La scuola del merletto di Gorizia fra tradizione dei saperi femminili e nuove professionalità. Un percorso per il riconoscimento del merletto quale bene immateriale dell'Unesco [chapter]

Gabriele Blasutig, Ornella Urpis, Università Degli Studi Di Trieste
2018
La scuola del merletto di Gorizia fra tradizione dei saperi femminili e nuove professionalità. Un percorso per il riconoscimento del merletto quale bene immateriale dell'Unesco 1 Gabriele Blasutig, ricercatore universitario, Università di Trieste 2 Ornella Urpis, sociologa, Università di Trieste Sommario: La lavorazione del merletto ha una presenza antica nelle comunità umane. Sono le donne, di ogni epoca o ceto sociale che, essendo tenute alla cura della casa e delle persone, esercitano da
more » ... , esercitano da sempre questo mestiere. L'arte delle merlettaie in Italia, secondo la documentazione di cui si dispone, la si fa risalire al XV secolo, nella zona delle Fiandre, e successivamente si è diffusa in tutta Europa. A Gorizia nel 1672 nasce la prima scuola nel Monastero delle Orsoline che diventa il centro delle professioni femminili. Nel corso del tempo la scuola si trasforma da ente religioso a istituto succursale della scuola del merletto di Vienna, a scuola statale e infine regionale. Attualmente è l'unica scuola italiana con un riconoscimento regionale. Per offrire uno sbocco commerciale alle opere delle allieve e per iniziare una nuova fase di espansione e di commercializzazione dei prodotti realizzati è stata istituita la Fondazione Scuola Merletti di Gorizia. In futuro la trasformazione in una vera realtà produttiva implicherà un percorso basato su precise scelte strategiche e operative che riguardano principalmente l'assunzione di un chiaro indirizzo imprenditoriale da parte degli allievi e dei docenti (per l'avvio di start up o di cooperative sociali), una pianificazione economico-finanziaria e lo sviluppo di una rete territoriale di diverse organizzazioni e istituzioni per il sostegno al progetto. Gabriele blasutiG e Ornella urpis Parole chiave: Artigianato, saperi femminili, beni immateriali, merletto, scuola. Abstract: Lace making has an ancient presence in human communities. Women of every age and social class, having to take care of the home and family, have always engaged in this occupation. The art of lace makers in Italy, according to the documentation available, dates back to the fifteenth century in Flanders, and subsequently spread throughout Europe. In Gorizia in 1672, the first school was founded in the Ursuline Monastery, which became the center of the female professions. Over time, the school transformed from a religious institution to an institute -a branch of the Vienna-based lace school -to a state school and finally a regional school. Currently it is the only Italian school with regional recognition. In order to offer a commercial outlet to the works of the students and to start a new phase of expansion and marketing of the products made, the Merletti School Foundation of Gorizia has been established. In the future, transformation into a true production entity will imply a path, based on precise strategic and operational choices, that mainly will concern the adoption of a clear entrepreneurial direction by students and teachers (for the implementation of startups or social cooperatives), economic-financial planning and the development of a territorial network of various organizations and institutions to support the project. L'artigianato tradizionale femminile quale strumento di inclusione e di crescita socio-economica Gli antichi mestieri racchiudono in sé le conoscenze di un popolo in relazione alla propria terra e alle proprie esperienze. Scoprire e valorizzare i saperi e le pratiche legate all'artigianato tradizionale significa preservare l'identità delle comunità, fornire uno strumento di riconoscimento per le nuove generazioni, nonché tramandare ai giovani abilità da spendere sul mercato del lavoro. L'artigianato è, infatti, riconosciuto quale importante patrimonio immateriale e descritto come «le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale» secondo l'art. 2 della
doi:10.13137/1971-0720/27275 fatcat:p32rxzujqrgu7bxbpdhg4dxgvu