NOTE SULLA JdE7'TIZRA.TURA ITALIANA

Nella Seconda, Del Secolo
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Nell'odierna letteratura italiana vi ha scrittori più .intensi, o piìr complessi e ricchi, ma pochi forse simpatici al pari di Edoardo Calandra. A leggere i suoi romanzi e le sue novelle, si prova la confortevole impressione di aver da fa.re con un galantuomo: con un galantuomo, che crede o soglia ancora che siano tra gli uomini anime elette, tempre fini, cuori leali, che esistano l'amore grande e forte, la fedelta, la bonti, la devozione, il coraggio. Voi sapete, quel che io intendo : uno che
more » ... intendo : uno che ci creda semplicemente e spontanea-mente, quasi senz'accorgersene. Lo spettacolo generale che la piii recente letteratura inette sotto gli occhi è, per contrario, la bestia-lith, il pessimismo, lo scetticismo, la neurastenia; e questo è ancora il meglio, perchs quando essa invoca o tenta di rappresentare la bontà e l'eroismo, li esagera e falsifica in tal modo, li reiide così smorfiosi e gesticolanti da aggiungere al lameiltato disconoscimetlto la profanazioile delle cose sacre. Chi ci farli risentire ancora l'amore per tutte quelle immagini che possono prendere i n complesso il nome di romanzesco 1) ? per un romanzesco cbe non sia di ma-niera, come è quello dei Rostand o dei loro imitatori italiatii? Certamente, anche il romanzesco ha la sua degenerazione, che si svela nell'astrattezza dei tipi, nella puerilitk e supcrficialith onde viene intesa la vita, nella mancanza di fusione tra la realtà pro-saica e i conati superbi e rnagnjfici. Ma nel Calai~dra (e questo è suo merito non piccolo) la degenerazione non accade perchi: sono in lui alcune forze che lo frenano, Io guidano e lo salvano. Tn primo luogo, egli ha viva esperienza delle passioni umane nella loro gran-«La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B. Croce», 9, 1911
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