Enrico VII, Dante e gli «universaliter omnes Tusci qui pacem desiderant» [chapter]

Elisa Brilli, Giuliano Milani, Antonio Montefusco
2020 Le lettere di Dante  
Abstracts: Nell'intestazione della VII epistola a Enrico VII del 17 aprile 1311, Dante si accredita quale primo mittente del testo, ricorrendo alla dicitura di «exul inmeritus», già consueta nella sua precedente produzione epistolografica, ma aggiunge il riferimento, quali secondi mittenti del testo, agli «universaliter omnes Tusci qui pacem desiderant». Ciò contrasta con il ritratto che sarà tracciato da Cacciaguida e con la sua affermazione che, a partire dal 1304 circa, Dante avrebbe fatto
more » ... nte avrebbe fatto «parte per sé stesso» (Par. XVII, 69). Mancando peraltro attestazioni documentarie di un qualche incarico ufficiale ricoperto da Dante in questa fase politica, gli studiosi appaiono divisi tra chi immagina un'allusione ai fuoriusciti di parte bianca e ghibellina e chi pensa piuttosto che il riferimento sia ai conti Guidi favorevoli al Lussemburghese. Attraverso l'esame della totalità della documentazione storica e letteraria superstite, l'articolo scarta entrambe tali ipotesi e suggerisce invece di riconoscere in questo enigmatico riferimento la traccia del tentativo di Dante di creare una nuova comunità in sostegno di Enrico; un tentativo che, in una prospettiva di lunga durata, costituisce l'ideale punto di transizione dalle modalità di costruzione del pubblico già proprie all'autore della Vita nova a quelle che contraddistingueranno l'attitudine profetica dell'autore delle ultime due cantiche della Commedia. L'articolo offre inoltre una messa a punto ecdotica a proposito dell'intitulatio, archiviando la proposta ricostruttiva di E. Pistelli, passata in giudicato in tutte le edizioni posteriori. In the superscription of his epistle VII to Henry VII (April 17, 1311), Dante validates himself as the first sender through the clause «exul inmeritus», already in use in his previous letters; he also refers to «universaliter omnes Tusci qui pacem desiderant» as second senders of the epistle. This is in conflict with the biographical portrait that will be presented by Cacciaguida, and especially with the claim that, from 1304 onwards, Dante's party would have been himself (Par. XVII, 69). Since we lack documents witnessing some official charge entrusted to Dante in this political phase, scholars are divided between those who read the clause as referring to White and Ghibelline exiles, and those who see 1 Conforme cioè alla sottoscrizione degli atti ufficiali fino all'incoronazione a Roma (29 giugno 1312) quando, come consueto, il titolo è aggiornato in quello di «imperator» (come ricorda 12 Cfr. Piccola antologia della Bibbia volgata, pp. 209-219, cit. a p. 210; peraltro, in questa nota, Pistelli confondeva l'assetto testimoniale attribuendo a M la lezione di P e viceversa (ringrazio A. Montefusco per avermi procurato le riproduzioni di questa edizione); e la ristampa del 1919, stereotipa, conserva l'errore (sempre a p. 210). Si veda inoltre Ep. (Pistelli) p. 426, dove tuttavia mancano glosse (né qualcosa si trova a riguardo nelle righe consacrate alle epistole nella prefazione di M. Barbi, alle pp. XIX-XX). La lezione non rientra tra quelle discusse nel saggio preparatorio di Pistelli, Dubbi e proposte. Più in generale, si ricorderà la diffidenza, se non proprio insofferenza, di Pistelli per le minuzie filologiche, ben testimoniata dalle osservazioni svolte in veste di recensore di Toynbee: «come pretendere che ogni lettore debba farsi, per dir così, un'edizione critica per conto suo, vagliando da sé elementi di troppo diverso valore che gli sono offerti dall'apparatus? Osservazione che io credo non inutile, perché abbondando, pur troppo, gli apparatus di questo genere, che di chiamarsi critici non hanno davvero diritto» (Pistelli, rec. a Toynbee, p. 58, circa la scelta di registrare errori, alcuni dei quali delle precedenti ed.), nonché il fatto che Pistelli non lavorò con metodo filologico, a causa anche della difficile congiuntura storica, come ricorda Mazzoni, Riflessioni sul testo, p. 436 (p. 291 dell'anastatica). 13 Parodi, Intorno al testo, p. 142: «piuttosto voglio raccogliere qui una proposta del Pistelli, che riguarda proprio le prime parole del titolo. Come si sa, dei due codici che lo conservano, Pant. 1 [= P] ha Gloriosissimo atque felicissimo Triumphatori (insieme con Pant. 2 e l'altra versione [i due volgarizzamenti], che è adottato dal Toynbee; Ven. [= M], seguito dal Moore ecc., ha Sanctissimo tr. Il Pistelli invece di scegliere, combina: Sanctissimo, gloriosissimo atque felicissimo tr. Quel Sanctissimo gli pare troppo dantesco perché si possa rinunziarci, ed è ben possibile ch'egli abbia ragione». Dato che Parodi corregge silenziosamente la recensio pasticciata di Pistelli (cfr. supra nota 12), non è improbabile che l'osservazione sia da prendere in senso velatamente polemico. 14 Adottano (e/o traducono) la soluzione approntata da Pistelli: Ep. . L'imporsi del testo del 1921 ha poi talvolta occasionato l'attribuzione della lezione supposta integra (ossia con i tre aggettivi, che come si è visto come tale non è attestata) ora a questo ora a quel testimone, procedendo
doi:10.1515/9783110590661-019 fatcat:h3xobzhhtjarlp323yphwsuojy