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F. Venier
2004
Il libro di Cecilia Andorno, Linguistica testuale. Un'introduzione, propone la riflessione su una branca della linguistica di fatto praticata in Italia da anni, ma su cui pure, da anni, mancavano studi complessivi. Tale volume colma dunque un'indubbia lacuna e fornisce un ottimo strumento per accostarsi alla disciplina. Molti i pregi del lavoro, di cui si sottolineano qui, per esigenze di spazio, solo i principali: la completezza, l'aggiornamento e, last ma certo non least, la qualità della
more » ... a qualità della scrittura, precisa ed elegante al tempo stesso, sorretta da un rigoroso impianto metodologico e da un'estrema accuratezza delle informazioni bibliografiche. Ma si diceva della completezza e dell'aggiornamento. Cecilia Andorno tocca tutte le tematiche affrontate dalla linguistica testuale. Innanzitutto il problema della definizione di cosa sia un testo e della spinosa relazione tra enunciato e testo, questione, quest'ultima, sempre aperta e "soggiacente" alla nascita della linguistica testuale. Poi la tematica dell'introduzione di referenti nei testi e della loro ripresa, della distribuzione dell'informazione nell'enunciato e nel testo, profondamente connessa con sintassi e semantica. La teoria degli atti linguistici austiniana e i suoi sviluppi vengono a questo punto utilizzati per chiarire le funzioni comunicative di detto e non detto. Ampio spazio è dato dunque anche al problema di presupposizioni, implicazioni ed implicature nei testi. Di ognuna di queste tematiche la studiosa offre un quadro preciso e aggiornato. Certo più interessanti e nuove risultano però le parti del volume di cui Cecilia Andorno si è occupata direttamente in altri suoi lavori, in particolare dunque le osservazioni sulla struttura informativa dell'enunciato, sul focus e sui focalizzatori. Forse meritevoli di maggiore approfondimento -ma certo le esigenze editoriali sono tiranne e si deve scegliere -sarebbero state invece due tematiche cui la studiosa si limita ad accennare e che mi sembrano invece particolarmente interessanti. Mi riferisco al problema delle origini e della breve durata, perlomeno accademica, della linguistica testuale (che viene praticata nei fatti ma sempre sotto mentite spoglie), e al problema dei suoi rapporti con la retorica. Quest'ultima questione dovrebbe di fatto essere ripresa, e re-impostata a mio parere, nei termini della teoria dell'azione. Se infatti la teoria di Austin costituisce
doi:10.6092/lef_18_p217 fatcat:3fej5kjymjgidof3b4vjqmz7yi