«Parmi ne' sogni di veder Diana». Emersioni seleniche nelle Rime di Torquato Tasso

Massimo Colella
2019
1 MASSIMO COLELLA «Parmi ne' sogni di veder Diana». Emersioni seleniche nelle Rime di Torquato Tasso tacitae per amica silentia Lunae Publius Vergilius Maro e nel silenzio suo l'amica luna Torquato Tasso pur sempre amica Luna Andrea Zanzotto 1 r che dirò di te Luna rubella / d'ogni pietà, di quel piacer ch'infonde / Amor nei lieti amanti invidiosa?». La luna della canzone 383 delle Rime tassiane si sostanzia in una presenza ostile che «interrompe», attraverso il suo improvviso dispiegamento
more » ... o dispiegamento luminoso, il «viaggio notturno» di un io lirico che così più non può raggiungere furtivamente il suo muliebre oggetto del desiderio. 2 Si tratta di un atteggiamento antilunare di 1 La prima e la terza citazione sono tolte rispettivamente da Publius Vergilius Maro, Aeneis, II, 255 (cfr. Publio Virgilio Marone, Eneide. Libro II, introduzione e commento a cura di A. Salvatore, Napoli, Loffredo, 1998, p. 65 e comm. ad loc. a pp. 65-66) e da A. Zanzotto, Luna starter di feste bimillenarie [ultimo testo della sesta sezione (Canzonette ispide)], v. 3, in Id., Sovrimpressioni [Milano, Mondadori, 2001] (cfr. Id., Tutte le poesie, a cura di S. Dal Bianco, Milano, Mondadori, 2011, p. 930); per la seconda citazione, vd. oltre. 2 Riporto qui il testo della canzone 383 (Contro la luna la quale aveva interrotto un suo viaggio notturno): «Chi di mordaci ingiuriose voci / m'arma la lingua come armato ho 'l petto / di sdegno? e chi concetti aspri m'inspira? / Tu, che sì fera il cor m'ancidi e coci, / snoda la lingua e movi l'intelletto / o nata di dolor giustissim'ira. / Vada or lunge la lira, / conviensi altro istrumento a sì feroci / voglie, in sì grave effetto: / tal che fin di lassù n'intenda il suono / l'iniqua Luna, in cui disnor ragiono. Già spiegava nel ciel l'umide ombrose / ali la figlia de la Terra oscura / col Silenzio e col Sonno in compagnia, / ed involvea de le piú liete cose / ne le tenebre sue quella figura / per cui tra lor eran distinte pria: / Diana ricopria / il volto suo tra folte nubi acquose / sparse per l'aria pura, / per mostrarsi (ahi crudele!) in tempo poi / che fosser piú dannosi i raggi suoi. / Allor moss'io d'Amor, tacito mossi / i passi per la cieca orrida notte / per quella parte ov'ha il cor gioia e pace; / ma, gli altri veli suoi da sé rimossi, / folgorò Cinzia, e ne le oscure grotte / l'ombra scacciò con risplendente face. / Cosí al pensier fallace, / quando a la riva piú vicin trovossi / fur le vie tronche e rotte: / cosí seccò nel suo fiorir mia speme / e dura man dal cor ne svelse il seme. / Or che dirò di te Luna rubella / d'ogni pietà, di quei piacer ch'infonde / Amor nei lieti amanti invidiosa? / Ahi! come adopri mal la luce bella / che non è tua, ma in te deriva altronde, / benché vada di lei lieta e fastosa. / Tu per te tenebrosa / e via men vaga sei d'ogni altra stella / ch'in ciel scopra le bionde / chiome; e quel bel che i rai solar ti danno / tutto impieghi spietata in altrui danno. / Forse ciò fai perché i lascivi amori / pudica aborri e di servar desiri / in altri il fior di castità pregiato? / Deh! non sovvienti che tra l'erbe e i fiori / scendesti in terra da i superni giri / a dimorar col pastorello amato? / E che ti fu già grato / temprar di Pane i non onesti ardori / quetando i suoi sospiri, / vinta da pregio vil di bianca lana, / da pietà no, ché sei cruda e inumana? / Oh quante volte ad Orion, che carco / di preda e di sudor fea da la caccia, / stanco dal O Colella -«Parmi ne' sogni di veder Diana» 2 primo acchito piuttosto disorientante che Roberto Gigliucci 3 ha invece sapientemente ricondotto ad un alveo non esile di scritture misoseleniche di varia natura e pur caratterizzate da talune costanti di fondo che polemicamente prendono di mira per esempio l'incostanza metamorfica e gli illeciti amori della dea-Luna. Eppure, come è noto, quel divino satellite ha archetipicamente rappresentato per l'uomo (e per il poeta) di ogni tempo soprattutto un privilegiato interlocutore e confidente di affanni, superbo metro comparationis e punto di contatto con una realità superiore capace di levarsi (e condurre) sopra le meschine angustie della Terra (anche quando individua, per affinità, il versante euforico e luminoso del terreno e della Bellezza divina talora in esso insita). Non sembra sfuggire, sostanzialmente, a questo destino la poesia di Torquato Tasso, che in questa sede si analizzerà, senza alcuna pretesa di esaustività, secondo un approccio critico che, come del resto denunciato sin dal titolo del presente scritto, potremmo definire moon-oriented: il bacino poetico osservato è quello, sconfinato, del mare magnum delle Rime, 4 «canzoniere immenso [...] per [...] importanza storica», 5 «momento lungo errare, a te ritorno, / sciugasti col tuo vel l'umida faccia, / e di tua propria man lentasti l'arco / e lasciva con lui festi soggiorno! / Ma 'l vergognoso scorno / non soffrí Apollo e l'oltraggioso incarco, / anzi seguí la traccia / del tuo amatore e fé ch'a lui la vita / togliesti incauta con crudel ferita. / Ben ti dee rimembrar che poi scorgesti / estinto il caro corpo in riva al mare / che del tuo stral trafitta avea la fronte, / onde tu sovra quel mesta spargesti / lavando la sua piaga in stille amare / da l'egre luci un doloroso fonte, / dicendo: "Ah man, voi pronte / a l'altrui morte, vita a me togliesti! / Ché non si può chiamare / vita or la mia, se non vogliam dir viva / chi de l'alma e del cor il fato ha priva". / Pur forse, o dea, te 'n vai del pregio altera / di castità, perché ferino volto / vestir festi Atteon, spruzzando l'acque? / Or dimmi, lui rendesti errante fera / perché ti vide il bel del corpo occolto / o perché a le tue voglie ei non compiacque? / Ver è, se ben si tacque, / ch'egli a forza e con voglia aspra e severa / da le tue braccia sciolto / se 'n gisse, mentre tu d'ardor ripiena / al collo gli facei stretta catena. / Ma tu t'ascondi, ed a gli accesi rai / tenebre intorno aspergi or de' tuoi falli / udendo di quaggiú vere novelle. / Chiuditi pur, né ti mostrar piú mai, / perché non merti in ciel vezzosi balli / guidar in compagnia de l'altre stelle. / Cosí de le fiammelle / sue chiare il sol piú non t'indori omai; / e reggere i cavalli / notturni il Fato a te vieti in eterno / donando altrui di lor l'alto governo». 3 Cfr. R. Gigliucci, Contro la luna. Appunti sul motivo antilunare nella lirica d'amore da Serafino Aquilano al Marino, «Italique», IV, 2001, pp. 21-29. 4 I testi si intendono tratti da T. Tasso, Le Rime, a cura di B. Basile, 2 tomi, Roma, Salerno, 1994 (notevolissima l'Introduzione, t. I, pp. VII-XXXIX), che ripropone (cfr. Nota al testo, t. II, pp. 1967-1970 il testo procurato da Bruno Maier (T. Tasso, Rime, in Id., Opere, a cura di B. Maier, 4 voll., voll. I-II, Milano, Rizzoli, 1963-1964, che è a sua volta una ripubblicazione integrata dell'edizione del Solerti (T. Tasso, Le Rime. Edizione critica su i manoscritti e le antiche stampe a cura di A. Solerti, 5 voll., Bologna, Romagnoli-Dall'Acqua, 1898-1902 il Maier chiarisce la propria operazione editoriale nella Nota ai testi, vol. I, pp. 1153-1154 e vol. II, pp. 873-877). Si è preferito citare dal testo fornito da Basile per ragioni di uniformità, in quanto non è giunta a compimento la pubblicazione dell'edizione critica (da tempo intrapresa presso il Dipartimento di Scienze della Letteratura e dell'Arte medievale e moderna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pavia), di cui si possono leggere il primo tomo del primo volume: T. Tasso, Rime. Prima parte -Tomo I. Rime d'amore (secondo il codice Chigiano L VIII 302), a cura di F. Gavazzeni e V. Martignone, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2004 (una prima versione dell'edizione critica è: Idem, Rime d'amore (secondo il codice Chigiano L VIII 302), a cura di F. Gavazzeni, M. Leva, V. Martignone, Modena, Panini, 1993; il secondo tomo è in preparazione: Id., Rime. Prima parte -Tomo II. Rime d'amore (secondo la stampa Osanna), a cura di Vania De Maldé, Alessandria, Edizioni dell'Orso) e il terzo: Id., Rime. Terza parte, a cura di F. Gavazzeni e V. Martignone, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2006. Si rammentino anche le edizioni delle rime tassiane incluse nell'antologia degli Accademici Eterei (1567): T. Tasso, Rime 'eteree', a cura di L. Caretti, Parma, Zara, 1990 (con magistrale Postfazione, pp. XLIX-LVIII); Id., Rime eteree, a cura di R. Pestarino, Modena, Fon-
doi:10.6092/issn.1721-4777/9173 fatcat:vcaaildhrbce3p73jtsgpji3my