Lettere al signor professore Wilcken

Giacomo Lumbroso
1901 Archiv für Papyrusforschung und verwandte Gebiete  
Lettere al signor professore Wilcken. I. Roma, 25 maggio '99. Pregiato Amico, Rileggevo ultimamente il "Mare Eritreo" di Agatarchide, e giunto al pas so in cui si accennano i πέντε νομό t ehe erano tra Memfi e Tebe, mi colpi e nii fermo per la prima volta il modo con cui sono descritti o qualificati: έ&νών έχοντες πολναν&ρώπ [ω~]ν τάζιν ( § 22). Mi colpi, voglio dire, e mi fermo l'implicita equivalenza ehe ne emergeva: νομός, sotto un certo aspetto, potersi ehiamare anche έ'&νος. E siccome
more » ... νος. E siccome questa nuova veduta mi interessava per la ragione ehe Le dir poi, mi diedi subito a ricercare se esistevano altri indizi ed esempi della stessa equivalenza, e ne trovai pi d'uno: infatti in Diodoro (I, 90, 2), dov' e detto ehe τα των Αίγνπτιων ε&νη veneravano ciascuno un dato animale, ε&νη, evidentemente, val quanto νομοί. Similmente "populi", έ'&νη, non sono altro ehe νομοί, in Pomponio Mela (1,9,58) dove dice "colunt animalia, sed alia alii: Apis populorum omnium numen est". In Seneca N. Q. IV, 2, il νομός (non importa ehe si tratti di quello dei Tentiriti) figura come un ε&νος distinto "generis aut sanguinis proprietate". Dalla qu l cosa risulta ehe se νομός sotto un certo aspetto pote chiamarsi anche b'&vog, i νομάρχαι in certo modo poterono chiamarsi anche έ&νάρχαι,. D'altra parte noi conosciamo gi 1'altra equivalenza νομός == βτςατηγία (Plin. V, 49; VI, 27), νομύρχ&ι, = βτρκτηγοέ (K hn, Die st dt. u. b rgerl. Verfass. des Rom. Reichs, II, p. 483-487), ancorche nei monumenti, ossia nel linguaggio amministrativo delT Egitto greco, i titoli ufficiali, usati generalmente, sieno non gi quei di νομάρχοα, ma quei di βτρανηγοί ed εΛίβτφάνηγοι,. II ehe non esclude adunque ehe gli οτρατηγοέ ed έπιοτφάτηγοι o si chiamassero, o si potessero ehiamare, anche νομάρχου ed έ&νάρχαι,. Ed ecco affacciarsi un vecchio e quasi disperato nostro problema (Marquardt, Rom. Staatsverw., 1873, I, p. 297), voglio dire il testo di Strabone (17, 798), dove parlando των έαι,χωρίων αρχόντων κατά πόλιν e κατά την χωράν, e venendo a questi ultimi, il Greografo alle parole Brought to you by |
doi:10.1515/apf.1901.1.1.66 fatcat:xc3psu32snaknjv6vhdjkhwshu