Sotto quali condizioni è ipotizzabile il passaggio da un insegnamento tradizionale a un "insegnamento 2.0"?

Guglielmo Trentin
2009 unpublished
Insegnanti e nativi digitali INTRODUZIONE La diffusione delle tecnologie della comu-nicazione, e in particolare quelle legate al cosiddetto Web 2.0 (O'Reilly, 2006), sta producendo forti mutamenti al modo di in-terrelarsi fra le persone. Il realtà il livello di mutamento delle proprie abitudini comu-nicative è quasi sempre correlato all'età anagrafica e varia in un range che va dallo "sconvolgente" per i soggetti adulti e poco tecnologizzati, all'assoluta normalità per i cosiddetti nativi
more » ... ddetti nativi digitali, ossia coloro che sono nati in un contesto già fortemente in-triso di tecnologie, in particolare quelle del-la comunicazione mobile. E se è vero che il processo di insegnamen-to-apprendimento si basa soprattutto sulla comunicazione e l'interazione sociale, chi si occupa di formazione non può trascurare questo aspetto e, conseguentemente, ade-guarsi. Prima fra tutti la Scuola, caratteriz-zata da una fascia d'utenza particolarmente delicata e vulnerabile, immersa sì nelle nuo-ve tecnologie ma al tempo stesso incapace di usarle con metodo e consapevolezza e quindi esposta alle insidie che le stesse pos-sono nascondere. È quindi evidente come la Scuola debba as-sumere un ruolo strategico nel guidare le nuove generazioni sia ad un uso eticamen-te corretto e consapevole delle tecnologie di rete (in particolare quelle del Web 2.0 e mobili), sia nel proporle come strumento in grado di potenziare lo studio e i processi di apprendimento individuali, estendendoli al di fuori del perimetro scolastico (fisico e istituzionale). E la Scuola può oggi intraprendere questa missione capitalizzando le numerose espe-rienze che hanno già dimostrato come la pluralità di risorse messe a disposizione dal Web 2.0 sia in grado di aprire nuovi oriz-zonti pedagogici sull'uso didattico-forma-tivo delle tecnologie di rete. Ora, però, se è vero che i docenti rappre-sentano il motore propulsivo delle attività di insegnamento-apprendimento che si svi-luppano nella Scuola, è inevitabilmente a loro che in prima battuta andrebbe chiesto di fungere da agenti attivi nel dar vita a un processo di cambiamento della didattica (a partire, è evidente, dalla propria) che tenga conto della pluralità dei canali informativi e di interazione che gli studenti hanno quoti-dianamente a disposizione. Si tratta di un compito di straordinaria rile-vanza educativa ma che al tempo stesso im-plica un cambiamento sia del ruolo del do-cente sia del modo di organizzare la didat-tica. Un cambiamento che qualcuno non ha esitato a definire «epocale» (Fullan, 1997; Day et al., 2000; Goodson, 2003) e che richiede al docente di «imparare a inse-gnare» in una modalità diversa da quella con cui lei/lui, a suo tempo, è stato forma-to sia disciplinarmente sia al ruolo stesso di insegnante (Hargreaves et al., 2001). Ed è proprio per questo motivo che se si vuole diffondere conoscenze, competenze e cultura sull'uso didattico-educativo delle risorse 2.0 1 , è necessario usare strumenti e approcci formativi dei docenti basati sulle stesse risorse e sulle stesse modalità con le quali esse possono poi essere didatticamen-te proposte agli studenti. Quindi non più (o almeno non solo) inter-venti formativi di tipo formale (partecipa-zione a corsi in aula o a distanza) ma cen
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