«Io senza garanzie». Donne e autobiografia. Dialogo ai confini fra storia e letteratura

Alessandra Contini, Ernestina Pellegrini
2001 Quaderns d'Italià  
Io senza garanzie è un dialogo sulla scrittura autobiografica delle donne dall'età moderna alla contemporaneità. Nato dall'intreccio e dal cortocircuito di due voci diverse che si misurano in un territorio franco, fra storia e letteratura, alla ricerca delle tappe della riflessione sul sé autoriale, questo saggio riflette sulla scrittura autobiografica come punta emergente di un lungo percorso di affioramenti dell'io. Le fonti storiche che testimoniano un scrittura indiretta, quasi di
more » ... quasi di «transito» della soggettività delle donne, si aprono poco alla volta ad un uso sempre più forte e consapevole della scrittura, fino alle ora dolorose, ora euforiche, ora ideologicamente compiaciute autobiografie della contemporaneità. Dalla scrittura delle mistiche, non delle donne ma attraverso le donne, alla metautobiografia. Dalla inconsapevolezza del valore della propria memoria\scrittura alla piena coscienza del valore fondativo di essa per la scoperta e reivenzione di un sé di genere. Dai recinti e perimetri stretti del passato ai fertili sconfinamenti e spaesamenti dell'io contemporaneo, in una utopia di trasformazione che sovverte gerarchie e parodizza logiche di potere. Come nell'elogio del margine della scrittrice afroamericana bell hooks, il cui nome tutto in caratteri minuscoli esprime orizzontalità ed insieme ribellione: «fare del margine non solo un luogo di privazione, ma un luogo di resistenza». Parole chiave: autobiografia, memoria, letteratura, storia di genere. Abstract Me without guarantees is a dialogue on the autobiographical writing of women from the modern to the contemporary age. Born from the interweaving and short-circuiting of two separate voices which take their measure in open territory, midway between history and literature, in search of the stages of reflection on the authorial self, this essay is a reflection * La definizione è di Ingeborg Bachmann, nel saggio L'io che scrive, ora raccolto in Letteratura come utopia, Milano: Adelphi, 1993, p. 58: «Un Io senza garanzie! Che cosa è l'Io, infatti, che cosa potrebbe essere? Un astro di cui posizione e orbita non sono mai state del tutto individuate e il cui nucleo è composto di sostanze ancora sconosciute. Potrebbe essere questo: miriadi di particelle che formano un «Io», ma al tempo stesso l'Io potrebbe essere un nulla, l'ipostasi di una forma pura, qualcosa di simile a una sostanza sognata, qualcosa che definisce una identità sognata, cifra di qualcosa che è più faticoso da decifrare del più segreto dei codici». on autobiographical writing as an emerging point of a long journey of the ego's outcroppings. The historical sources which bear witness to an indirect, almost «transitiona»" writing of the subjectivity of women, give way a little by little at a time to an ever more forceful and conscious use of the written word, up to the now painful, now euphoric, now ideologically complacent, autobiographies of the present moment. From the writings of the mystics, not of women but through women, to meta-autobiography. From the unawareness of the value of one's own memory/writing to the full consciousness of its founding value for the discovery and reinvention of a gender self. From the penned-in spaces of the past to the fertile boundlessness and bewilderment of the contemporary ego, in a utopia of transformation which subverts hierarchies and parodies the logic of power. As in the «outlaw culture» of the Afro-American writer bell hooks, whose name written all in small letters suggests both horizontality and rebellion: «to make marginality not only a place of privation, but a place of resistance». Questa relazione a quattro mani, questo dialogo o simulazione di dialogo dovrebbe dare, per lampi, con riprese, precisazioni, una serie di riflessioni in forma di dialogo in merito alla natura e ai modi della scrittura autobiografica delle donne nell'arco di alcuni secoli. Abbiamo deciso di fare di questo nostro intervento la prima cellula di un laboratorio aperto di riflessione, una specie di zibaldone in forma dialogica sulla costruzione e promozione della memoria delle donne, mostrando l'esistenza di altri scenari, convissuti con quelli ufficiali. Un viaggio che, per gradi, ha portato a un ribaltamento (dal silenzio alla parola, dal privato alla scena pubblica, dalla resa al protagonismo). Un viaggio inevitabilmente destrutturante e interrogativo con trasgressioni rispetto a una troppo inamidata correttezza politica. Ernestina Raccogliendo i materiali sulla autobiografia femminile del Novecento -nelle sue varie forme del diario, della autobiografia vera e propria, dell'autobiografia romanzata, delle memorie -mi sono accorta che il modo più onesto per presentarle come un insieme sarebbe stato quello delle Vite parallele. Vite parallele nel senso inverso rispetto alle Vite di Plutarco, cioè delle vite a tal punto parallele che nulla può congiungerle. Pensavo piuttosto alla prefazione di Michel Foucault alla collana Les vies parallèles edita da Gallimard: Gli antichi amavano mettere in parallelo le vite degli uomini illustri; s'ascoltava parlare attraverso i secoli queste ombre esemplari. Le parallele, lo so, sono fatte per congiungersi all'infinito. Immaginiamone altre che, indefinitivamente, divergano. Nessun punto di incontro, né luogo per raccoglierle. Spesso non hanno avuto altra eco che quella della loro condanna. Bisognerebbe afferrarle nella forza del movimento che le separa. 1
doi:10.5565/rev/qdi.53 fatcat:xjrw3zjn5ffavawwrka2eojxky