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more » ... ette un furto e opera ai danni della cultura. Proprietà letteraria riservata Gius. Laterza & Figli Spa, Roma-Bari Finito di stampare nell'aprile 2007 SEDIT -Bari (Italy) per conto della Gius. Laterza & Figli Spa ISBN 978-88-420-8331-3 V 1 Sulle ragioni di un tale 'ritorno' e sul peso in esso esercitato dalla tradizione kantiana presente nella Facoltà giuridica pisana si è intrattenuto di recente Claudio Cesa nell'intervento al convegno «Storicità del diritto, dignità dell'uomo, ideale cosmopolitico. Giornata di studi in memoria di Giuliano Marini», svoltosi a Pisa il 3 febbraio 2006; un cenno al tema compare già nel suo Ricordo di Giuliano Marini, «Archivio di Storia della Cultura», XVIII (2005), p. 15. 2 Ibid. 2. Come si è detto, gli anni novanta furono il decennio dell'interpretazione della filosofia cosmopolitica di Kant, ma furono anche anni segnati da grandi mutamenti nella politica internazionale. Per Marini, come per altri, la fine dei regimi a socialismo reale inaugurava un sentimento nuovo, di grande speranza per un futuro fondato sul rispetto del diritto e sulla dignità dell'uomo. In questa prospettiva il testo che abbiamo appena ricordato registrava l'apprezzamento per la figura di Michail Gorbačëv 5 , la cui politica di glasnost aveva dato una «speranza kantiana» -così Marini, ricordando un saggio di Friedrich Dürrenmatt -di trasformazione in senso repubblicano del sistema degli stati. Da traduttore esperto, Marini rendeva puntualmente quella parola con l'italiano «pubblicità», che riteneva più fedele alla lingua russa, invece di «trasparenza», il termine entrato nell'uso corrente. Nella parola-simbolo della politica gorbačëviana veniva così riscontrato un concetto fedele al Kant filosofo politico, quello della Publizität (o anche Öffentlichkeit), che in queste lezioni torna a caratterizzare alcuni momenti centrali del pensiero del filosofo, come lo scritto sull'illuminismo e la Pace perpetua, nei suoi importanti luoghi del «Secondo Supplemento» e dell'«Appendice». Una tale vocazione alla «pubblicità» accompagna costantemente l'altro motivo centrale della lettura di Marini, quello della Weltrepublik 6 . Nello scorrere il volume, si avrà modo di ripercorrere la genesi di una tale interpretazione, i cui tratti significativi erano già tutti presenti in un corso universitario del 1989/90, sul cui canovaccio in seguito sarebbe stato redatto il libro. 3. Come avveniva sempre per i lavori di Marini, la stesura di un'opera monografica era anticipata da una lunga e impegnativa attività preparatoria che passava attraverso lezioni e discussioni, le quali sovente coinvolgevano anche gli studenti della Facoltà di Scienze Po-VII sofia del diritto svoltosi a Pisa nel 1963, dal quale, però, Marini prese in seguito le distanze: cfr. G. Marini, Lo Stato di diritto kantiano e la critica di Hegel, «Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto», XLI (1964), n. 1/2, pp. 227-237. Sul tema si veda anche il saggio, di parecchi anni successivo, Tra Kant e Hegel. Per una riaffermazione dell'antico concetto di società civile, «Teoria», X (1990), n. 1, pp. 17-28. 5 G. Marini, La concezione kantiana di una repubblica mondiale cit., pp. 30-31. 6 G. Marini, Kant e il diritto cosmopolitico, in Tre studi cit., pp. 71-87, in part. pp. 75 ss; Id., Per una repubblica federale mondiale: il cosmopolitismo kantiano, in La filosofia politica di Kant, a cura di G.M. Chiodi, G. Marini e R. Gatti, Milano, Angeli, 2003, pp. 19-34. IX 9 Qualora non presenti nella versione manoscritta dell'autore, questi ultimi sono stati sempre contrassegnati. 10 Così risulta anche da una lettera a Giuseppe Laterza del 24 novembre 2003, l'ultima della corrispondenza con l'editore. 11 Un appuntamento che Marini fu costretto a disertare per i gravi problemi di salute (la relazione fu poi letta da Maria Chiara Pievatolo). Il testo, con il medesimo titolo, è ora pubblicato negli atti Kant e l'idea di Europa, a cura di P. Becchi, G. Cunico e O. Meo, Genova, il Melangolo, 2005, pp. 203-218. distanze da ogni tradizione ideologica, e per dare invece rilievo al carattere filosofico di quella forma politica. Che, in ultima analisi, il modello di riferimento finisse con l'essere proprio quello può essere anche cosa scontata, e d'altra parte appare chiaramente nelle parole impiegate dall'autore nell'ultimo saggio, là dove ritorna sulla differenza tra dispotismo e repubblicanesimo, definendo quest'ultimo come il solo ordinamento politico sopravvissuto ai totalitarismi. Ma per Marini non era primario prendere una posizione politica, bensì indicare una prospettiva teorica più ampia, attraverso l'individuazione della proposta di Kant come quella meglio confacentesi all'intera modernità politica. Pertanto, la repubblica è presentata come un modello insieme liberale e democratico, con i suoi princìpi a priori: la libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini, e con la sua rappresentatività. A questo proposito, per la prima volta l'autore approfondisce una tale nozione come unico fondamento dei due caratteri essenziali del governo repubblicano: la divisione dei poteri e la rappresentanza parlamentare. Abbiamo così una lettura 'democratica' dello scritto sulla pace perpetua, fondata in particolare sull'esegesi del «Primo articolo definitivo» del progetto 15 . In diretto collegamento con questa posizione viene poi la questione più nota al pubblico degli studiosi, vale a dire l'interpretazione del diritto cosmopolitico in direzione di un sovranazionalismo federalistico. Negli scritti editi, Marini aveva sostenuto in forte opposizione alla letteratura tradizionale, nel nostro paese riproposta in alcuni lavori di Norberto Bobbio, la tesi di un'interna coerenza della proposta cosmopolitica kantiana con l'idea di un vero e proprio stato mondiale di natura federale. Questo stato, precisava Marini, deve avere necessariamente una forma di governo repubblicana; con le parole di Kant, deve essere una «repubblica mondiale» (Weltrepublik), cioè uno «stato di popoli» (Völkerstaat) o civitas gentium. Pertanto, la sua struttura istituzionale non può essere quella di una semplice confederazione, come pure potrebbe apparire a una prima lettura dei testi, bensì di una vera e propria federazione; gli stati devono cedere perciò la propria sovranità all'unione federativa. A questo stato mondiale repubblicano Marini dà il nome di «repubblica federale mondiale» (Weltbundesrepublik). Alle critiche di quanti, co-XII 15 Su questo punto Marini si era intrattenuto nella prima parte dello scritto Per una repubblica federale mondiale cit., pp. 21-22. Parte prima Ragione e realtà Kant e l'illuminismo Lo scritto del 1784 sull'illuminismo (Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo?) si presta a fungere da introduzione al nostro tema, perché richiama molti princìpi generali della filosofia di Kant, con un particolare riguardo al problema politico. Nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia, Hegel scrive che la filosofia di Kant si può considerare l'illuminismo reso metodico. L'illuminismo aveva rappresentato una grande tendenza storica, per la quale la critica razionale aveva investito tutta la realtà. Questo atteggiamento, in Kant, viene reso metodico, in quanto sottopone a critica tutto, a cominciare dalla ragione stessa che è l'organo della critica. È la ragione che sottopone a critica i suoi stessi poteri. Si ha così, in distinte opere, la critica della ragion pura, la critica della ragion pratica, la critica della facoltà di giudicare. Nello scritto sull'illuminismo, Kant risponde ad una sorta di sondaggio tra i filosofi, promosso dalla «Rivista mensile di Berlino». Kant accenna alla risposta già data da Moses Mendelssohn, rappresentante autorevole dell'illuminismo tedesco. Quando noi diciamo «illuminismo», ci riferiamo ad un periodo della storia della cultura, o anche a una tendenza culturale. I tedeschi dicono Aufklärung, che di solito dev'essere tradotto «illuminismo», nel senso ora precisato, ma talora dev'essere tradotto «rischiaramento», quando il termine allude all'opera di rischiaramento delle coscienze, promossa dall'illuminismo come tendenza (e «rischiaramento» si traduce la parola nella Fenomenologia dello spirito di Hegel). Una volta nella nostra lingua si diceva «i lumi», e la parola comprendeva entrambi i significati. Kant distingue fra sensibilità, intelletto e ragione. La sensibilità è la facoltà del soggetto di essere modificato o affetto dall'oggetto 20 11 KRV, A XI-XII (Ak. IV, 9). 12 Ibid., B XXXVI (Ak. III, 22). 157 49 Ibid., AB 36 (Ak. VIII, 356); cfr. MdS, «Rechtslehre», B 195 (Ak. VI, 313). 50 ZeF, B 63 cit.
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