persone affermano di aver visto la Madonna girare intorno alla lampada in modo vorticoso. Secondo la loro testimonianza, l'olio bolliva tergiversandosi sul pavimento della Chiesa, rimanendo sempre sullo stesso livello, senza mai consumarsi mentre i devoti lo asciugavano con pezze e batuffoli di cotone che sono stati conservati per ricordare il prodigio avvenuto. Qualora i samprocopiesi ne avessero bisogno, utilizzavano questi batuffoli per impetrare la 21 Ibidem. 22 Cfr. L. M. Lombardi Satriani, Il silenzio, la memoria e lo sguardo, Sellerio, Palermo, 1989, pp.73-74. 23 Cfr. C. M. Elia e S. Ferraro, testo di S. Inglese, Un viaggio lungo un anno tra fede e pietà popolare nella Calabria del Giubileo, Edizioni Istante, Catanzaro, Ben tre particolarissimi miracoli avvolgono questa misteriosa quanto suggestiva statua della Madonna addolorata: 1) Un sogno particolarissimo avvallato da formiche operaie che fecero iniziare il santuario; 2) una statua che rende la vista ad una cieca fin dalla nascita; 3) un olio che non si consuma mai arde notte e giorno a San Procopio. Vedi S. Occhiuto, «Gazzetta del Sud» -I. Pagnini, «La Rocca» della Pro Civitate Christiana, Assisi, ivi. 25 C. M. Elia e S. Ferraro, testo di S. Inglese, Un viaggio lungo un anno tra fede e pietà popolare nella Calabria del Giubileo, cit., p. 226. © 2016 dall'Autore/i; licenziatario Humanities, Messina, Italia. Questo è un articolo ad accesso aperto, distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione -Non commerciale -Non opere derivate 3.0 Humanities, Anno V(2016), numero 2
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