RWTSTA BIRLIOGRA FICA

Costa. -Srrggio Fausto, Losojico Slilln
unpublished
Societh editrice libraria, r g r g (8.0-gr., pp. 76). L'autore è certamente persona che ha studiato con amore le dot-trine della piU moderna filosofia, e le segue con eiltusiasiiio, e le eiiuncia con limpida parola. Ma ancli'esso sembra noil abbia ben iiiteso che lo spirito della tiubva filosofia conduce BI particolare e allo storico, e clic, reciprocliinente, da questo si dehbotio sempre prendere le inosse per ar-riccliire e afinare te teorie filosoficIie. Onde il suo scritto,-come gli altri
more » ... o,-come gli altri siniili di altri « scolari », riesce alquanto vago, e non ha In fortna scien-tifica che consiste, com'è noto, nel determinare, proporre c risolsere un nuovo problema. Vecchi sono i termini del suo prciblerna, e vecchia la soluzione che egli ne ofie: i1 diritto sarebbe nient'siltro che morale, ma inorale non ancora perfetta ed assoluta: è In t e ~ r i a che conta due secoli di vita inglorios:i, e che il recensen tc procurb d i seppellire considerandola appunto come 1111 codavere ti? qilatriduano ma bisecolare, Senonchè l'au-tore rifiuta la riduzione del diritto al iiiornento economico dello spirito (s 5). Nel quale rifiuto avrebhe dovuto approfondire il concetto fiIosofico del-l'utile; ed invecc vedo (s 5) che non conosce sul proposito altro di piìt profondo che i detti di Cicer0ne.e la ripetizione che ne fa 'il Vico (non nella Scien~a nrio)jn, .ma nel primo libro del Diritlo ttnii~ersnlc); che con-fonde l'utile con rc l' jstiii to, i' iritcresse, il d~siderio, i' ii~clinazione, i'nppe-tito i, ($ i 1); e che, a proposito'di esso, rliscorre (15 5) del mliterialismo sto-rico del R'larx, il q~inle proprio, noil ci ha che vedere. Cosi il suo rifiutare non è un confiitnre, ma pitittosro un non essere entrato ri pieno nel pro-blema. Il diritto (csli dice, $ I r) non è utile, ma <(è I n uolont:'l che si. pone come iiiorslità a. Nel primo moniento ideale (nel mornciito econonzico) I:i volontii prosegue l'utile individuale » ; donde il contrasto tra le volonth singole. Ma (nel secondo. nro?~~ento, il ~iroC~enio giur*idico) tr col dispie-garsi dell'aiitocoscienzn la volonéii; che finora voieva l'altro da sè, non vitole pih che sè stessa; si pone cioè, a traverso la molteplicitii, come identica a sc' stessa, come uni~rersdle ed autonoma)). Dunque, si fa moralith sens'altro? No, dice l'autore, non si eleva alla moralitli as-soluta, perchi N cia u n I n t o, come autocoscienza riconoscitiva, affer-m~iiidosi insienie come inedesiit~ezz:i e%conie differeilza, ponendo l'ego e I'alter sullo stesso piano, crea la realtil spirituale deI socius, :\ssurge a Per-sona. Da l l'a l tro, come ai1 tocoscienzn volitiva, riflettendo sopra sè stessa, ossia sul gik ~ o l u t o , proietta al!'esterilo il proprio contenuto, creaildo la l.,cl;ge, che osserva ed esegue ». Ora, che cosa e'? sotto questa doppia opera che Ia volontk si tnctterebbe a compiere, prima n destra e poi a si~list~a, prima d s un Iato 1, e poi rc dnll'altrri J > ? Che cosa' c'è sotto questa vecchia fraseologia da giuristi e tra ttatisti ? Nien t'altro che questo : che. il singolo, per i~ieglio operare utjlitariamenre, si crea delle massinie «La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B. Croce», 17, 1919. © 2007 per l'edizione digitale: CSI Biblioteca di Filosofia. Università di Roma "La Sapienza"-Fondazione "Biblioteca Benedetto Croce"-Tutti i diritti riservati
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