Il cammino della Chiesa genovese dalle origini ai nostri giorni a cura di DINO PUNCUH GENOVA MCMXCIX Cure pastorali e giurisdizionalismo: il Seicento

Nella Sede, Della Società, Ligure Di, Storia Patria, Luigi Nuovo
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La Chiesa genovese non aveva dovuto confrontarsi con i problemi posti dalla Riforma Protestante; infatti si ebbero pochi aderenti, reclutati per lo più tra gli aristocratici, i mercanti e i soldati tedeschi e svizzeri, la cosiddetta « milizia germanica », al servizio del doge e del palazzo ducale, che si erano dati ad atti di disprezzo nei confronti di alcune immagini sacre. Se non vi erano stati i grandi problemi posti dal protestantesimo, non per questo era meno necessaria la riforma tam in
more » ... pite quam in membris che da tempo veniva richiesta e che con insistenza il Concilio di Trento voleva che si at-tuasse nella Chiesa in generale e in ogni chiesa locale. L'attuazione dei decreti tridentini, già cominciata a Genova negli ultimi decenni del '500, proseguì nel '600 ed ebbe nel cardinale Stefano Durazzo l'esponente più significativo e di maggior impegno pastorale, affrontando resistenze e incomprensioni da parte di differenti ambienti che si sentivano toccati nei loro privilegi o nella loro atonia spirituale e morale. Questo avveniva mentre le autorità desideravano l'affermarsi di Geno-va come città-stato nel concerto delle potenze europee e spingevano la Se-renissima Repubblica a scelte diplomatiche e formali che cercavano di ma-nifestare questo intento, per cui venne stabilito di sostituire la corona do-gale con quella regale, giustificandola con il dominio della Corsica, e i de-creti governativi furono emanati « dal real palazzo ». Sempre in quest'ottica, facendo leva su una sentita ed affettuosa devo-zione mariana, dato che Genova aveva un'antica tradizione come « città di Maria Santissima », il 25 marzo 1637 veniva dichiarata solennemente la Ver-gine Maria quale regina ed imperatrice della Città e della Riviera. Il doge Gian Francesco Brignole (1582ca-1637) offrì alla Santa Vergine i simboli della re-galità: la corona, lo scettro e le chiavi della città; l'anno seguente si coniarono delle monete che recavano la sua effigie e le parole et rege eos. Con ostentato orgoglio si affermava: « dopo Dio, non abbiamo cosa che maggiormente ci prema che il mantenimento della libertà, dignità e giurisdizione pubblica ».
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