Ritorno alla terra fertile

Stefano Bocchi
2014
Nei decenni della modernizzazione e della ricomposizione fondiaria, l'agricoltura italiana ha subito perdite evidenti e danni meno apparenti, ma altrettanto gravi. Ha perso superficie agricola utilizzata (SAU) passando da 17.500.000 ha nel 1970 a circa 13.000.000 ha nel 2010; le aziende agricole si sono contratte da 4.300.000 del 1960 alle attuali 1.600.000 erodendo in tal modo il carattere peculiare di attività diffusa; ha perso o frammentato i sistemi interni di siepi/filari, ha perso una
more » ... i, ha perso una fetta consistente di agro-biodiversità, si è ridotta o atrofizzata la preziosa eredità di saperi agronomici endogeni e le strategie locali di adattamento ai luoghi, l'arte rurale della località. La finestra che possiamo aprire su un futuro sostenibile dovrebbe ruotare su almeno due cardini: il primo riguarda la necessità di uscire dalla prospettiva strettamente economicista che lega il benessere solo ai nostri livelli di reddito e di consumo; il secondo richiama l'esigenza di promuovere una qualità diffusa del vivere e non riservata ad alcuni o circoscritta ad alcune isole felici di territorio. Si passa, in questo modo, dal promuovere o spingere tecnologie a creare opportunità attraverso lo sviluppo istituzionale (questo significa applicare uno schema d'integrazione di aspetti tecnici, organizzativo-istituzionali, politici) e attraverso l'attivazione di reti e di progetti territoriali. Il ritorno alla terra fertile vedrà quindi la nascita di nuove identità, di scelte responsabili e valori condivisi, nuove e precise politiche, progettualità che considereranno i diversi ambiti territoriali ove nasceranno nuove professioni.
doi:10.13128/scienze_territorio-14272 fatcat:6747wbt6crg3vfwz7tmen452ya