Due voci per un dizionario di retorica

Sandro Briosi
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Metafora Il primo tentativo di definire la natura e le funzioni della metafora si trova nella Poetica di Aristotele che scrive: "La metafora consiste nel dare a una cosa il nome di un'altra." Nel caso di "il prato ride" viene attribuito al prato un elemento che "appartiene" all'uomo. Non è chiaro se questo rapporto di appartenenza sia per Aristotele un rapporto naturale, originario. Egli non contrappone in effetti l'uso figurato del linguaggio ad un uso "corretto" ma ad un uso "corrente" o
more » ... o "corrente" o "normale" ("kùrion"). In ogni caso la sostituzione non muta profondamente la natura dell'oggetto indicato ed essa ha per lui una funzione essenzialmente estetica, di abbellimento, simile a quella svol-ta da altri usi "anormali" del linguaggio. Essi danno al discorso un sapore di "stranezza" che però non dev'esser mai eccessivo, tale da nascondere la chiarezza e la riconoscibilità del termine "proprio" sostituito. Il trasferimento può avvenire, per Aristotele, in quattro modi: dal genere alla specie ("Qui è ferma la mia nave": "esser fermo" è il genere, "essere all'ancora" è una specie, uno dei modi dell'esser fermo); dalla specie al gene-re ("Diecimila azioni": un numero specifico al posto del generico "molte"); da una specie ad un'altra ("spegnere la vita" al posto di "troncare"; ambedue sono speci di "togliere"); per analogia. Per mostrare l'astrattezza di que-sta classificazione basterebbe chiedersi: "spegnere" era già una "specie" del genere "togliere" prima che la metafora accostasse i due termini? Non si po-trebbe dire che il genere di "spegnere" è "far finire" (la luce, la vita), oppure "rendere oscuro" (un luogo, e la vita intesa come visione, conoscenza)? La metafora per analogia gioca invece per Aristotele su quattro elementi, legati dallo schema di una proporzione: A :B = C: D. Questa spiegazione verrà ripresa da molte teorie moderne e per ciò vale la pena di osservare, contro di essa, quanto segue: che cosa ci impedisce di considerare la vecchiaia e la sera come speci del genere "fine," spiegando così la tipica metafora analogi-ca come metafora da specie a specie?; e di contro, il caso di "essere fermo" ("estànai") detto invece del termine proprio "essere all'ancora" ("ormèin") non si può spiegare, invece che come metafora da specie a specie, come espressione che sottintende la proporzione estànai: uomo = ormèin: nave? Il fatto è che, malgrado le numerose intuizioni che la contraddicono, la teo-ria aristotelica resta fondata sul rifiuto di riconoscere la forza di innovazione, di creazione di speci e generi nuovi che abita la metafora. Anche la retorica latina considera la nostra figura come uno degli "ornamenti" del discorso. Per
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