Le infezioni del sito chirurgico in Italia Surgical site infections in Italy

Carlo De Werra, Daniela Schiavone, Rosa Micco, Maria Triassi
2009 Le Infezioni in Medicina   unpublished
I n accordo alla definizione del National Nosocomial Infection Surveillance System (NNIS), per infezione del sito chirurgico (SSI, surgical site infection) è da intendersi un'infezione che si verifica entro 30 giorni dall'intervento chirurgico (o entro 1 anno se in seguito alla procedura chi-rurgica viene lasciato in situ un impianto, ovvero un corpo estraneo impiantabile, di origine non u-mana) e che può interessare il tessuto incisionale o profondo nel sito dell'intervento [1]. La locu-zione
more » ... infezione del sito chirurgico" (SSI, surgical site infection) è stata introdotta nel vocabolario me-dico nel 1992 per sostituire quella precedente di "infezione della ferita chirurgica" [2]. Le SSI possono essere classificate in incisionali e organo/spazio. Tra le SSI incisionali si distin-guono quelle superficiali-coinvolgimento esclusivo di cute o di tessuto sottocutaneo dell'incisione-e quelle profonde-coinvolgi-mento della fascia e/o dei muscoli). Le SSI or-gano/spazio comprendono le infezioni che si manifestano in qualsiasi altro sito anatomico che sia stato aperto o manipolato nel corso dell'intervento chirurgico [3]. n EPIDEMIOLOGIA Tali infezioni sono estremamente eterogenee, rendendo dunque difficile una determinazione precisa della loro epidemiologia. L'incidenza delle SSI, infatti, varia in maniera considerevo-le in funzione non soltanto del tipo di interven-to, ma anche dell'ospedale, del paziente e del chirurgo [4]. Ciononostante, grazie al sistema di sorveglian-za epidemiologica in atto negli Stati Uniti da parte dei Centers for Diseases Control National Nosocomial Infection Surveillance (CDC NNIS) sono disponibili, al riguardo, molte informazio-ni. Le SSI occupano, nell'ambito delle infezioni nosocomiali, il terzo posto per ordine di fre-quenza, costituendo il 14,16% di tutte le infe-zioni osservate nei pazienti ospedalizzati ed il 38% di quelle che si osservano nei pazienti chi-rurgici [4, 5]. Negli Stati Uniti, le SSI si verifica-no nel 2-5% dei pazienti sottoposti ad interven-ti chirurgici e quindi, valutando che ammonta all'incirca a 15 milioni il numero di interven-ti/anno, si stima che le SSI risultano pari a 300.000-500.000 casi per anno [6]. In Europa, alcuni dati epidemiologici confer-mano che l'incidenza delle SSI può raggiungere valori anche del 20%, ma che tale incidenza di-pende molto dal tipo di chirurgia, dai criteri di sorveglianza utilizzati e dalla qualità dei dati raccolti [7]. I dati europei sottolineano l'eviden-za che l'aumentato numero di procedure chi-rurgiche mini-invasive ha di fatto ridotto il nu-mero di SSI. Per esempio, per i pazienti sottoposti ad inter-vento di colecistectomia per via laparotomica il tasso di infezione è pari al 4%, mentre per via laparoscopica è dell'1,1%. Allo stesso modo, nei pazienti affetti da appendicite acuta, il tasso di infezioni risulta del 2% nei pazienti che vanno incontro a intervento chirurgico effettuato con tecniche mini-invasive e dell'8% nei pazienti sottoposti ad intervento condotto con metodica convenzionale [8]. Possibili spiegazioni di questa minore inciden-za di SSI a seguito di procedure mini-invasive vanno ricercate nella minore dimensione dell'incisione cutanea, nella più precoce mobi-lizzazione del paziente, nella riduzione del do-lore post-operatorio, nelle preservazione delle funzioni immunitarie, nel ridotto uso del cate-tere venoso centrale [8]. Rassegna Review
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