Note

Maria Teresa Lucarelli
2019
Tema di grande interesse disciplinare -ma anche di altri ambiti scientifici e culturali, come si evince dal Dossier -quello sul "progetto esecutivo", proposto in questo numero di TECHNE. Rappresenta un momento di riflessione non solo sul ruolo tecnico realizzativo, quello appunto dell'ingegnerizzazione degli interventi, concepito a garanzia della corretta restituzione delle prescrizioni connesse alla esecuzione dell' opera ma una occasione per ragionare sugli obbiettivi a cui l'azione esecutiva
more » ... l'azione esecutiva deve/ dovrebbe tendere per raggiungere il soddisfacimento delle esigenze dell'utenza anche e soprattutto in una fase, come quella in atto, caratterizzata da forti cambiamenti socio-economici e ambientali. Una occasione, inoltre, per individuare le potenzialità che il progetto esecutivo può esprimere come momento in cui collegare/coniugare la componente ideativa e soggettiva del progettista -il "pensiero progettante" di Eduardo Vittoria -con quella tecnica e oggettiva, data dalle norme e/o della prassi esecutiva e realizzativa. Un tema dunque attrattivo se pur complesso, considerando i limiti posti da una normativa sempre più articolata e stringente e, non ultimo, dalla profonda crisi del settore dell' edilizia che ha sacrificato spesso alla economicità degli interventi, gli aspetti qualitativi dell' opera. Già a partire dagli anni '70, all'interno di un dibattito più ampio sull' Architettura costruita, in Area Tecnologica si sosteneva la necessità di un "governo del progetto" per garantirne la qualità, trovando all'interno del processo edilizio, le modalità e gli strumenti per gestire la complessità del momento realizzativo dell'architettura: una correlazione stretta, quindi, tra momento creativo ed esecutivo dell' opera, da prevedersi fin dalla sua concezione, come sequenza organizzata di fasi e procedure. Una correlazione, dunque, che si fonda sul rapporto coerente tra fase progettuale e fase esecutivo-costruttiva a garanzia, appunto, della qualità materica, funzionale e formale del manufatto. La querelle sulle responsabilità che devono assumersi, sia in ambito pubblico che privato, i vari attori del processo -dal progettista all'impresa -per trovare la necessaria corrispondenza tra ideazione e realizzazione, è tutt' ora aperta: un concentrarsi prevalentemente sugli aspetti formali senza comprende criticamente la finalità dell'azione progettuale rispetto alle «[...] esigenze della società, le ingerenze dell' economia, le ragioni della produzione [...] che obbliga a confrontarsi con il problema della corrispondenza tra ciò che viene progettato e le aspettative di una determinata collettività [...]» 1 , ha portato ad esiti anche di forte impatto ma non sempre soddisfacenti in termini prestazionali, molto spesso con costi elevati, non giustificabili. Allo stesso tempo, il ragionare in termini esclusivamente tecnici ed economici -o, come fino al 2016 nel settore dei Lavori Pubblici, di massimo ribasso -ha prodotto e ancora produce una evidente perdita di qualità formale, funzionale e costruttiva, indispensabili per la conservazione del manufatto e la salvaguardia dell'utenza. Tema che richiama con forza, all'importanza della manutenzione e della corretta la gestione del ciclo di vita come parte integrante del progetto esecutivo. Nello specifico del settore dei Lavori Pubblici, resasi obbligatoria, con la D.lgs. 50/2016, l' offerta economicamente più vantaggiosa per lavori superiori al 1.000.000 di euro, il problema della qualità esecutivo/realizzativa sembrerebbe superato. È da rilevare, tuttavia, che l'aumentato livello di attenzione agli aspetti qualitativi appare ancora marginale rispetto ai limiti generati dal pesante apparato amministrativo che caratterizza gli appalti pubblici: alle
doi:10.13128/techne-7498 fatcat:ofvmbdk42rgo5my62jc6q2o52u