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Pascucci, Mercati, Farneti, Ceccarelli, Marini
2004 J. Craniomaxillofac. Surg   unpublished
Introduzione -Le lesioni tendinee e legamentose del cavallo sono patologie frequenti nei soggetti sportivi nei quali sono responsabili di una compromissione spesso permanente delle prestazioni atletiche. Difficilmente, infatti, la terapia farmacologica, chirurgica e riabilitativa consente il ripristino di una condizione anatomo-funzionale analoga a quella precedente il trauma. Del tutto innovativo e decisamente promettente risulta il recente ricorso alla terapia cellulare somatica basata sul
more » ... atica basata sul trapianto, nella sede della lesione, di cellule staminali mesenchimali (CSM) potenzialmente in grado di riportare il tendine alla situazione nativa. Il tessuto adiposo si è rivelato una fonte di CSM di straordinario interesse: la sua componente stromale, infatti, conterrebbe in uomo, topo e ratto, una popolazione di CSM pluripotenti con degli indiscutibili vantaggi d'impiego. Facilmente accessibile e quasi sempre sovrabbondante, il tessuto adiposo è popolato da una quantità di CSM tutt'altro che irrilevante: la letteratura scientifica parla di 1 cellula ogni 50 della frazione vascolo-stromale, a fronte di 1 cellula ogni 100.000 nel midollo osseo. Sulla base di quanto descritto per l'uomo e per le specie da laboratorio, alcuni ricercatori hanno avviato procedimenti di sperimentazione clinica impiegando cellule isolate da tessuto adiposo di cavallo per il trattamento di lesioni tendinee e legamentose. Allo stato attuale della ricerca, tuttavia, la terapia cellulare non offre ancora garanzie di successo assoluto e fondamenti per una consapevole applicazione clinica. Scopo del presente lavoro è quello di verificare l'esistenza di una popolazione cellulare isolabile dal tessuto adiposo di cavallo, che mostri caratteristiche morfologiche, colturali e fenotipiche sovrapponibili a quelle già descritte in altre specie. Una maggiore conoscenza delle caratteristiche di queste cellule, potrebbe incrementare e migliorare il loro impiego in ambito clinico. Materiali e metodi Isolamento ed espansione cellulare -Campioni di tessuto adiposo sottocutaneo sono stati prelevati in sede chirurgica da due cavalli adulti e da un puledro di 3 mesi. Il tessuto è stato digerito con collagenasi allo 0,075% e centrifugato. Il pellet cellulare, costituito dalla componente vascolo-stromale del tessuto, è stato risospeso in ammonio cloruro (0,83%) al fine di lisare gli eritrociti e filtrato mediante filtri di nylon per rimuovere i detriti tissutali. Le cellule isolate sono state contate e seminate con terreno DMEM (Dulbecco' modified Medium) addizionato di siero fetale bovino, antibiotici ed antimicotici. Morfologia e cinetica di crescita -Le cellule aderenti sono state fissate con paraformaldeide al 3.7%, colorate con May Grumwald -Giemsa ed osservate al microscopio ottico per valutarne la morfologia e le modalità di crescita. Le cellule sono state contate ad ogni passaggio al fine di valutare la curva di crescita. Il tempo di duplicazione cellulare è stato calcolato nell'intervallo tra un passaggio e l'altro. Le cellule sono state successivamente sottoposte a clonaggio mediante la tecnica delle diluizioni limite per valutarne la capacità di dare origine a singoli cloni di cellule fibroblastoidi (colony forming unit -fibroblast assay o CFU-f assay). Le colonie ottenute sono state fissate con etanolo 95°, colorate con Giemsa e contate. Immunofenotipizzazione -Le cellule sono state fissate in paraformaldeide al 3.7% e sottoposte ad immunofluorescenza indiretta per evidenziare l'espressione di CD90 (VMRD Inc., WA, U.S.A.), molecola di superficie annoverata tra i potenziali marcatori di CSM. Discussione e conclusioni -Il nostro lavoro ci ha permesso di verificare l'esistenza, nel tessuto adiposo di cavallo, di una popolazione di CSM che è stata caratterizzata sulla base della morfologia, della cinetica di crescita e dell'espressione di CD90. L'adesività è una delle principali caratteristiche delle CSM in coltura. Sulla base delle nostre osservazioni riteniamo che, nella prima fase di crescita, si realizzi una progressiva perdita di elementi differenziati "non staminali" capaci di aderire al substrato (fibroblasti, cellule endoteliali, cellule muscolari lisce, etc.) ed una selezione progressiva delle CSM. Queste hanno l'indiscutibile capacità di persistere in vitro per tempi molto superiori a quelli di una comune coltura primaria con limitato potenziale proliferativo. Per quanto attiene lo studio della cinetica di crescita, dopo la prima fase di moltiplicazione relativamente lenta, condizionata probabilmente da una popolazione cellulare non omogenea, le cellule manifestano un progressivo aumento della velocità di crescita che verosimilmente corrisponde ad una graduale selezione di CSM. Il monostrato cellulare selezionato in vitro ha inoltre la capacità di dar luogo a cloni, popolazioni omogenee di cellule generate da un'unica capostipite: la clonogenicità, è un altro essenziale attributo delle cellule staminali. Le colture allestite hanno infine mostrato di esprimere l'antigene di superficie CD90, una molecola annoverata tra i potenziali marcatori di cellule staminali mesenchimali. I dati riportati in questo lavoro permettono di ipotizzare che il tessuto adiposo di cavallo ospiti, effettivamente, una popolazione di cellule le cui caratteristiche morfologiche, fenotipiche e di crescita in vitro, sono fortemente sovrapponibili a quelle precedentemente riferite per altre specie. Benché ulteriori indagini di fenotipizzazione e di valutazione delle capacità differenziative possano fornire dati di maggior certezza in merito alla natura di queste cellule, le informazioni raccolte consentono di ipotizzare che si tratti di elementi staminali mesenchimali. Risultati -La frazione vascolo-stromale ottenuta è costituita da una popolazione cellulare mista contenente fibroblasti, cellule endoteliali, periciti, cellule muscolari lisce, macrofagi, serie bianca del sangue, CSM ed una piccola aliquota residua di adipociti maturi. A 72 ore circa dalla semina, le cellule non adese al supporto solido vengono eliminate con il cambio di terreno. Nei successivi due passaggi un'ulteriore aliquota di cellule viene normalmente persa perché poco vitale e quindi incapace di aderire al substrato di coltura. Se coltivate in assenza di fattori di differenziazione, le cellule danno luogo alla formazione di un monostrato di elementi fusiformi, stellati di aspetto fibroblastoide . Le cellule mostrano una notevole attitudine a moltiplicarsi in modo rapido ed intenso dando luogo alla formazione di caratteristiche figure a vortice (Fig. 3) . L'attività proliferativa è stata valutata durante un periodo di coltivazione di circa 90 giorni. In base ai dati raccolti, il tempo di duplicazione delle cellule varia in funzione del tempo di coltura, mostrando un valore minimo nella fase intermedia della coltivazione e valori progressivamente crescenti man mano che si riduce il loro potenziale proliferativo. Il test CFU-f ha inoltre consentito di osservare che, se seminate ad una diluizione limite di 5 cellule per ml di terreno, le cellule sono in grado di dare origine a colonie clonali di tipo fibroblastoide (Figg. 6 e 7). Le cellule coltivate in vitro e saggiate con l'anticorpo anti-CD90, mostrano infine una imponente espressione dell'antigene che appare localizzato sulla membrana cellulare (Figg. 8 e 9).
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