L'Intelligenza. Poemetto anonimo del secolo XIII

Marcello Ciccuto
2002 Quaderns d'Italià  
Si attendeva da almeno mezzo secolo un'edizione moderna di questo testo. L'esperienza di Berisso in qualità di editore e commentatore ci ha procurato finalmente un insieme degno non soltanto di essere studiato e letto, ma altresì di rafforzare in più casi le conoscenze degli stessi esperti in materia di poesia dugentesca e di testi didattici. Una acquisizione subito importante si può dire già l'idea di fondo (o quantomeno il sospetto), circa quello stato di non-finito del poemetto che viene a
more » ... metto che viene a unirsi a parecchi altri misteri: sull'autore, il periodo e il luogo di composizione, l'origine e l'esecuzione della struttura metrica, addirittura sul titolo. E certo da sempre abbiamo desiderato sapere qualcosa in più sull'opera in forza di annotazioni o soscrizioni o altro, scomparse per via di acidi ma anche non viste dagli occhi maldestri di alcuni critici (una miopia che Berisso provvede in quasi tutti i casi a correggere). Da questa idea di mancata rifinitura consegue ad esempio -come credo che sia oramai noto a tutti i lettori dell'opera -la proposta di invertire l'ordine delle ultime due strofe del poemetto (che non è cosa irrilevante, in quanto viene a incidere sul significato globale dell'opera stessa): oltreché di non-finito si arriva a parlare dunque a riguardo di una sorta di distacco ironico del poeta nei confronti della sua materia d'amore; ma anche e soprattutto di una «mancanza di progettualità» nell'immagine che ci viene dal codice Gaddiano 71 (uno dei due testimoni del pometto), che sembrerebbe voler allineare, assommare materiali molto eterogenei fra loro (quasi fosse una sorta di libro di meraviglie, un repertorio di cultura didascalica [...]). Ma insomma su questa via si andrebbe lontani; ed è una via in effetti consapevolmente abbandonata da Berisso perché si capisce che all'editore interessa non perdere di vista alcuni fatti concreti e precisi materiali culturali. A cominciare intanto dalle tracce di cultura giullaresca subito individuate e rilevate anche nell'introduzione (pensiamo ai vanti del Serventese di tutte l'arti di Ruggieri Apuliese, grazie al quale si potrebbe convocare quell'area culturale senese che ha assai rilevanza, vedremo, per la collocazione 1. A cura di Marco BERISSO, Parma: Fondazione Pietro Bembo / Ugo Guanda, Editore 2000, p. LXVI + 690.
doi:10.5565/rev/qdi.124 fatcat:c56afo3gu5dehofydyyp3czv6i